Anello del Ninno-Varco del Paradiso, Accellica Sud e Timpone dell'Accellica
Little Fish Trek
Lato est e ovest sono collegati dai due colli-valichi del Varco del Paradiso.
La guida di riferimento è “APPENNINO MERIDIONALE” di Luigi Ferranti (collana «GUIDA DEI MONTI D’ITALIA» a cura del Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano).
Per concentrarmi meglio sul lato est, a ovest ho scelto il Sentiero del Ninno (CAI 103B) e non il tracciato dell’ex via ferrata dismessa che, in questa parte, ha tutti i cavi rimossi – chi vuole inserire il tratto dell’ex via ferrata può far riferimento al link dell’itinerario → Butto della Neve, Tracciolino del Ninno, Il Ninno e Accellica Nord.
Conoscevo già il lato est del Colle Sud del Varco del Paradiso avendolo percorso nell’itinerario di cui al link → Colle Sud del Varco del Paradiso da est per La Savina e lo Spaccaturo Alto.
Non conoscevo invece l’attacco di “salita escursionistica” da est al Colle Nord del Varco del Paradiso che, come da programma e dalle indicazioni in guida, si fa in discesa per eseguire l’anello.
Speravo di riuscire ad individuarlo dall’alto ma è in un angolino veramente nascosto, e al primo tentativo sono sceso diretto con largo utilizzo di corda senza capire dove fosse.
Poi sono andato a vedermi l’attacco da sotto, e dopo averlo trovato (senza risalirlo) ho rifatto l’anello per eseguirlo correttamente come da indicazioni della guida.
Dunque nella traccia GPS, nelle foto e nella relazione ci sono sia la versione ufficiale che quella “di emergenza” utile se non si riesce ad individuare quella ufficiale.
A szerző tippje
I tratti smantellati sono compresi nelle valutazioni di difficoltà escursionistica generale e di grado di arrampicata.
Anche se non è un vero settore di via ferrata, bisogna considerare pure la catena di salita al Colle Sud del Varco del Paradiso.
Il tutto vale solo per lo stato di fatto in questa uscita.
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Alcune foto sono in formato verticale o panoramico e non si visualizzano bene nelle anteprime: passare alla visualizzazione in formato intero per avere un’idea più completa dell’ambiente dell’escursione.
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti sui Monti Picentini, si può far riferimento al link → Escursioni e sentieri alpinistici sui Monti Picentini.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
Úttípusok
Biztonsági előírások
Da fare solo con meteo sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.
Portare tutta l’attrezzatura necessaria.
Hasznos linkek és ötletek
Per quanto riguarda le ore di luce ad Ottobre bisogna considerare che le 9 ore e 30 di questa uscita si riferiscono alla doppia percorrenza dell’Anello del Ninno e del Varco del Paradiso che esplora le due varianti possibili.
Se – come più logico – ci si programma per una sola delle due varianti anche ad Ottobre (… senza errori di percorso …) c’è un margine sufficiente con le ore di luce.
Útleírás
Questo itinerario è stato percorso il giorno 13 settembre 2025, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nella relazione che segue con il termine “guida” mi riferisco sempre a «APPENNINO MERIDIONALE» di Luigi Ferranti della collana «GUIDA DEI MONTI D’ITALIA» a cura del Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano.
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Dal parcheggio della Caserma Forestale di Piani di Giffoni al Bivacco Valsavin
Dalla Caserma Forestale si va per stradette fino al bivio per la Grotta dello Scalandrone e poi si entra nel bosco tralasciando quasi subito la deviazione per il Butto della Neve.
Ora si sale lungamente su tracciato ben segnato in direzione sud-est e poi est, attraversando una bella varietà di aree boschive.
Nella prima parte ho seguito la variante segnata per la «VENA ‘A MOLA».
Poco prima di montare sulla lunga dorsale che, in direzione da sud a nord, porta fino all’Accellica Sud si incontra il caratteristico Bivacco Raione con … dormitorio a cielo aperto.
Seguendo la dorsale si arriva senza difficoltà al Varco della Pettinessa, dove ci sono chiare indicazioni per il CAI 103B da seguire.
Si inizia su comodo sentiero fino all’attraversamento di un canale secondario con traccia esposta ed esile su terreno inconsistente: qui c’è un provvidenziale ottimo cavo di acciaio ben fissato tra i faggi.
Poi si continua su traccia mediamente meno larga rispetto all’inizio, ma sempre ben riconoscibile.
A seguire si attraversa il gran Canale della Pettinessa e subito dopo, sulla continuazione del sentiero, c’è uno strappetto con una corda di aiuto in nylon fissata tra i rami.
Un fissaggio era strappato con corda parzialmente penzolante, ma in effetti è solo una “corda di fatica per la pendenza” e non ci sono grossi problemi di sicurezza.
Si arriva così quasi sulla verticale sotto il Bivacco Valsavin, che si raggiunge con deciso strappo su tracce con più svolte, e con attenzione ai segnavia e qualche rametto tagliato.
Dal Bivacco Valsavin si può dire che inizia l’Anello del Ninno e del Varco del Paradiso, ma prima di continuare per il Colle Nord del Varco del Paradiso ho deviato brevemente al Colle Sud per … uno spuntino al Sole. 🌞
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Dal Bivacco Valsavin al Colle Nord del Varco del Paradiso
Dal Bivacco Valsavin (una piccola grotta) si va in discesa diretta con una linea diagonale su pendio molto ripido e con fondo a tratti poco consistente.
C’è una corda tesa tra gli alberi che aiuta molto a fare questo tratto, e per stare più in relax è meglio indossare i guanti.
Alla fine del ripido con corda rimangono pochi metri di “quasi camminamento” meno pendente che porta a una svolta a destra sopra un salto per aggirare una costa secondaria.
Qui riprende un vero sentierino: è esile con qualche passo esposto, ma è sempre riconoscibile e non problematico con la giusta attenzione.
Dopo un breve tratto aperto si rientra nel bosco con salita diagonale passando sotto il Colle Nord del Varco del Paradiso che si intravede più in alto tra gli alberi.
Ci sono più punti possibili dove abbandonare il sentiero per raggiungere il colle nord, ma conviene oltrepassarlo del tutto e poi tornare un po’ indietro per minimizzare l’inevitabile ripido strappetto che lo raggiunge.
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Salita al Ninno dal Colle Nord del Varco del Paradiso
Dal Colle Nord del Varco del Paradiso si entra in un boschetto con traccia ben ripida dove si notano gli anelli di fissaggio e/o semplici spit rimasti dopo la rimozione dei cavi dell’ex via ferrata.
Si inizia dunque senza cavi ma con qualche utile arbusto che dà una mano.
I cavi riprendono sull’unico breve saltino che, a mio giudizio, sarebbe assai delicato senza aiuti, e poi proseguono fino in vetta su più regolare (sempre molto ripido) pendio prativo.
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Prima discesa a est dal Colle Nord del Varco del Paradiso
Tutto lo “zoccolo di base est” del Ninno è attraversato da un sentierino di origine animale (non solo cinghiali a mio giudizio) che inevitabilmente si incrocia scendendo dai due colli-valichi del Varco del Paradiso.
Il canale di discesa (inteso come impluvio-colatoio) dal colle nord è abbastanza rettilineo e termina (sopra il sentierino di base) con un salto verticale.
La parte alta (con riferimento idrografico o “faccia a valle”) a sinistra è chiusa da rocce verticali, mentre a destra si apre un largo svasamento.
La parte bassa, invece, è dirupata a destra e presenta una costa affilata a sinistra che divide da una conca a fianco del canale principale.
Dunque, bisogna per forza iniziare la discesa piegando a destra e poi passare a sinistra per il finale.
Dopo la prima piega a destra mi sono fermato ad un grosso albero perché poco sotto aumenta la pendenza e non capivo bene se il terreno di base era consolidato o smosso.
Qui, avendo la corda, l’ho utilizzata passandolo intorno al tronco per tenermi più in sicurezza e raggiungere un altro albero più in basso.
Poi la pendenza cala un po’ e ho continuato normalmente (sempre con i ramponcini forestali) fino a completare la parte alta di discesa sul lato destro.
A questo punto l’attraversamento del canale a sinistra è sicuramente molto esposto, sopra il salto verticale che sta vari metri più in basso, e bisogna puntare a un gruppo di alberi sopra la costa dell’altro lato.
Non capendo neanche qui quanto potesse essere consistente il fondo di attraversata, ho passato nuovamente la corda intorno a un tronco per aiutarmi in discesa diagonale un po’ accentuata e finire in mezzo agli alberi dell’altro lato (e questo è il problema che scoprirò più tardi: bisogna stare il più alto possibile e finire la traversata sopra l’albero più alto).
Da qui ho cercato in tutti i modi di individuare dall’alto quello che è definito in guida come «caminetto della fascia rocciosa» con cordino di ferro di aiuto e commento «… evidentemente almeno la discesa era già stata effettuata in precedenza da ignoti …».
Dopo un po’ ho rinunciato e sono sceso direttamente sul salto del canale principale.
Avrei potuto scendere in doppia anche sulla conca a lato (dove c’è la “soluzione ufficiale” indicata in guida) ma lì c’è tanta vegetazione e avevo timore per il recupero corda.
Con la corda da 30, per il canale principale, ho dovuto scendere fino all’ultimo albero in basso e poi fare una calata diagonale per trovare “il punto più alto di atterraggio”.
La corda “è bastata al pelo”, e conviene senz’altro partire con una corda più lunga per scendere in tranquillità in caso di problemi di orientamento (con una corda da 50 c’è ben più scelta sia per l’albero a cui ancorarsi che per il punto di fine calata in basso).
Il punto di calata è stato a fianco della caratteristica grotta (o “sgrottamento” come definito in guida) che sta alla base dello zoccolo roccioso est del Ninno.
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Individuazione dell’attacco di salita da est al Colle Nord del Varco del Paradiso
Dal punto di calata ho seguito verso sinistra (sempre con riferimento faccia a valle) il sentierino di animali che scorre alla base del Ninno fino a un grosso (e quasi marcio) tronco di faggio abbattuto di traverso sopra il sentiero.
Questo tronco è proprio alla base del breve vallone-conca da risalire che si presenta ricoperto da una fitta serie di arbusti-alberelli.
Si sale tra gli arbusti per circa una trentina di metri di dislivello uscendo in campo libero appena sotto la fascia rocciosa che cinge in alto la conca.
Nell’angolo di sinistra direzione salita si trova il «caminetto della fascia rocciosa» citato in guida.
I primi 3-4 metri sono di buon II° grado pieno (anche II°+ l’ultimo passo) pur considerando alcune “tacche” create evidentemente da qualcuno con gran lavoro di martello (si nota dalla differenza di colore della roccia).
Il cavetto non ha un bell’aspetto ed è “tagliente”, nonché un po’più a destra delle tacche – dunque, non è ben utilizzabile in combinazione con le tacche: o si sale … sperando in bene … di forza con il cavetto (per nulla facile vista la “sottigliezza”) o si arrampica sfruttando le tacche.
Oggi era tutto un po’ umido e ho provato a strattonare di forza il cavetto per capire com’è, provocando una scarica di sassi dall’alto.
Non sono salito (la mia opzione era per le tacche) anche perché da sotto non si capisce bene come prosegue la via dopo il primo saltino, ed è stato meglio così perché la prosecuzione (vista poi in discesa) è diversa ma non meno difficile, anzi più insidiosa come “instabilità” ed esposizione in uscita dal caminetto.
È un po’ un dilemma: per farlo in salita sarebbe molto meglio averlo visto tutto prima in discesa con la corda dall’alto, ma per farlo in discesa è ben difficile da individuare se prima non si è visto l’attacco della salita.
Per individuare il «caminetto» dall’alto conviene memorizzare per bene la caratteristica forma del tronco che sta sopra il primo saltino e alla cui base è anche fissato il “cavetto tagliente”.
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Completamento del primo giro sull’Anello del Ninno e del Varco del Paradiso
Dopo essere risceso sul sentierino di base ho traversato fin sotto l’attacco del canale-imbuto est (imbuto è la definizione della guida) del Colle Sud del Varco del Paradiso.
Al margine sinistro direzione salita dell’imbuto si abbandona il sentierino che continua ancora per poco.
Dopo i primi passi su terra non compattissima c’è un tratto erboso più solido che riporta al centro del canale-imbuto sopra un salto … che è meglio dimenticare dopo averlo visto, perché si traversa sopra su fondo con un certo grado di instabilità.
Poi si va su a vista più o meno diritti fino al salto roccioso finale.
Un po’ alla volta ci si rende conto che è più ripido di quanto sembrava da sotto, e un po’ alla volta aumentano i punti con fondo poco stabile.
In questa prima salita di giornata ho cercato di mantenere una linea diretta senza grossi spostamenti laterali (al di là di quello che si vede dalla linea GPS che non è assolutamente precisa in posti del genere) – però è tutto da valutare di volta in volta.
Si arriva così – con “passi delicati” – sotto la catena finale di uscita che ha come “appendice inferiore” un breve cavetto metallico.
Se qualcuno vuole prepararsi in qualche modo per un’assicurazione di risalita della catena non può farlo all’inizio del cavetto-catena – l’ultimo punto utile, a mio giudizio, è in uscita dal sentierino che attraversa sotto il canale-imbuto.
Oggi mi ero preparato anch’io per poter togliere con più calma i ramponcini e per sistemare per bene i bastoncini al cinturone dello zaino.
Questa risalita finale del cavetto + catena non è così verticale come sembra da sopra quando si visita il Colle Sud del Varco del Paradiso arrivando dal vicino Bivacco Valsavin.
Salendo c’è sempre qualche piccolo appoggio per le scarpe dove si riesce a far forza con le gambe scaricando le braccia, e rimanere eventualmente un po’ fermi senza essere in tensione (comunque le maglie della catena sono larghe a sufficienza per agganciarci un moschettone).
Osservando bene i successivi appoggi prima di ogni movimento non è difficilissima come catena, ma è sempre molto-molto esposta sopra … una base di arrivo molto esposta.
Oggi era più umido del mio precedente passaggio e serviva più attenzione per valutare gli appoggi con le scarpe.
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Seconda discesa a est dal Colle Nord del Varco del Paradiso
Dopo essere ritornato, lungo il Sentiero del Ninno CAI 103B, al Colle Nord del Varco del Paradiso ho rifatto la discesa corretta verso il «caminetto roccioso» di base.
Dunque, come per la prima discesa: piega a destra iniziale fino ad un albero da dove, con la corda, mi sono aiutato per un tratto; a seguire completamento del lato destro di discesa senza aiuti fino ad un altro albero da dove si inizia la traversata del canale-impluvio centrale verso la costa di sinistra.
Come scritto più sopra, ho traversato puntando all’albero più alto della costa (dove la costa si unisce alle rocce sovrastanti), e per farlo la corda … serve e non serve … perché se si traversa quasi orizzontalmente si crea un “potenziale pendolo” piuttosto ampio in caso di scivolate (e la mia corda di giornata in realtà era una “mezza corda” adatta solo per calate e non per trattenere strappi violenti).
Ho traversato con estrema attenzione senza corda e ho raggiunto l’albero più alto.
Qui ho provato ad aggirare subito la piccola e affilata costa con 2-3 metri di movimenti ed ho notato, più in alto di me, la caratteristica forma del tronco di riferimento che spuntava da dentro il «caminetto roccioso».
Però neanche da qui si intuisce che lì sotto c’è questo intaglio-caminetto, e tantomeno si vede il cavetto metallico citato in guida.
Alla fine, dal tronco dell’albero più alto bisogna risalire almeno 3-4 metri diretti sul crinale della piccola costa affilata, e poi si può traversare in leggera discesa per immettersi nel fondo della testata dell’intaglio-caminetto.
I 4-5 passi necessari per immettersi in testata sono davvero molto-molto delicati ed esposti: i piccoli appoggi ci sono ma serve tanta attenzione.
Ovviamente bisogna prepararsi prima con la corda a tracolla per calarsi.
Si scende di pochissimo nell’intaglio su base poco stabile e ho subito mandato giù involontariamente una bella scarica di sassi e vere pietre.
Mi sono piazzato a gambe aperte in opposizione sopra la base del tronco (l’unico buono) dov’è fissato il “cavetto tagliente” e da lì ho organizzato la breve calata con la mia corda.
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Completamento del secondo giro sull’Anello del Ninno e del Varco del Paradiso
Tutto come il primo giro con una particolarità.
Nel finale di arrivo sotto la catena di uscita al Colle Sud del Varco del Paradiso sono stato un po’ più a destra del primo giro per vedere se il fondo fosse meno instabile.
Qui ho trovato una corda, del tipo che si usa come corda fissa per attrezzare sentieri escursionistici, annegata nel terreno sotto le erbe.
Salendo ho provato più volte a “tirarla su” senza appendermi, e a un certo punto è uscito completamente il capo superiore.
Forse è un vecchio spezzone abbandonato che in passato attrezzava un’uscita da qualche parte dal canale-imbuto est Colle Sud del Varco del Paradiso.
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Salita all’Accellica Sud dal Bivacco Valsavin
Ho seguito la linea della via ferrata dismessa che in questo tratto mantiene ancora tutti i cavi dove servono veramente.
Dal Bivacco Valsavin, quasi subito si trova un cavetto su una breve ripida diagonale che immette in un pendio con boschetto.
Il pendio RIPIDO si sale più o meno sulla massima pendenza seguendo un cavetto e una corda appaiati fin sotto la fascia rocciosa che sostiene la cresta.
Qui si svolta a sinistra trovando un altro cavo che accompagna in cresta passando sopra un fittone e una grappa metallica su facile saltino.
I cavi proseguono sulle prime roccette di cresta, fino a un passaggio – con cavo molto ben piazzato – che senza aiuti sarebbe un buon II° grado MOLTO esposto su roccia solida.
Poi la cresta spiana, si trova un settore con i cavi rimossi ma non difficile, e si arriva alla bandierina di vetta dell’Accellica Sud su comodo camminamento.
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Chiusura escursione per il Timpone dell’Accellica e discesa diretta verso la Caserma Forestale di Piani di Giffoni
Dalla vetta dell’Accellica Sud ho seguito il normale sentiero CAI 103 fino al Valico di Acqua Fredda e poi, sempre su sentiero segnato CAI, sono salito brevemente all’ometto di vetta – o meglio del “panettone di vetta” – del Timpone dell’Accellica.
La discesa diretta da qui è in fuoripista o quasi nei tratti facili-medi e con sentiero ben identificabile nell’unico tratto potenzialmente esposto.
Si inizia calando direttamente verso sud, e poi sud-ovest e ancora sud su pendii (a tratti svasati) con debolissime tracce in media pendenza.
Si perdono in tutto circa 200 metri di dislivello in campo aperto (210 secondo il mio GPS, dato a cui “bisogna fare la tara”) per arrivare al limitare di un boschetto – qui emerge un sentierino che taglia a destra per traversare se un pendio ben inclinato (l’area è denominata “Varco del Carpino” in alcune mappe).
Poco sopra questo sentierino iniziano altre tracce di animali che traversano, e non bisogna farsi confondere da queste.
Si segue il sentierino verso destra, con tendenza discesa diagonale, fino ad attraversare tutto il fianco boschivo ben inclinato e qui ho notato anche un paio di bolli rossi.
Finito il fianco inclinato si ritorna in un’area più piatta con poca vegetazione e senza più passaggi obbligati: logicamente la traccia unica si perde tra quelle delle mucche e animali vari.
Si prosegue comunque molto facilmente mantenendo la direzione e si rientra in bosco coprente finendo sopra una larga e dolce costa che, a un certo punto, separa due marcati valloni.
Quello di destra sarebbe il più diretto per la Caserma Forestale, ma ho preso inizialmente quello molto più dolce di sinistra.
Poi sono rientrato a destra su una media pendenza con “sentierino emergente” di vari tornantini.
Appena prima di un saltino nel fondo del vallone compare un largo sentiero a destra che svanisce poi in una larga area (sempre boschiva) in dolcissima pendenza.
Si finisce per incrociare una vera stradetta forestale che si abbandona poco dopo per sentierino che esce a sinistra, e in breve si raggiunge la stradetta sterrata di inizio escursione a poco più di 300 metri di distanza dalla Caserma Forestale.
Tutta quest’ultima parte – vista la facilità dei pendii – è interpretabile in molti modi diversi: quello di questa escursione «si può dire che funziona», ma non è l’unico e ognuno può cercarsi il suo con altri punti di arrivo nei pressi della Caserma Forestale.
Megközelítés
Chi utilizza il navigatore Google Maps può impostare il punto d’interesse «Ex Caserma Forestale» (aggiornamento Dicembre 2025); il navigatore potrebbe far seguire una strada alternativa (rispetto a quella sopra indicata) che gira intorno a Giffoni Valle Piana senza attraversare il paese.
Parkolás
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di Andrea Perciato e Pino Del Prete
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CAI Sezione di Salerno - Associazione Pro Loco Acerno - Provincia di Salerno - Provincia di Avellino
“MONTI PICENTINI - COLLINE SALERNITANE” 1:30.000
Felszerelés
Corda da 40-50 metri e quant’altro necessario per calate in doppia e assicurazioni varie nel bosco.
Se si va in gruppo meglio due corde da 30 per ripartire i pesi, perché con una da 30 si fa quasi tutto ed è più agile da manovrare.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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