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Monte Pizzocco dal Lago del Mis per Riva Ièrta e i Crodèr Bassi

A tartalmat készítette:
Little Fish Trek
  • La bastionata rocciosa primo punto di attenzione per l’orientamento verso i Crodèr Bassi.
    La bastionata rocciosa primo punto di attenzione per l’orientamento verso i Crodèr Bassi.
    Fénykép: Mario Briotto, Little Fish Trek

Számodra kiválasztott alternatív javaslatok
    Monti della Destra Mis: da Pian Falcina in Valle del Mis risalita a Forcella Intrigos per Riva Ièrta o Riva Erta e i Crodèr Bassi, prosecuzione in vetta al Monte Pizzocco e discesa a Roncoi di Fuori.
    nehéz
    Hossz 13,6 km
    11:00 óra
    2 020 m
    1 700 m
    2 186 m
    425 m

    Questo itinerario va inquadrato nel territorio con → Monte Pizzocco dal Lago del Mis per la Val Falcina.

    Tutti e due raggiungono la vetta del Monte Pizzocco, partendo dal Lago del Mis, lungo la direttrice della Val Falcina, ma seguono due percorsi ben diversi di avvicinamento a Forcella Intrigos: diversi come coordinate di passaggio e ambiente, ma a loro modo altrettanto selvaggi.

    La vetta del Monte Pizzocco resta un optional se rimangono tempo (cronometrico e atmosferico), voglia e forze, perché già arrivo e scollinamento con discesa finale da Forcella Intrigos costituiscono un’escursione impegnativa e di gran soddisfazione.

    In questo caso ci si alza subito in partenza lungo la Riva Ièrta o Riva Erta, ovvero il fianco nord della cresta est del Monte Pizzocco.

    Si disegna una lunga diagonale tendenza salita con buoni sentieri fino a dopo Casera di Riva Ièrta o Riva Erta.

    Poi inizia la vera parte selvaggia stile viàz, che si alza ancora di livello tecnico e difficoltà di orientamento quando c’è da attraversare l’area dei Crodèr su un percorso denominato Crodèr Bassi.

    A szerző tippje

    Per il rientro da Roncoi di Fuori alla partenza di Pian Falcina ci si può organizzare con la solita doppia auto oppure, per dare un ultimo tocco sportivo, anche con la bicicletta.

    A seconda del tracciato scelto sono tra gli 11 e i 14 km circa, inizialmente tendenza discesa e poi di falsopiani con dolci pendenze.

    In totale sono da risalire – a brevi spezzoni di bassa pendenza – poco più di 100 metri di dislivello e se ne scendono più di 400.

    Oggi ho scelto il percorso tutto asfalto di quasi 14 km che si fa in auto.

    È il più lungo, ma è tutto su fondo ben levigato e con le risalite più tenere: forcella della mountain bike bloccata, e via regolari senza problemi.

    ******************************

    Alcune foto sono in formato verticale o panoramico e non si visualizzano bene nelle anteprime: passare alla visualizzazione in formato intero per avere un’idea più completa dell’ambiente dell’escursione.

    ******************************

    Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nell’area del Gruppo del Cimónega, Destra Mis, Monte Pizzocco e Monte Tre Pietre si può far riferimento al link → Gruppo del Cimonega – Destra Mis – Monte Pizzocco e Tre Pietre.

    Nehézség
    T5I+ nehéz
    Általános nehézség
    nehéz

    A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

    Élmény
    Táj
    Veszélyességi besorolás
    Legmagasabb pont
    Monte Pizzocco, 2 186 m
    Legalacsonyabb pont
    Pian Falcina sul Lago del Mis, 425 m
    Ajánlott időszak
    jan.
    febr.
    márc.
    ápr.
    máj.
    jún.
    júl.
    aug.
    szept.
    okt.
    nov.
    dec.
    Kitettség
    ÉKDNY

    Úttípusok

    Szintprofil megjelenítése

    Pihenőpontok

    Area Ristoro del Pian Falcina

    Biztonsági előírások

    L’escursione deve essere programmata in una giornata senza possibilità di precipitazioni e con ottima visibilità prevista alle quote interessate.

    Detto questo bisogna prendersi tutto il tempo necessario per valutare bene tutti i tratti – e non sono pochi – di difficile orientamento.

    Se si organizza un gruppetto è sempre bene che ci sia qualcuno che ha già completato l’intero tragitto.

    Da evitare assolutamente con neve residua o possibile ghiaccio.

    Serve buona forma fisica: km e dislivello “percepiti” probabilmente saranno superiori ai freddi numeri di altimetri e GPS.

    Útleírás

    Premessa

    Questo itinerario è stato percorso il 25 maggio 2020, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.

    Nella descrizione ho provato a fare un confronto tra le due guide che ho consultato senza avere altre informazioni da qualcuno che c’è già stato:

    • “Agneléze Erèra Pizzòcco” a cura di Pietro Sommavilla e Paolo Bonetti
    • “Sentieri e Viaz riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis” di Aldo De Zordi, Paolo Lovat, Ivan De Zordi, Renato Sperandio

    In generale è più utile la prima, ma sarebbe meglio averle tutte e due perché pure quella di De Zordi svela qualche particolare unico e chiarificatore.

    Nella descrizione mi riferisco all’una o all’altra semplicemente con “Sommavilla” e “De Zordi”.

    ↓

    Da Pian Falcina per Riva Ièrta o Riva Erta all’inizio del tratto denominato Crodèr Bassi

    Si imbocca il Sentiero Natura Val Falcina dal lato sud del ponte, e si prosegue per meno di 10 minuti fino a poco prima di un ripiano che si trova più o meno in corrispondenza della fine del “fiordo” del lago che entra in Val Falcina.

    A quota 450 (con altimetro a pressione tarato a 435 alla partenza) si stacca sulla sinistra un sentiero più stretto del sentiero natura, ma ben marcato a terra, ed è la prima svolta da seguire.

    L’impronta a terra diventa ben presto mulattiera, e poi varia ancora da sentiero a mulattiera sempre con facile identificazione e percorrenza anche con l’erba ben ricresciuta di questa stagione.

    Più o meno in un’oretta totale dalla partenza, si arriva all’area della casera di Riva Ièrta: qui c’è un tratto di quasi 100 metri di vecchio bosco schiantato a terra che ricopre il sentiero.

    Alzandosi qualche metro verso monte, c’è un’esile traccia che consente un facile aggiramento.

    (Qui non ho cercato i minimi ruderi di Casera di Riva Ièrta per non faticare inutilmente nell’area confusa al di fuori della traccia di aggiramento.)

    Dal punto di rientro nel buon sentiero si prosegue per circa 5 minuti fino a un bivio con ometto (che nella versione di oggi era piccolino e di forma quasi piatta): bisogna prendere il ramo di destra inizialmente in leggera discesa, che si presenta più stretto ma sempre visibile anche con erba ricresciuta.

    Avanzando si attraversa la Val Spessina sotto un balzo roccioso scenografico, ancora un altro canale e si giunge al primo vero punto di attenzione come orientamento.

    Qui la guida De Zordi dà un migliore riferimento: si arriva sotto una bastionata rocciosa, non grande ma che “stacca” rispetto a quanto si è sempre visto sul lato a monte del sentiero (segnalato anche un ometto: mi sembra di averne intuito uno, ma di sicuro non è visibilissimo).

    Dalla base di questa bastionata il sentiero si impenna ripido nell’erba, per poi svoltare a sinistra e diventare ancora più ripido in forma di tracce labilissime tra mughi e arbusti con qualche taglio (non comodissimo ma si passa).

    Secondo il mio GPS, dalla base della bastionata alla fine del secondo segmento di ripido (… issimo) sono poco più di 100 metri di dislivello.

    Poi compare un mini ometto bianco-bianco nell’erba (oggi alta) verde-verde che indica la fine salita e l’inizio di un traverso verso destra.

    Ora la traccia è sempre individuabile ma più stile viàz che stile sentiero.

    Si arriva a un altro punto – piccolo spiazzo boschivo con buona vista in avanti – da capire bene per non perdere un sacco di tempo in questa prima parte non ancora difficile.

    La guida Sommavilla scrive “tagliata tra i faggi” e la guida De Zordi scrive “faggio potato” – “faggio potato” è la definizione perfetta, perché c’è un gran faggio con tutti i monconi evidentissimi dei grossi rami tagliati da un lato.

    **********

    ATTENZIONE: da qui e fino all’ingresso del gran canalone / “boràl” che scende dal Monte Fornel, le due guide danno indicazioni ben diverse.

    De Zordi indica di salire un po’, continuare a traversare seguendo i tagli dei rami e scendere nel canalone con dei salti impegnativi.

    Ho seguito la guida Sommavilla che indica, invece, di scendere inizialmente: ho traversato il facile valloncello subito dopo il faggio di riferimento, ho trovato uno sbiaditissimo nastro da cantiere dove ho iniziato la discesa di circa 30 metri di dislivello e, a quel punto, ho preso a traversare liberamente il pendio boschivo non troppo inclinato.

    Un po’ casualmente, sono finito in fronte all’imbocco (dopo breve taglio di mughi) della corta (e segnalata in guida Sommavilla) cengetta di accesso al centro del canalone, un po’ esposta ma senza affrontare salti.

    **********

    Nel canalone / boràl (spettacolare!) si scende facilmente per circa 35 metri di dislivello, e si esce a sinistra su per un boschetto, con ometto piazzato un paio di metri sopra il fondo del canale.

    Nel boschetto, qualche piccolo ometto guida in salita sulla traccia per la forcella tra i mughi che dà accesso ai Crodèr Bassi: da qui in poi si esce dalla vegetazione.

    Ora si apre alla vista tutta una serie di forcelle, una dopo l’altra e a volte anche sullo stesso piano di distanza.

    Non è facile capire subito qual è la successiva da raggiungere, e bisogna anche capirsi su cosa si intende per forcella.

    Alcune sono evidentemente forcelle, altre sono dei piccoli avvallamenti all’aggiramento di costole: tecnicamente sono anche forcelle, ma non tutti definiscono allo stesso modo queste forme, e neanche le due guide lo fanno.

    Per seguire bene le guide si fa riferimento alle quote, e la quota di questa prima forcella è 1.210 per tutte e due le guide: così ho ritarato il mio altimetro a pressione (le quote GPS in questi spazi stretti non sono affidabili).

    ↓

    Dall’inizio del tratto denominato Crodèr Bassi all’immissione nel sentiero CAI 851 a nord di Forcella Intrigos

    Da questa forcella quota 1.210 bisogna scendere decisi tenendo all’inizio la destra anche se c’è una evidente traccia che continua in quota a sinistra.

    In tutto si scende per 50 metri circa di dislivello.

    Prima di fine discesa c’è un ometto spostato tutto a sinistra che fa capire che bisogna dirigersi verso il vallone-canale che risale a sinistra con inizio comodo e piatto (altro grande ometto nel tratto iniziale piatto).

    **********

    ATTENZIONE: ora le due guide si differenziano per la definizione di forcella.

    La guida Sommavilla indica che si sale ripidamente da 1.160 ai 1.300 della forcella successiva anticipata di poco da una comoda grotta-riparo.

    La guida De Zordi indica una forcella intermedia di quota 1.230 (con torrione roccioso sulla destra): mi sembra un migliore riferimento per dare una linea di salita definita, visto che il canalone è assai largo e con più avvallamenti/costole che lo percorrono longitudinalmente.

    Dalla forcella intermedia De Zordi indica di abbassarsi (c’è una traccia evidente che prosegue oltre) e poi risalire un ripido ghiaione in cui si sfila un covolo sempre a quota 1.230 per arrivare alla forcella dei 1.300 metri.

    Ho provato questa linea fino a oltre il covolo, ma è tutto molto scivoloso e instabile, con qualche passo di arrampicatina su roccette lisce: sono tornato indietro e ho cancellato questo tratto dalla registrazione GPS.

    Forse De Zordi è passato parecchio tempo fa, perché diritti sopra questa forcella intermedia prosegue un costone terroso con mughi ben tagliati e comodo da risalire: si inizia a destra del filo del costone, si passa poi a sinistra-destra-sinistra fino a entrare in un semplice corridoio che porta sotto la grande grotta segnalata da Sommavilla – dalla grotta (quota 1.275/1.280) si piega brevemente a sinistra e si arriva alla forcella di quota 1.300 su facile traccia sotto fascia rocciosa.

    Qui ci ho messo del tempo per capire tutto.

    (Ricapitolando: ci sono due “cavità” in questo largo e multiforme ripido canale-vallone, e i due autori ne citano una ciascuno – con i termini grotta e covolo – che, nella progressione delle descrizioni, può sembrare la stessa ma non lo è.)

    **********

    Ora, dalla forcella dei 1.300 metri di quota, c’è un tratto di bancatina-cengia scenografico con un paio di brevi strappetti in saliscendi.

    L’ultima discesetta prima della risalita alla forcella successiva è DELICATA!

    Inizia su erba e finisce con uno storto (sotto fascia rocciosa) saltino-traverso con piccoli e umidi appoggi (ovviamente esposti).

    Stando più a destra (ma scendendo su ghiaino instabile) ho trovato un saltino di discesa di un metro e mezzo o due con un paio di comodi appoggi (comodi per un I° grado o poco più).

    Di fronte c’è il canale di risalita, con una prima parte su comodo intaglio a sinistra, e poi con una dorsale rocciosa centrale sul I° grado, tutta roccia solida, pulita e con buoni appigli.

    Ancora su comodo intaglio, questa volta a destra a base erbosa, due o tre mughi finali, e si arriva in forcella: quota 1.325 per Sommavilla e 1.340 per De Zordi (1.328 secondo il mio GPS).

    Qui inizia un tratto caratteristico, peccato non poterlo fotografare come merita per gli spazi troppo ristretti, ma è veramente bello!

    La traccia che prosegue in discesa oltre la forcella non c’entra nulla … se si vuol tornare a casa.

    Arrivando in forcella si nota sulla sinistra un canalone che prosegue con salto iniziale.

    Dalla forcella ci si arrampica facilmente verso sinistra sopra il fianco destro (direzione salita) del canalone, e si scende sempre facilmente nell’impluvio sopra il salto.

    Il canalone prosegue con facili saltini, ma non bisogna andarci dopo qualche giornata di pioggia visto qualche passaggio un po’ troppo lisciato.

    Dopo i primi saltini è bello regolare, e prima della fine – in corrispondenza di un ometto – si dirama a destra (quasi con un tornante) un altro canale-intaglio-fenditura spettacolare con la vetta del Monte Pizzocco in vista.

    Questo canale è largo più o meno come l’apertura delle braccia e si sale comodamente.

    La fine di questo canale-intaglio-fenditura è definita forcella da De Zordi, ma non da Sommavilla che la chiama “sommità”.

    Da questa “forcella-sommità” si ammira (è il caso di dirlo) in lontananza a sinistra un bellissimo torrione con una gobba aggettante dal lato del pendio principale: bisogna passarci alla base.

    Ora si prosegue con uno strappetto fino alla base di un torrione intermedio più piccolo e tozzo, con ometto sulla costola dove si scollina, e poi si va in tendenza discesa a traversare fino a girare intorno alla base del grande torrione con gobba aggettante.

    Dopo il giro della base, prima di un canale c’è un taglio di mughi in ripida discesa che porta al punto giusto di attraversamento del canale, e poi si arriva ad attraversarne un altro più piccolo con facile saltino roccioso di ingresso nell’impluvio.

    Qui si sale per boschetto su labilissime tracce per circa 50 metri di dislivello (da 1.400 a 1.450 secondo De Zordi e da 1.410 a 1.460 secondo il mio GPS) per trovare un passaggio verso l’altro lato della dorsale: per De Zordi questo passaggio è la sesta forcella, che non è menzionata da Sommavilla.

    In effetti c’è un qualcosa di simile a una forcella, ma con questi parametri se ne contano chissà quante.

    Poi si seguono tracce e ometti fino all’immissione nel sentiero CAI 851, in corrispondenza di un tornante destro direzione salita verso Forcella Intrigos.

    Nel finale di quest’ultimo tratto NON sono stato attaccato alla fascia rocciosa dei “Covoli delle Ortighe”.

    ↓

    Note sulle guide consultate e i Crodèr Bassi

    Ogni persona – anche MOLTO PREPARATA COME CHI HA SCRITTO QUESTE GUIDE – ha una visione con riferimenti diversi del territorio e del terreno.

    Su percorsi così COMPLICATI è sempre bene avere in tasca più fotocopie, studiarle bene prima a casa, e poi prendersi tutto il tempo di leggerle ad ogni passaggio verificando tutti i riferimenti – e segnandosi, almeno mentalmente, sulle fotocopie dove si è arrivati.

    Non è detto si trovino e non è neanche necessario trovare tutti i riferimenti, ma serve una verifica continua cercando di andare oltre il proprio modo di vedere e adattandosi a quello di chi scrive.

    Alla fine queste due guide sono BEN COMPLEMENTARI per capire bene questo itinerario.

    Al “capitolo forcelle”, De Zordi “batte” Sommavilla 6 a 3, e io ne avrei calcolato un numero diverso da tutti e due.

    E su questi tracciati è così quasi ogni volta, con tutte le guide e quasi su tutti i riferimenti.

    ↓

    Chiusura dell’escursione con salita al Monte Pizzocco

    Oggi c’erano un sacco di belle nuvole alte senza pericolo di pioggia (a evoluzione diurna come dicono i meteorologi), e volevo andare in vetta al Pizzocco per ammirare il tutto.

    Ho scelto la soluzione più semplice tenendo conto di preservare le gambe per la pedalata di rientro al parcheggio di Pian Falcina in Valle del Mis.

    Dunque:

    • Salita obbligata in vetta al Pizzocco, tutta CAI per Forcella Intrigos e Pian del Lach
    • Rientro per Pian del Lach fino alla diramazione Bivacco Palia – Monte Piz – Rifugio Casera Ere
    • Discesa finale per il Rifugio Casera Ere: non è la più breve ma mi sembrava la migliore per rilassare i muscoli delle gambe prima della pedalata

    Per una relazione più dettagliata sui sentieri di chiusura di questa escursione vedi l’itinerario → Monte Pizzocco.

    Chi, all’interno di questa escursione, è interessato alla salita in vetta del Monte Pizzocchétto o Pizochèt, può far riferimento all’itinerario → Monte Pizzocchétto o Pizochèt, Monte Pizzòcco e Monte Piz: complimenti in anticipo a chi fa pure questa!

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    Videó
    Lago del Mis
    Area Ristoro del Pian Falcina
    Forcella Intrigòs
    Monte Pizzocco

    Megközelítés

    Partenza dell’escursione

    Lungo la Strada Provinciale 2 della Val del Mis imboccabile dall’area comunale di Sospirolo (da sud) e da Forcella Franche (da nord).

    Arrivo dell’escursione

    Dalla SS 50, nei pressi di Santa Giustina, svoltare verso monte seguendo le evidenti indicazioni stradali per San Gregorio nelle Alpi.

    Arrivati a San Gregorio nelle Alpi, seguire le indicazioni per “Roncoi” e “Rifugio Casera Ere”.

    Poco dopo il piccolo centro abitato si svolta a sinistra (Via Monte Pizzocco) con indicazione anche per la Chiesa di San Felice.

    Si avanza per circa un km, e c’è un’altra svolta a sinistra (con cartello bianco dei numeri civici di Roncoi di Dentro) e nuovamente indicazioni per la Chiesa di San Felice e il Rifugio Casera Ere.

    A questo punto si prosegue fino alla curva sinistra della stradetta asfaltata dove, sulla destra, inizia il sentiero CAI 851.

    Ancora poche decine di metri di asfalto, e c’è una stradetta che devia sulla destra della principale con indicazione (da grande tabella in legno) per il parcheggio del Rifugio Casera Ere.

    Dopo poco più di un km di stradetta mista asfalto, sterrato e cemento, si arriva alla sbarra del divieto di transito.

    Parkolás

    Partenza dell’escursione

    Varie possibilità nei pressi dell’area camper e pic nic di Pian Falcina tra il km 11-VII e 11-VIII della SP 2 della Val del Mis.

    Arrivo dell’escursione

    Il sentiero CAI 851 di fine escursione inizia in corrispondenza di una curva sinistra (della strada di arrivo in auto) con piccola tabella “Località Roèr”.

    Pochi metri prima c’è una piazzola sulla sinistra con panchina e fontanella: ci stanno 3 auto se messe molto bene; qui c’è una tabella più grande con scritto “Località FONTANELLE Comune di S. Gregorio nelle Alpi”.

    Qualche singola possibilità di parcheggio anche poco prima della panchina con fontanella, e poco dopo la curva sinistra dell’inizio del sentiero CAI 851.

    Koordináták

    DD
    46.165153, 12.059399
    DMS
    46°09'54.6"N 12°03'33.8"E
    UTM
    33T 272984 5116601
    w3w 
    ///zing.prelude.downriver
    Navigáció Google Térképpel

    A szerző által ajánlott kiadványok:

    “Agneléze Erèra Pizzòcco Monti della Destra Mis”

    a cura di Pietro Sommavilla e Paolo Bonetti

    FONDAZIONE GIOVANNI ANGELINI CENTRO STUDI SULLA MONTAGNA

    In questa guida ci sono anche 4 foto con linee sovraimpresse della percorrenza dei Crodèr Bassi e Crodèr Alti.

    **********

    “Sentieri e Viaz riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis 61 itinerari”

    di Aldo de Zordi – Paolo Lovat – Ivan De Zordi – Renato Sperandio

    EDIZIONI DBS

    **********

    Nella scheda “DIREZIONI”, ho impostato la descrizione della parte più tecnica del percorso come confronto tra quanto scritto nelle due guide di cui sopra.

    A szerző által javasolt térképek:

    Casa editrice TABACCO numero 023 "Alpi Feltrine Le Vette - Cimònega" 1:25.000

    In questa cartina sono indicati:

    • In rosso i numerosi tratti di sentieri CAI
    • Con buona precisione, e tratteggio nero, l’inizio escursione fino all’area della Casera di Riva Ièrta o Riva Erta
    • Con scarsa precisione, e tratteggio nero, parte della prosecuzione dopo l’area della Casera di Riva Ièrta o Riva Erta
    • Non è indicata la parte di itinerario che comprende i Crodèr Bassi

    A régióról szóló kiadványok:

    Mutass többet!

    Felszerelés

    Normale dotazione escursionistica più caschetto.

    Eventualmente corda e quant’altro per assicurare escursionisti con esperienze al limite delle difficoltà del percorso: svariati i passaggi misti di I° grado, e possibile qualche II° se non si indovinano le linee migliori, con tratti di discreta profondità.

    I ramponcini da prato o ramponcini forestali o “Fer da Tac” possono essere utili solo in un paio di brevi tratti per alleviare la fatica, ma non sono indispensabili per chi ha pratica di questi percorsi.


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