Traversata Cime di Valbona, Cresta dei Nani e Cengia delle Tre Sorelle
Little Fish Trek
Allora avevo scelto andata-ritorno perché non mi ero fidato di proseguire non conoscendo neanche un metro della continuazione in discesa che – alla vista e dalle relazioni dei libri-guida – sembrava complicata da seguire.
Ora, dopo aver “unito tutti i puntini”, resto convinto che per uscire dalla Cengia delle Tre Sorelle partendo da San Vito sia super consigliabile conoscere almeno il tracciato che porta alle Cime di Valbona, anche solo per una questione di tempi di percorrenza.
In ogni caso, un‘escursione alle sole Cime di Valbona con andata-ritorno garantisce una giornata di soddisfazione, sia per bellezza e varietà di camminamenti che per i panorami finali.
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Per una “visione generale dell’alta viabilità dell’area”, questa escursione va inquadrata assieme alla Traversata Alta del Contrafforte del Banco – eventualmente vedi l’itinerario di cui al link → Traversata Alta del Contrafforte del Banco nel Gruppo del Sorapíš.
A szerző tippje
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nelle Dolomiti d’Ampezzo e Dolomiti di Sesto, si può far riferimento al link della raccolta → Cenge e vette nelle Dolomiti d'Ampezzo e Dolomiti di Sesto.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
Úttípusok
Szintprofil megjelenítésePihenőpontok
Escursione al rifugio ScotterBaita Sun Bar
Biztonsági előírások
Da fare solo con meteo super-sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.
Útleírás
Questo itinerario è stato percorso il giorno 13 agosto 2026, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
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Salita alla Forcella Bassa del Banco
Dal parcheggio all’ingresso della Riserva Naturale Somadida si va alla Forcella Bassa del Banco sempre su ben noti tracciati CAI.
Si inizia su stradette pianeggianti lungo il CAI 226 per arrivare in un paio di km all’attraversamento del largo greto del Rio de San Vido in corrispondenza dell’inizio, dall’altro lato, del CAI 277 Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani.
Questo bel sentiero è “attrezzato a intermittenza” per lo più con facili cavi di aiuto.
Tuttavia ci sono due brevi salti rocciosi che richiedono un certo impegno da vera via ferrata.
Dopo più di 700 metri di dislivello dall’inizio del CAI 277 si arriva all’immissione nel CAI 243 a poca distanza dal Bivacco Comici.
Il Bivacco Comici sta a destra ma per questa escursione si va a sinistra per raggiungere in breve e facilmente la Forcella Bassa del Banco.
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Dalla Forcella Bassa del Banco alla Forcella della Busa
Per questa parte ho fatto riferimento alla relazione del libro-guida “Dolomiti Sorapíš e Marmarole Occidentali – 101% vera montagna” di Paolo Beltrame.
Dalla Forcella Bassa del Banco si continua in leggera salita per circa 70/80 metri lineari fino a poco prima che il sentiero inizi una ripida discesa.
Qui si abbandonano definitivamente i tracciati CAI e si inizia a salire tra erbe e roccette in larghi passaggi tra i mughi: oggi, esattamente al punto di uscita, c’era ancora una vecchissima freccia in legno indicante la prosecuzione del Sentiero Minazio.
Il primo obiettivo è raggiungere la Forcella Alta del Banco quotata 2321.
Passati i pochi mughi iniziali si sta in campo libero tra erbe e pietre isolate, salendo abbastanza direttamente il pendio con direzione generale sud-ovest.
Ho visto qualche piccolo ometto come segnalato in guida e senza problemi sono arrivato alla Forcella Alta del Banco dove, dall’altro lato, precipita un canalino attrezzato con cavo per i primi metri: per questo canalino si potrebbe scendere direttamente al Sentiero Minazio.
Per il programma di oggi si piega a destra direzione salita per entrare in un vallone a base più rocciosa con ghiaie dove il camminamento di base è più continuo di prima e dove si susseguono gli ometti affiancati da pochi sbiaditi bolli rossi.
Si arriva contro una fascia rocciosa dove il sentierino con ometti esegue qualche stretta e ripida svolta per andare a scavalcare su esile traccia, verso sinistra, una piccola costa secondaria.
Da questa costa si entra su una conca molto larga con di fronte le alte pareti delle Torri della Busa.
Poco più in basso del punto di scavalcamento, dopo un canaletto secondario, c’è un grande ometto dopo il quale si continua a traversare la grande conca fino al limite sinistro delle pareti delle Torri della Busa.
Lo spigolo che delimita a sinistra le Torri della Busa è decisamente di colore grigio e bisogna aggirarlo per entrare in un canale ghiaioso non troppo ripido all’inizio.
Passato il canale si entra in un pendio un po’ più ripido ma con base più solida e si ritrovano altri ometti.
Ora bisogna raggiungere la fascia rocciosa che sta di fronte e che “sostiene” le Cime di Valbona.
Poco prima di raggiungere la fascia rocciosa appare evidentissima a destra la Forcella della Busa con il ripido canale di sfasciumi che la raggiunge.
Siccome per salire alle Cime di Valbona bisogna comunque portarsi sotto la fascia rocciosa, non ho raggiunto esattamente la Forcella della Busa per evitare il faticoso canalino di sfasciumi.
Ho invece continuato (seguendo altri ometti) fino alla base della fascia rocciosa per poi tagliare, su solida traccia, e raggiungere il crinale che sta poco sopra a ovest della forcella: qui inizia la salita finale alle Cime di Valbona.
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Salita finale alle Cime di Valbona
Anche per questa parte ho fatto riferimento alla relazione del libro-guida “Dolomiti Sorapíš e Marmarole Occidentali – 101% vera montagna” di Paolo Beltrame.
Dal breve crinale che unisce la Forcella della Busa alla fascia rocciosa inizia una evidente cengia con un paio di ometti all’attacco ed altri visibili più avanti.
Si segue brevemente la cengia fino a una piccola conca ghiaiosa che non si attraversa: da qui si sale diretti il pendio che non è più verticale.
Si va su a occhio con vari passaggi di I° grado o max I°+ se non si vuol perdere tempo per cercare sempre i passaggi più facili: la roccia è generalmente solida e si continua inclinando a destra.
Dopo un po’ ho visto un paio di ometti a sinistra e li ho raggiunti per continuare ancora a occhio su passaggi mediamente più facili dell’inizio.
Si raggiunge così uno “spallone” con vista sulla Ponta del Sorapis e si cammina semplicemente, tanto che ho ripreso in mano i bastoncini che avevo appeso allo zaino.
Si arriva sotto la più bassa Cima di Valbona Est dove un ometto mostra la continuazione per l’altra, ma con breve deviazione su facile cresta conviene senz’altro visitare anche questo punto vetta.
Ritornato all’ometto di cui sopra ho riappeso i bastoncini allo zaino ed ho continuato a seguire l’esile traccia sotto cresta che prima fa scendere a una micro-forcella e poi risalire fino in vetta alla più alta Cima di Valbona Ovest.
Arrivando all’ometto di vetta ci si trova di fronte, quasi … a portata di mano, l’elevazione più alta della Cresta dei Nani e bisogna decidere se tentare di raggiungerla per completare il collegamento con la Cengia delle Tre Sorelle.
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Dalla Cima di Valbona Ovest alla Forcella Valbona
Anche per questa parte ho fatto riferimento alla relazione del libro-guida “Dolomiti Sorapíš e Marmarole Occidentali – 101% vera montagna” di Paolo Beltrame, che è l’unico che la descrive in questo senso di percorrenza: su pendii così complicati non è facile seguire relazioni scritte in senso contrario, anche perché spesso si cambiano linee a seconda del senso di percorrenza.
Appena prima dell’ometto di vetta scende, in versante Circo del Sorapis, un canale sporco di ghiaie con bassi saltini di I° e I°+.
Con qualche ripido e minimo zig-zag si arriva ad intercettare quella che in guida è definita una cengia: non ci si deve aspettare una cengia con cornice ben definita, ma piuttosto un traverso dove si trovano sempre appoggi per i piedi.
Questo traverso-cengia in breve porta appena sopra la piccola (piccolissima) Forcella Valbona.
Arrivando si nota benissimo, anche per la presenza di un ometto, la cengia (questa è una vera cengia) che continua oltre la forcella partendo da pochissimo più in basso.
Come considerazione finale, posso dire che fare questo tratto al contrario non è difficile da capire una volta arrivati alla Forcella Valbona ma, seppur breve, dovrebbe essere assai faticoso per l’instabilità del canale da risalire.
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Dalla Forcella Valbona alla Cresta dei Nani
PREMESSA
Questa è la parte che tutti gli autori “lasciano un po’ nel vago” indicando passaggi di I° e II° (tutti indicano I° e II° con vari gradi di friabilità, con Beltrame che scrive I° e II° … se si imboccano i passaggi giusti).
La parete che scorre sotto la Cresta dei Nani tra la Forcella Valbona e la Forcella Sortsch è molto frastagliata in un labirintico sistema di micro canalini, saltini, terrazzine e bancatine, con un unico “collante”: la cengia di base che si vede evidente dalla Forcella di Valbona e che dovrebbe terminare sotto e poco prima di Forcella Sortsch.
Se si arriva in senso contrario a quello di oggi bisogna trovare, in un modo o nell’altro, questa cengia che non si vede bene (o non si vede affatto) da sopra la Cresta dei Nani.
I seguenti tre libri propongono tre soluzioni diverse per intercettare in discesa la cengia partendo dalla Cresta dei Nani:
- “Dolomiti Sorapíš e Marmarole Occidentali – 101% vera montagna” di Paolo Beltrame
- “IL LIBRO DELLE CENGE – 56 vie orizzontali nelle Dolomiti” di Vittorino Mason
- “Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI” di Fabio Cammelli
Beltrame propone di iniziare a scendere direttamente da Forcella Sortsch; Mason propone di iniziare a scendere più o meno dalla sommità della Cresta dei Nani; Cammelli propone di continuare ancora per poco oltre la sommità della Cresta dei Nani e poi iniziare a scendere.
Dunque, sembra che ci siano almeno tre linee di salita possibili se si inizia dalla Forcella Valbona, incontrando prima la linea di Cammelli, e poi Mason e Beltrame.
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Con il quadro di cui sopra in mente ho imboccato la cengia dalla Forcella Valbona incontrando subito l’evidente ometto all’aggiramento dello spigolo iniziale.
Poi si vede un buon tratto della cengia fino a uno spigolo più lontano, e ci sono un altro paio di ometti ravvicinati e poi basta (immagino che questi altri due ometti siano piazzati per chi arriva in senso contrario).
Ho continuato ad avanzare su un tratto non difficile controllando sempre il pendio a fianco per notare eventuali linee di salita che garantissero di rimanere entro il II° grado, e prima di arrivare a passaggi più difficili di cengia ho visto un canaletto che mi è sembrato più che abbordabile.
Qui ero ancora prima della verticale della sommità della Cresta dei Nani, e dunque probabilmente nell’area del pendio indicata da Cammelli.
Non ho proseguito per verificare se le aree indicate da Mason e Beltrame fossero migliori, perché questa mi andava già bene.
Ho risalito di un tratto il canaletto per poi uscirne a destra su variegato pendio e passaggi “quasi” sempre solidi, di I° e I°+ quasi continuo con isolati di II°.
Alla fine, con altri piccoli spostamenti per evitare le friabilità, sono arrivato sulla Cresta dei Nani a una quarantina di metri in linea d’aria dal punto più alto che ora si raggiunge senza difficoltà.
Per concludere: 1) salita fattibile con attenzione; 2) eventuale discesa certamente più difficile e (se non si conosce già) da fare con fiducia che la cengia si troverà; 3) in discesa un’eventuale doppia lunga risolverebbe tutti i problemi (sempre con fiducia che la cengia si troverà).
Ovviamente la registrazione GPS non è di alcuna utilità per seguire le micro linee che si fanno in questo pendio sotto la Cresta dei Nani.
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Percorrenza della Cengia delle Tre Sorelle a partire dalla Cresta dei Nani
Questa la conoscevo già dal già citato itinerario di cui al link → Cengia delle Tre Sorelle da San Vito di Cadore alla Cresta dei Nani.
Nella seconda parte di giornata la cengia va in ombra e si perdono i “colori saturi” in alcuni caratteristici passaggi; però dopo le fatiche della lunga salita per oggi si stava meglio all’ombra. 👍🏻
Dalla sommità della Cresta dei Nani si scende in breve a Forcella Sortsch e si imbocca la prima non difficile parte che conduce al ben noto passaggio chiave che ho descritto e fotografato più in dettaglio nell’itinerario sopra citato.
Arrivando in discesa ci si abbassa su gradino in assoluta esposizione a fianco del cordino qui sfilacciato e ben poco rassicurante.
Dopo 3 o 4 passi – super esposti ma con appoggio intero dei piedi – bisogna scegliere se passare all’esterno o infilarsi sotto il bassissimo spiovente dentro cui si procede al “passo del verme” spingendo lo zaino in avanti.
Ho scelto anche questa volta la seconda che, in questa direzione, è un po’ più fastidiosa perché si avanza con la testa più bassa dei piedi e può dare noia visto che non dura solo un minuto o due.
Anche questa volta ho legato lo zaino a un imbrago approntato con una fettuccia per non rischiare di perderlo al momento di rigirarsi (partendo con la testa in giù) nella stretta nicchia di fine “passo del verme”.
Rimesso lo zaino con un paio di passi di I° si risale sulla rassicurante continuazione in cornice.
Poi si procede senza particolari problemi incontrando solo un canaletto in bassa pendenza molto sporco di ghiaie e una breve spaccatura con un altro paio di passi di I°.
Nel finale della parte alta di cornice si passa sotto l’attacco della via normale per le Tre Sorelle e poi sotto una piramide giallastra dai colori forti se vista al mattino ben illuminata dal Sole. 🌞
Per l’eventuale salita alla Prima Sorella (non certo nel programma di oggi) eventualmente vedi itinerario di cui al link → Prima Sorella (o Punta delle Tre Sorelle) da San Vito di Cadore.
Dalla piramide giallastra si inizia a perdere quota tra un traverso e l’altro, mai difficile con attenzione ai numerosi ometti.
Si arriva così all’attraversamento del gran canalone che scende dalla Forcella della Caccia Grande anticipato da un breve traverso su roccette con qualche passo di I°.
A seguire si risale entrando nella gran conca del Fond de Ruseco con di fronte il paretone di salita iniziale alla Ponta del Sorapis: eventualmente vedi itinerario di cui al link → Ponta del Sorapis (Sorapíš - Sorapiss) e Croda Marcora da Chiapuzza.
Arrivati al grande ometto dove si incontra l’avvicinamento di questa via si può dire che è conclusa questa parte.
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Discesa finale a San Vito di Cadore
Ora, a parte … km e dislivello già nelle gambe, si può dire che è tutto relax rispetto a prima.
Dal grande ometto di cui sopra seguendo altri ometti ci si porta in breve nel CAI 246 che si segue fino a Forcella Grande.
Poi discesa sul CAI 226 fino al Rifugio San Marco per la necessaria integrazione di liquidi e … qualche dolcetto❗🍰😋
Infine giù a San Vito di Cadore fino al Parcheggio Brosolas dove ho chiamato il taxi per il rientro alla partenza dell’escursione.
Rifugio San Marco
Rifugio Scotter-Palatini
Escursione al rifugio Scotter
Parkplatz Baita Sun Bar
Baita Sun Bar
Parco NeveSole
Tömegközlekedéssel
Tömegközlekedéssel elérhető
Tuttavia bisogna prevedere almeno un pernottamento perché gli orari dei mezzi pubblici non possono coprire le necessità di questa escursione in giornata.
Megközelítés
Bisogna percorrere la SR 48 in Val d’Ansiei tra Auronzo di Cadore e Misurina fino a circa 150 metri (lato Misurina) dalla sede dei Carabinieri, indicativamente tra i km 141 e 142.
A questo punto si svolta per una stradina sul lato del Fiume Ansiei in corrispondenza di un cartello «Riserva Naturale Orientata SOMADIDA»; dopo poche decine di metri si trova il parcheggio.
Nelle principali cartine escursionistiche l’area è indicata come «Ponte degli Alberi».
Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Parco Naturale Somadida» (aggiornamento Agosto 2026).
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Arrivo dell’escursione
Bisogna andare a San Vito di Cadore e svoltare per Via Belvedere in direzione degli impianti di risalita; poi si prosegue fino all’ultimo parcheggio.
Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Parcheggio Brasolas»; da notare che Google Maps indica «Brasolas» mentre nella cartellonistica in loco il parcheggio è denominato «P1 Brosolas» (aggiornamento Agosto 2026).
Parkolás
Parcheggio Ponte degli Alberi all’ingresso della «Riserva Naturale Orientata SOMADIDA».
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Arrivo dell’escursione
Parcheggio «P1 Brosolas» a San Vito di Cadore con 200 posti auto.
Koordináták
A szerző által ajánlott kiadványok:
di Paolo Beltrame
michele beltrame editore
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“Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI”
di Fabio Cammelli
CASA EDITRICE PANORAMA
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“IL LIBRO DELLE CENGE – 56 vie orizzontali nelle Dolomiti”
di Vittorino Mason
CASA EDITRICE PANORAMA
A szerző által javasolt térképek:
Casa editrice 4LAND numero 301 “Cortina e Dolomiti d’Ampezzo” 1:25.000
A régióról szóló kiadványok:
Javasolt térképek erre a régióra:
Felszerelés
Eventualmente corda e quant’altro per assicurare il passaggio chiave della Cengia delle Tre Sorelle se si sceglie la linea all’esterno.
La corda potrebbe essere utile anche nel tratto tra la Cima di Valbona Ovest e la Cresta dei Nani anche se, per le caratteristiche del terreno, non è semplice organizzare assicurazioni.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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