Monte Tre Pietre salendo da nord per il Viàz de la Forzèla Bianca
Little Fish Trek
L’autore usa il termine “labirintico” per la parte centrale del Viàz de la Forzèla Bianca, ed è senz’altro così; tuttavia bisogna dire che le sue indicazioni sono “molto centrate”, e procedendo sempre con la massima attenzione se ne viene fuori.
Senza tali indicazioni, a mio giudizio, chi va per la prima volta molto difficilmente riuscirà a completare il viàz.
È sicuramente un itinerario con una valenza storica locale vista l’età di molti rami tagliati di segnalazione, affiancati comunque da alcuni più recenti e dagli immancabili ometti.
Le difficoltà max indicate in guida sono «… passaggi di II+ e III, esposti e friabili …».
I passaggi impegnativi (comprendendo anche II e II-) sono distribuiti un po’ dappertutto lungo il viàz.
L’autore punta molto sulle quote per dare indicazioni precise: io metterò la mia visione senza fare copia-incolla della sua, che è più che sufficiente e che vale la pena leggere … acquistando il libro con la mappa allegata❗😉
A szerző tippje
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nell’area del Gruppo del Cimónega, Destra Mis, Monte Pizzocco e Monte Tre Pietre si può far riferimento al link → Gruppo del Cimonega – Destra Mis – Monte Pizzocco e Tre Pietre.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
Úttípusok
Biztonsági előírások
Da fare solo con meteo super-sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.
Portare tutta l’attrezzatura necessaria.
Hasznos linkek és ötletek
Ottobre può andar bene per chi … è veloce e sicuro dell’orientamento.
Giugno può andare quasi sempre bene tranne, in certe annate, l’inizio del mese per accumuli di neve residua.
Útleírás
Questo itinerario è stato percorso il giorno 24 luglio 2026, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nella relazione che segue, con il termine «guida» mi riferisco sempre a «ZIMÓN • TRE PIÉRE • PIEVIDÙR – SENTIERI E VIÀZ» di Matteo Fontanive.
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Dal parcheggio di Staolet al Valón del Pievidur
Questa parte è abbastanza conosciuta come via di accesso alla grande conca prativa sud del Pievidur, ed è citata-relazionata in più libri-pubblicazioni.
Dal parcheggio di Staolet si segue la strada sterrata fino alla Chiesa di San Felice in Monte, e poi si continua sul CAI 852 che risale la Val Scura.
Pochi metri sotto quota 1000 si stacca a sinistra un sentierino dentro il quale si dovrebbero notare dei rami tagliati.
Oggi, però, questa diramazione era ben poco visibile per un albero abbattuto da poco con tutta la chioma di foglie verdi che nascondeva l’inizio del sentierino.
I primi metri sono su fondo confuso, e poi il camminamento labile va contro qualche altro (più vecchio) albero abbattuto solo parzialmente tagliato.
Comunque dura poco e poi il sentiero diventa evidente.
Con lungo traverso si arriva a una “calchèra” dopo la quale il sentiero inizia a salire più direttamente nel bosco, e dove i primi bolli rossi iniziano ad affiancare i rami tagliati.
Si giunge sotto una fascia rocciosa e si piega a sinistra – traversando in direzione sud-ovest – con qualche tratto dove serve attenzione, arrivando a un praticello molto inclinato dove si sale ripidamente con appoggi di mani.
La salita sostenuta porta sotto un rialzo roccioso che delimita un canale dall’altro lato.
Si svolta a destra per affiancare il rialzo roccioso e poi a sinistra per aggirarlo dentro il canale: subito dopo (4 o 5 metri) la svolta a sinistra bisogna salire in verticale (5 metri circa) sopra il rialzo roccioso affidandosi a un cavo metallico con delle opportune asole che assicurano una buona presa con le mani.
I rami tagliati guidano verso la discesetta successiva sopra una forcelletta, a cui segue una breve discesa ad attraversare un canaletto roccioso (oggi il torrentello del canale era in secca, ma in un mio passaggio precedente c’era un gran flusso d’acqua).
La traccia risale più a lungo dall’altro lato del canale fino a una selletta, e poi con andamento vario svolta a destra-nord per affiancare dall’alto il Valón del Pievidur.
Qui, per lo scopo di questa escursione, la guida indica di non seguire i segni rossi fino all’immissione nel fondo del vallone, ma di scendere direttamente al fondo seguendo un non difficile canalino misto erba e roccette.
È un consiglio molto sensato perché, dovendo poi continuare a scendere, è inutile entrare più in alto nel Valón del Pievidur.
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Dal Valón del Pievidur al Monte Tre Pietre per il Viàz de la Forzèla Bianca
Nella rimanente breve parte bassa del Valón del Pievidur non ci sono segnavia perché il tracciato segnato prosegue in salita.
Dunque, si completa la discesa nel vallone fino ad attraversare un canale roccioso quasi perpendicolare al senso di marcia e poi si risale un piccolo boschetto di faggi che sta di fronte e dove si trovano già i primi rami tagliati.
La risalita fino alla costa successiva è di una decina di metri di dislivello, e ci si trova in testata di un canale.
Non si scende direttamente dalla testata ma si sta i primi metri sul crinale che delimita a sinistra il canale, per poi individuare una breve e stretta lista rocciosa con buoni appoggi che offre un ingresso sicuro nel fondo.
Completata la discesa del breve canale si risale il ben più lungo ed evidentissimo canale erboso che sta di fronte.
La pendenza non è difficile e, dentro un taglio di mughi, si giunge su una forcelletta dove, dall’altro lato, prosegue un itinerario molto difficile descritto in guida con le seguenti parole: «… ambiente severo nella parte centrale, tratti molto friabili con blocchi sospesi, sconsigliata la discesa …».
Dalla forcelletta il Viàz de la Forzèla Bianca prosegue invece sul pendio di destra tra tagli di mughi in salita sempre molto ripida con tratti quasi verticali.
La guida indica 60 metri di dislivello e il mio GPS ne ha registrati circa 50, ma metro più o metro meno fa poca differenza.
Con un paio di roccette finali si arriva sulla cornice di cengia che, in pochi metri verso sinistra, porta alle piccole e caratteristiche grotte dei “Cógoi Bianchi”.
La bella cengetta supera qualche rientranza e sbuca sopra un pendio che scende al fondo di un largo canale.
Qui inizia la parte definita “labirintica” in guida.
Il canale è delimitato da una fascia rocciosa verticale dall’altro lato rispetto a quello di arrivo (vale a dire destra idrografica), mentre sul lato di arrivo c’è un largo pendio irregolare con balzi di rocce, macchie di erbe e mughi, canalini secondari vari, ecc.
Si inizia la salita (piegando a destra) più o meno sul filo del crinale che delimita il canale in sinistra idrografica.
Qui ho trovato i passi di arrampicata più difficili del viàz, gli unici che forse arrivano al III° grado pieno: sono isolati in mezzo a delle brevi serie di II°, almeno sulla linea che ho visto io.
Comunque direi che chi fa questo tratto poi non ha problemi tecnici sul resto fino in vetta al Monte Tre Pietre – sicuramente questo tratto è il più esposto di tutta la giornata.
Dopo il primo balzo molto esposto si piega a destra su un misto di erbe fino a un forcellino indicato in guida a quota 1565.
Qui ero un po’ preoccupato per l’individuazione del forcellino giusto nel largo pendio frastagliato, ma un “bel ometto” ha risolto qualsiasi dubbio (e la quota indicata corrispondeva perfettamente).
Ora si risale il primo canalino roccioso stando attenti a non spostarsi su un altro subito più a destra per evitare i passaggi più difficili.
Se ci si sposta su quello di destra per stare più comodi poi bisogna rientrare in fretta, perché quello di destra, anche se inizialmente parallelo, porta del tutto fuori via.
Verso la fine del canaletto giusto ci si infila (dopo quello dei Cógoi Bianchi) in un altro tratto di salita quasi verticale tra i mughi con, anche qui, qualche passo su fondo inconsistente dove la presa su mughi e arbusti aiuta molto: occhio sempre ai rami tagliati nelle diramazioni tra stretti corridoi.
Alzando la testa si vede con buon anticipo la punta di un enorme abete solitario che svetta più in alto sopra i mughi, e bisogna raggiungerlo.
Si passa a destra (direzione salita) dell’abete e si continua fino a pochi metri prima di una selletta con mughi, dove un paio di piccoli rami tagliati fanno deviare a sinistra (passaggio un po’ confuso) dentro un valloncello dove i mughi “si riallargano” e si sale fino a una forcella con vista (tra i mughi) su Pievidur e Pizzocco.
Ancora su a sinistra appena sotto il crinale con tratto nuovamente ripido fino a un vero punto panoramico senza mughi a disturbare la vista.
Ora si svolta a sinistra su evidente traccia e in pochi metri appare il successivo lungo canale da risalire.
Per raggiungerlo bisogna scendere per un buon tratto un non difficile canale-vallone erboso, per poi uscirne a destra su evidenti tracce di camosci.
Segue un su e giù a piccoli dislivelli con varie rientranze, su tracce strette e friabili, e vari brevi passi di arrampicatina: qualche ometto aiuta ma mi sembra tutto quasi obbligato (questa parte è molto “carina” e fotografabile, ma non ho potuto scattare foto perché una nuvola passeggera ha reso temporaneamente “tutto grigio” 😒).
Il canale successivo da risalire è definito “friabile” in guida; più che friabile direi con tratti di fondo smosso e pure scivoloso nel finale: non difficile con attenzione, ma attenzione anche alle scariche sugli altri se si è in gruppo.
Anche qui c’è qualche breve saltino dove “bisogna fare lavorare le mani”.
Superata la testata del canale si apre lo spettacolare scenario finale di salita, con “paretone” di fronte e, inizialmente un po’ nascosta, la Forzèla Bianca a destra.
Si scende senza grosse difficoltà sulla conca successiva dove, a destra, inizia il facile canaletto che sale alla Forzèla Bianca: facile come pendenza ma serve far molta pressione con le gambe in qualche tratto dal fondo instabile.
Prima di scendere nella conca conviene osservare per bene il paretone finale sotto la vetta del Monte Tre Pietre.
La guida consiglia di iniziare sul canale roccioso centrale per poi spostarsi su quello di destra direzione salita con mughi ed erbe, che non è accessibile dall’inizio per salti non superabili in modalità escursionistica.
A me è sembrato che ci fosse un “cedimento di verticalità” nella costa che separa i due canali da metà salita in poi, e con questo riferimento in mente ho “attaccato” il canale centrale.
In questo canale centrale si cammina quasi comodamente … tra un saltino di II° e l’altro: tutti i saltini sono brevi e si risolvono con 3 o 4 movimenti max.
A un certo punto la pendenza media si impenna e ho scavalcato la costa verso il canale di destra, ma ben oltre la metà salita come avevo ipotizzato all’inizio.
Nel nuovo canale, o sopra la costa divisoria, ho continuato con altri passi isolati di quasi II° fino ad arrivare sotto un torrioncino appuntito definito “ago di roccia” in guida.
Bisogna aggirarlo e l’ho fatto a sinistra dentro un intaglio con l’ultimo II° grado di giornata, e ometto in uscita del passaggio.
Poi pochi metri facili fino ad immettersi nel sentiero normale di salita al Monte Tre Pietre che arriva dal lato est del Monte Cimone.
L’immissione è nell’unico tratto di questo sentiero che sta appena a nord della cresta sommitale prima di un largo taglio nei mughi in salita.
Da qui in breve e senza problemi si va in vetta.
In tutto quanto scritto sul Viàz de la Forzèla Bianca non ho mai fatto riferimento a passaggi di I° o I°+, perché sono la normalità anche per tratti abbastanza lunghi.
Il mio giudizio finale è: VIÀZ SUPER❗👍🏻
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Discesa dal Monte Tre Pietre al parcheggio di Valle di Cesiomaggiore
Naturalmente si può chiudere la giornata con un anello prendendo la direzione del Monte Cimone, ma avevo previsto di traversare lungo il sentiero normale lato ovest.
Si inizia la discesa seguendo i tagli nei mughi e gli ometti appena sotto cresta in versante sud.
Si arriva al passaggio chiave più caratteristico: un salto quasi verticale di qualche metro agevolato da una corda annodata che assicura una migliore presa con le mani – è meglio stare attenti anche dopo aver fatto il Viàz de la Forzèla Bianca che pur presenta altre difficoltà.
In alternativa alla corda annodata c’è uno spuntone di roccia con cordino dove si può attrezzare velocemente una doppia con corda propria.
Alla base del salto iniziano i bolli rossi che continuano (se si segue sempre la via normale) fino al Bivacco Casera Bosc dei Boi.
Dalla base del salto si scende per uno scivolo erboso per uscirne a destra in basso e passare appena sotto una forcelletta: non è necessario raggiungerla ma l’ho fatto per dare un’occhiata dall’altro lato.
Poi si continua attraversando su pendio erboso un paio di larghe e dolci conche delimitate da basse coste rocciose.
Si arriva così, sempre seguendo i bolli rossi integrati da ometti, su una arrotondata costa erbosa, dopo la quale si può scegliere cosa fare.
Il percorso ufficiale continua segnato con bolli rossi (in una recente manutenzione di un taglio di mughi) fino a una selletta che immette in un ripido canale erboso da scendere oltre la costa successiva.
Si potrebbe anche seguire una variante che scende prima per tagli meno evidenti e che è quella attualmente mappata in OpenStreetMap: stranamente è mappata questa e non quella ufficiale.
Comunque oggi ho seguito la variante ufficiale super segnata che continua evidente anche dopo il ripido canale erboso sopra citato.
In modo vario si entra in un tratto di bosco coprente da cui si esce sul largo pendio erboso che sta sopra il boschetto sul retro del Bivacco Casera Bosc dei Boi.
Dal Bivacco Casera Bosc dei Boi ho seguito il Sentiero Corrado De Bastiani (lato ovest dell’anello) fino alla Chiesa di Sant’Agapito di Valle, e poi giù velocemente fino al parcheggio di Valle di Cesiomaggiore dove mi attendeva la mia ebike per il rientro a Staolet.
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Considerazioni finali
- Questa uscita è da programmare solo con meteo super-sicuro, sia per visibilità che per assenza di precipitazioni.
- Nella guida, a differenza di altri difficili itinerari, non si sconsiglia in assoluto la discesa per il Viàz de la Forzèla Bianca, ma è indubbio che le cose si complicano, sia per l’orientamento che per la tecnica; in caso di discesa, a mio giudizio, è obbligatorio portarsi corda e quant’altro per venir fuori da eventuali errori e/o semplicemente per abbassare la difficoltà di alcuni passaggi.
- Consiglio di portare i ramponcini da prato o forestali o “Fer da tac”: mi sono stati utili nei due tratti più ripidi tra i mughi dove il fondo era poco consistente, forse non indispensabili ma sicuramente utili.
- Come sempre – ma soprattutto per un itinerario simile – la traccia della registrazione GPS non può avere quel livello di precisione necessario per capire tutto osservando solo le linee sul monitor del proprio terminale: bisogna fare affidamento sull’osservazione del terreno e sui “tipici segnavia da viàz”.
- Chi vuole salire al Monte Tre Pietre con anello per le vie normali può far riferimento all’itinerario di cui al link → Monte Palmàr – Monte Cimone o Cimón – Monte Tre Pietre.
- Chi vuol conoscere il Valón del Pievidur, “sfiorato” prima di entrare nel Viàz de la Forzèla Bianca, può far riferimento all’itinerario di cui al link → Val Canzoi → Val Scura per Val delle Vacche e Creste del Pievidùr.
- Il Sentiero Corrado De Bastiani (parzialmente attrezzato), utilizzato per il finale di traversata, negli ultimi anni è stato oggetto di numerose manutenzioni, ed ora si può definire “quasi scorrevole” per chi proviene dal Monte Tre Pietre, anche se non è certo per principianti.
- Per finire: in un’ipotetica guida dei migliori viàz del Veneto questo ci dovrebbe entrare sicuramente per tutta la varietà di situazioni che presenta❗👍🏻
Parcheggio di Roncoi-Staolet
Chiesa di San Felice in Monte
Bivacco Casera Bosc dei Boi sul Monte Tre Pietre
Chiesetta di Sant'Agapito
Megközelítés
Dalla SS 50, nei pressi di Santa Giustina, svoltare verso monte seguendo le evidenti indicazioni stradali per San Gregorio nelle Alpi.
Arrivati a San Gregorio nelle Alpi, seguire le indicazioni per “Roncoi” e “Rifugio Casera Ere”.
Poco dopo il piccolo centro abitato si svolta a sinistra (Via Monte Pizzocco) con indicazione anche per la Chiesa di San Felice.
Si avanza per circa 1 km, e c’è un’altra svolta a sinistra (con cartello bianco dei numeri civici di Roncoi di Dentro) e nuovamente indicazioni per la Chiesa di San Felice e il Rifugio Casera Ere.
A questo punto si prosegue fino alla curva sinistra della stradetta asfaltata dove, sulla destra, inizia il sentiero CAI 851.
Infine si avanza ancora fino alla località Staolèt: circa 300 metri per la prima possibilità di parcheggio e circa 450 metri per la seconda.
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Chi utilizza il navigatore Google Maps può impostare il luogo di interesse «Casetta» che si trova poche centinaia di metri prima dei parcheggi possibili (aggiornamento Luglio 2026).
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Arrivo dell’escursione
Bisogna andare a Cesiomaggiore seguendo le varie indicazioni che si trovano lungo la SS 50 tra Busche e Santa Giustina.
Dall’abitato di Cesiomaggiore seguire le frecce per Sant’Agapito o Valle o (quelle in legno) per il Sentiero C. De Bastiani.
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Chi utilizza il navigatore Google Maps può impostare il luogo di interesse «Parcheggio» che corrisponde esattamente al parcheggio di fine escursione (aggiornamento Luglio 2026).
Ovviamente «Parcheggio» è un punto di interesse che ricorre moltissimo in Google Maps, e bisogna selezionare quello giusto con indirizzo “Via Sant'Agabito, 32030 Cesiomaggiore BL”.
Parkolás
Due possibilità in località Staolèt: 1) all’inizio del sentiero CAI 853; 2) in una buona piazzola sterrata circa 150 metri dopo l’inizio del sentiero CAI 853.
Ci sono varie altre possibilità di parcheggio prima di arrivare a Staolèt in auto, ma così si allunga l’itinerario a piedi.
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Arrivo dell’escursione
In Via Sant’Agapito circa 250 metri dopo il bivio tra Via Sant’Agapito e Via Ronchi.
Parcheggio per 8/10 auto se … messe bene.
Koordináták
A szerző által ajánlott kiadványok:
di Matteo Fontanive
Libro autoprodotto e stampato da Grafiche Antiga
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“ANTICHI SENTIERI DELLA VAL DI SANT’AGAPITO”
a cura di Teddy Soppelsa
CIERRE edizioni
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“Passeggiate in Val Belluna – Alla scoperta di oltre cento antiche chiesette”
di Flavio Faoro
Ediciclo Editore
A szerző által javasolt térképek:
Mappa in scala 1:10.000 allegata al libro “ZIMÓN • TRE PIÉRE • PIEVIDÙR – SENTIERI E VIÀZ”
A régióról szóló kiadványok:
Felszerelés
Corda e quant’altro sono senz’altro utili per eventuali brevi calate in doppia se, a un certo punto, non si riuscisse più ad avanzare e fosse necessario ritornare alla partenza.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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