Traversata Alta del Contrafforte del Banco nel Gruppo del Sorapíš
Little Fish Trek
Il versante nord-ovest della imponente diramazione rocciosa del contrafforte si risale seguendo una cengia lunga più di 1 km che inizia appena sopra il livello attuale del Ghiacciaio Orientale del Sorapis; la discesa in versante sud-est, invece, avviene nell’anfiteatro sottostante la Terza Sorella e le Cime di Valbona, con un buon tratto parallelo … ma ben più in basso e più tranquillo … alla Cengia delle Tre Sorelle.
Beltrame sconsiglia il senso inverso di percorrenza a meno che (parole sue) «… non si disponga di idonea attrezzatura o si sia perfettamente a conoscenza di condizioni favorevoli del ghiacciaio alla fine della cengia …».
Fabio Cammelli – nel suo libro «Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI» – propone una versione della traversata molto impegnativa con la Cengia delle Tre Sorelle in avvicinamento (❗) e la traversata iniziale in versante sud-est scavalcando le Cime di Valbona.
Cammelli, comunque, in principio scrive «… necessario avere al seguito piccozza e ramponi …», mentre alla fine si dilunga molto nell’elencare tutta una serie di precauzioni di cui tener conto per chiudere la traversata in questo senso di marcia (cioè quello contrario proposto da Beltrame).
Dunque, per una visione generale questa uscita è da inquadrare nel territorio assieme all’itinerario di cui al link → Traversata Cime di Valbona, Cresta dei Nani e Cengia delle Tre Sorelle.
A szerző tippje
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nelle Dolomiti d’Ampezzo e Dolomiti di Sesto, si può far riferimento al link della raccolta → Cenge e vette nelle Dolomiti d'Ampezzo e Dolomiti di Sesto.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
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Rifugio VandelliRifugio San Marco
Escursione al rifugio Scotter
Baita Sun Bar
Biztonsági előírások
Da fare solo con meteo super-sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.
Portare tutta l’attrezzatura necessaria.
Útleírás
Questo itinerario è stato percorso il giorno 3 settembre 2026, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nelle guide la Traversata Alta del Contrafforte del Banco è vista come collegamento (uno dei tanti anche se … più speciale degli altri) tra il Rifugio Vandelli e il Rifugio San Marco.
Dunque, per completarla in giornata senza pernottamenti bisogna iniziare dal Passo Tre Croci e concludere a San Vito di Cadore.
Ovviamente è inutile scrivere qualcosa sui conosciutissimi collegamenti tra i parcheggi e i due rifugi.
Per partire con più margine di tempo a disposizione oggi mi sono fatto la prima oretta dal Passo Tre Croci con la pila frontale.
La lunga cengia della prima parte non ha un toponimo assegnato, o almeno non è citato nei libri-guida: per praticità di riferimento nella relazione e nelle foto la nominerò come «Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco».
Nella relazione che segue con il termine «guida» mi riferisco a “Dolomiti Sorapíš e Marmarole Occidentali – 101% vera montagna” di Paolo Beltrame.
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Traversata Alta del Contrafforte del Banco: parte 1 nord-ovest dal Rifugio Vandelli all’area della Forcella della Busa
Dal Rifugio Vandelli ci si incammina sul sentiero che, inizialmente verso sud, porta alla Via Ferrata Vandelli.
Si esce dalla vegetazione e si giunge su una gran terrazza panoramica su tutto il contrafforte che sta di fronte: la quota è poco meno di 2100 e qui bisogna abbandonare il sentiero CAI che continua piegando a sinistra.
Ora bisogna traversare per andare verso la base del gran canale-spaccatura che scende dalla Forcella della Caccia Grande e che delimita a destra la Prima Sorella.
Dopo aver attraversato la prima parte quasi pianeggiante (dovrebbe esserci un laghetto di fusione ma oggi rimanevano solo isolate pozze d’acqua) si punta alle coste ghiaiose del Ghiacciaio Orientale che risalgono verso la parete principale.
Oggi ho trovato questa risalita non particolarmente faticosa perché il fondo era in gran parte abbastanza compattato e si riuscivano ad evitare le linee più ghiaiose.
Da metà risalita in poi sono comparsi, negli avvallamenti tra le coste secondarie, dei tratti con neve dura scoperta e qualche piccola crosta di ghiaccio, ma tutto evitabile rimanendo sopra piccoli crinali secondari.
Verso la fine sono sceso dentro il dolce canale più vicino alla fascia rocciosa che era senza neve e per quello, senza mai tirare fuori i ramponi, sono giunto (poco prima dell’impraticabile canale che scende dalla Forcella della Caccia Grande) al punto chiave di risalita al livello della Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco.
Beltrame indica circa 25 metri di quota da risalire e scrive: «… dalla cengia scendono due canalini adiacenti di facili rocce e sfasciumi, si risale quello di destra (1°) e ci si porta alla base della parete …».
Io non ho visto o identificato due veri canali, ma ho visto un variegato fianco roccioso con saltini, sfasciumi e un paio di ripidi fossati di scolo dall’aspetto instabile.
Tuttavia si nota (almeno io ho visto quella) una linea di salita migliore delle altre tra roccette abbastanza solide di I° intervallate da brevi tratti poco stabili.
Dal punto in cui sono arrivato alla base della fascia rocciosa si passa (piegando a sinistra per pochi metri) sopra la testata di uno dei sopra citati fossati di scolo, e si entra nella larga bancata iniziale della bella cengia.
Questa prima parte scorre sotto una bellissima parete con forti venature rosse, e bisogna stare veramente attaccati alla parete con faticosa progressione su labilissime tracce che danno poca (o … molto poca) presa: attenzione in gruppo perché oggi, pur mettendoci attenzione anche se ero da solo, ho fatto partire più di una scarica.
Si arriva sotto un grande sperone triangolare (o piramidale), separato dalla parete principale da un ripido canale, che si aggira verso l’esterno passando su tracce alla base.
Appena superata la costa-crinale esterna dello sperone continuano una cengia in discesa ed una bancata in salita: si segue la bancata che sale.
Da qui non c’è più la faticosa (a tratti assai fastidiosa) instabilità continua della prima parte, e c’è modo di “quasi riposare” tra i vari tratti più impegnativi degli altri.
Salendo più tranquillamente sulla bancata post-sperone ho notato un paio di ometti in “pessime condizioni” e un evidente (unico visto) segno di vernice rossa su una roccetta a terra.
A un certo punto Beltrame scrive «… si continua poi lungo facili rocce terminanti con un salto discendente di 4 m di 2°, evitabile calandosi di una quindicina di metri per poi risalire su fondo ghiaioso allo stesso punto …».
Seguendo sempre le tracce ghiaiose sulla bancata non ho visto questo passaggio in discesa di 4 m di 2°: sono arrivato, invece, sotto una facile rampa di roccette di I°- che porta sopra una forcelletta prima di una profonda ansa del pendio con scenografica prosecuzione della cengia.
Dalla forcelletta si scende subito all’attraversamento del canaletto al “gomito dell’ansa” che avviene risalendo con un 3/4 passi iniziali di I°+ su prese solide.
Dall’altro lato del canaletto si nota – alla fine del lungo “braccio di prosecuzione dell’ansa” – il primo evidentissimo ometto che ho visto in perfette condizioni: qui ho fatto pausa e ho costruito anch’io un ometto che … non sarà il più bello delle Dolomiti ma può aiutare chi arriva in senso contrario.
Dopo aver raggiunto questo primo vero ometto se ne troveranno vari altri a distanze regolari che eliminano le incertezze di scelta delle linee migliori.
Poi si entra in un lungo tratto di bancata abbastanza regolare con piccole rientranze, di cui una rossastra di aspetto poco piacevole, ma non così brutta (seppur esposta) quando ci si mettono i piedi in mezzo.
Alla fine della parte quasi regolare c’è una spalla con un altro evidentissimo ometto visibile in lontananza fin dall’inizio, e da questa spalla conviene per l’ultima volta ammirare cosa c’è dietro di sé: il Sorapíš (per usare la grafia più corretta) è veramente unico❗👍🏻
Ora siamo nel finale: oltre la spalla c’è una piccola facile conca e poi si vede la forcella di uscita che sta tra le due punte del Dosso di Valbona (che è quello quotato 2709 nelle cartine: la forcella dovrebbe essere tra i 2690 e 2695).
Resta il passaggio più impegnativo come grado di arrampicata, perché bisogna attraversare il canaletto prima della forcella scendendo 4 metri di II° pieno, sia in verticale che in spostamento laterale in uscita: prese che mi sono sembrate solide ma attenzione – poi una “breve ravanata” e si arriva all’ometto della forcella, con vista sulla testata della Busa del Banco e sul pendio finale di salita alle Cime di Valbona (a cui ci si potrebbe collegare direttamente con un non difficile traverso).
Per andare alla Forcella della Busa (che sta più in basso) bisogna scendere per un tratto nel vallone ghiaioso (con neve per la prima parte della stagione estiva) fino a portarsi al livello di una evidente cengia visibile dall’alto fin dall’inizio.
Nella guida non è scritto da che parte conviene stare, e io sono sceso verso destra per avvicinarmi di più alla cengia, ma così si finisce sopra un salto assolutamente impraticabile.
Ho ripiegato a sinistra, ho trovato i facili passaggi di I° indicati nella guida e alla fine ho imboccato la cengia (la traccia GPS registra questo destra-sinistra un po’ inutile).
La larga cengia (con ometti) attraversa un paio di brevi passaggi di attenzione con viste spettacolari in giù sulla Busa del Banco, e arriva all’aggiramento di una piccola costa dove continua strettina verso la Forcella della Busa.
Non ho raggiunto esattamente la Forcella della Busa ma, con pochi facili metri, mi sono ricollegato direttamente agli ometti alla base dell’attacco finale della via normale per le Cime di Valbona.
Ho fatto questa scelta perché, per la continuazione di oggi, dalla Forcella della Busa bisognerebbe scendere alcuni metri poco stabili e poi risalire, mentre così facendo si sta più in quota con meno dislivello da fare e tracce mediamente più solide (bisogna conoscerla, ma qui ero già stato e mi è stato facile decidere).
Incredibilmente vista la … grande 😁🤣 frequentazione di questi posti … alla base della via normale per le Cime di Valbona ho incrociato tre escursionisti che stavano salendo alle vette.
Qui si può dire che è finita la prima parte di questa versione della Traversata Alta del Contrafforte del Banco.
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Traversata Alta del Contrafforte del Banco: parte 2 sud-est dall’area della Forcella della Busa al Rifugio San Marco
Dopo una bella chiacchierata con i tre escursionisti di cui sopra ho continuato in breve su cengetta con ometti fin sopra la verticale della Forcella della Busa, da dove si vede la continuazione – non difficile da capire ma assolutamente da non sbagliare – per l’inizio discesa.
Rimanendo sotto la fascia rocciosa si scende per poco ad attraversare la testata del canale di arrivo della via normale delle Cime di Valbona fino alla successiva spalla di chiusura della testata dall’altro lato.
Oltre la spalla si prende una breve cengia ascendente fino alla costa-spalla successiva, varcata la quale si apre uno scenario con in vista già la Torre dei Sabbioni in lontananza sopra la Forcella Grande: non sembra neanche tanto lontana ma … ci vorrà un po’ di tempo.
Ora si scende su larga bancata ghiaiosa incontrando un ometto nei primi metri e seguendo una traccia di camminamento abbastanza formata.
Finita la bancata, con la fascia rocciosa che la delimita e che “sostiene” le Cime di Valbona, si entra nel grande anfiteatro di discesa al Sentiero Minazio, anfiteatro che sta sotto le Cime di Valbona, la Cresta dei Nani e la Terza Sorella.
Non c’è più un’evidente (o quasi) camminamento univoco come prima, e bisogna continuare a traversare con poca perdita di quota fino a poco prima dell’altissima fascia rocciosa che sta di fronte (e chiude l’anfiteatro dell’altro lato) dove scorre ben in alto la Cengia delle Tre Sorelle.
Questo è il consiglio della guida perché da quel lato il pendio è più regolare e con morbide ghiaie che agevolano la discesa senza essere interrotte da placche rocciose affioranti, magari non difficili ma che rallenterebbero molto.
Dunque, ho continuato a traversare a occhio su tracce discontinue (ho visto vari camosci nell’anfiteatro, ma troppo lontani e in movimento per fotografarli) per superare la zona con le placche, finché ho visto un ometto poco più in basso e l’ho raggiunto continuando poi a traversare facilmente.
Qualche decina di metri prima della parete rocciosa sono arrivato sulla verticale di un lungo scivolo ghiaioso e ho perso comodamente più di 150 metri di dislivello – la guida indica la possibilità di perderne circa 200 nelle morbide ghiaie, ma dipende da come si fa il traverso iniziale.
Già dall’inizio della comoda discesa su ghiaie si nota in basso il Sentiero Minazio da raggiungere, e che per raggiungerlo bisogna stare a destra di uno sconnesso canale emergente al fondo dell’anfiteatro.
Finite le comode ghiaie si trova una pietraia più disagevole ma che non crea problemi andando piano.
Poi, avendo visto il Sentiero Minazio con grande anticipo, sono sceso sempre a occhio senza fissarmi di seguire le particolarità indicate in guida, e cercando di individuare qualche linea più compatta tra un tratto di pietraia e l’altro.
Senza vere difficoltà sono entrato nel finale in un tratto con qualche fossato tra massi di piccola e media taglia dove si appoggiano le mani per equilibrio ma mai a livello di disarrampicata.
Pausa all’immissione nel Sentiero Minazio che si può considerare la fine delle difficoltà tecniche e /o di orientamento di questa escursione.
Se dovessi esprimere un giudizio su questa discesa diretta dall’area della Forcella della Busa direi che è “sorprendentemente facile visto … da dove si parte”.
Per chiudere sono andato al Rifugio San Marco seguendo le indicazioni delle frecce CAI per il rifugio e tralasciando altre possibili varianti quasi equivalenti.
Al Rifugio San Marco lunga pausa sia per riposare che per alimentarmi bene visto che, da programma iniziale, dovevo rientrare al Passo Tre Croci con la ebike.
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Considerazioni finali
Se dovessi fare questa traversata in senso contrario, 3 o 4 giorni prima andrei a fare una ricognizione sul Ghiacciaio Orientale per vedere con i miei occhi lo stato del passaggio tra Ghiacciaio Orientale e Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco.
Attenzione alla «transizione stagionale estate-autunno» sulla Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco: la spettacolare parete rossastra iniziale della cengia è un gocciolatoio quasi continuo; basta una bella pioggia seguita da un paio di giorni di freddo vero (ma pure solo freddo vero) e ci si può ritrovare con un velo di ghiaccio che non va più via visto che è tutta esposizione nord-ovest.
Anche più in alto nella cengia oggi ho notato vari punti di scolo d’acqua (oggi però non ce n’era) dove una combinazione di pioggia + freddo in transizione stagionale «segna la fine dei giochi» se si vuole un’escursione il più possibile tranquilla.
A inizio stagione, ovviamente, dipende molto da cos’è successo nell’inverno-primavera precedenti.
Kriegsbefestigungen
Sorapissee
Rifugio Vandelli
Rifugio San Marco
Rifugio San Marco
Rifugio Scotter-Palatini
Escursione al rifugio Scotter
Parkplatz Baita Sun Bar
Baita Sun Bar
Parco NeveSole
Tömegközlekedéssel
Tömegközlekedéssel elérhető
Tuttavia bisogna prevedere almeno un pernottamento perché gli orari dei mezzi pubblici non possono coprire le necessità di questa escursione in giornata.
Megközelítés
Bisogna andare al Passo Tre Croci lungo la SR 48 tra Cortina d’Ampezzo e Misurina-Auronzo, e portarsi nei pressi dell’inizio del sentiero CAI 215.
Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Lago di Sorapis Hike Trailhead» (aggiornamento Settembre 2026).
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Arrivo dell’escursione
Bisogna andare a San Vito di Cadore e svoltare per Via Belvedere in direzione degli impianti di risalita; poi si prosegue fino all’ultimo parcheggio.
Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Parcheggio Brasolas»; da notare che Google Maps indica «Brasolas» mentre nella cartellonistica in loco il parcheggio è denominato «P1 Brosolas» (aggiornamento Settembre 2026).
Parkolás
Il parcheggio migliore è appena sotto il Passo Tre Croci in versante Misurina-Auronzo dove inizia il sentiero CAI 215.
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Arrivo dell’escursione
Parcheggio «P1 Brosolas» a San Vito di Cadore con 200 posti auto.
Koordináták
A szerző által ajánlott kiadványok:
di Paolo Beltrame
michele beltrame editore
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“Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI”
di Fabio Cammelli
CASA EDITRICE PANORAMA
A szerző által javasolt térképek:
Casa editrice 4LAND numero 301 “Cortina e Dolomiti d’Ampezzo” 1:25.000
A régióról szóló kiadványok:
Javasolt térképek erre a régióra:
Felszerelés
Per evitare eventualmente di portare piccozza e ramponi è assolutamente necessaria – nei giorni immediatamente precedenti l’escursione – una ricognizione sul Ghiacciaio Orientale del Sorapis fino all’attacco della salita di collegamento al livello della Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco.
Questo vale in piena stagione estiva quando la cengia stessa è quasi sicuramente libera da neve-ghiaccio.
Agli estremi stagionali piccozza e ramponi sono comunque obbligatori perché non si può essere certi della situazione di tutti i passaggi della Cengia Nord-Ovest del Contrafforte del Banco.
Senza ricognizioni, chi dovesse affrontare questo percorso al contrario deve dotarsi anche di corda e quant’altro per eventuali calate e progressioni finali nel Ghiacciaio Orientale.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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