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Giro Orario dell'Antelao con Sentiero Alpinistico Bortolo De Lorenzo

A tartalmat készítette:
Little Fish Trek
  • Niente caffè oggi al Rifugio Scotter Palatini, è un po' troppo presto ... 😁
    Niente caffè oggi al Rifugio Scotter Palatini, è un po' troppo presto ... 😁
    Fénykép: Mario Briotto, Little Fish Trek

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    Dolomiti del Centro Cadore: Giro Orario dell'Antelao con Via Ferrata Ghiacciaio e Sentiero Alpinistico Bortolo De Lorenzo partendo da San Vito di Cadore.
    nehéz
    Hossz 24,8 km
    15:00 óra
    2 710 m
    2 710 m
    2 591 m
    1 023 m
    Escursione che cerca di realizzare un giro completo dell’Antelao, per sentieri segnati e rimanendo il più possibile in quota dopo la salita iniziale dal fondovalle.

    Il Sentiero Bortolo De Lorenzo, pur essendo interamente segnato sul terreno, è da classificare nella categoria cenge o viàz.

    Il resto si svolge quasi tutto su sentieri CAI con lunghi tratti di alta via.

    Il Sentiero Bortolo De Lorenzo merita senz’altro un’escursione giornaliera dedicata con una logistica completamente diversa, senza dover essere un “tassello all’interno di un programma più grande”.

    Dunque, il Giro Orario dell’Antelao non è una soluzione ottimale o semplicemente pratica per affrontare il Sentiero Bortolo De Lorenzo, ma è il Sentiero Bortolo De Lorenzo ad essere funzionale al completamento del Giro Orario dell’Antelao in quota.

    L’escursione è lunga e con un gran dislivello, e per “assaporarla” meglio probabilmente conviene organizzarla usufruendo dei rifugi lungo o a margine del tracciato.

    A szerző tippje

    Alcune foto sono in formato verticale o panoramico e non si visualizzano bene nelle anteprime: passare alla visualizzazione in formato intero per avere un’idea più completa dell’ambiente dell’escursione.

    ******************************

    Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nelle Dolomiti d’Ampezzo e Dolomiti di Sesto, si può far riferimento al link della raccolta → Cenge e vette nelle Dolomiti d'Ampezzo e Dolomiti di Sesto.

    Nehézség
    T5I+B/C nehéz
    Általános nehézség
    nehéz

    A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

    Élmény
    Táj
    Veszélyességi besorolás
    Legmagasabb pont
    2 591 m
    Legalacsonyabb pont
    1 023 m
    Ajánlott időszak
    jan.
    febr.
    márc.
    ápr.
    máj.
    jún.
    júl.
    aug.
    szept.
    okt.
    nov.
    dec.
    Kitettség
    ÉKDNY

    Úttípusok

    Hossz
    24,8 km
    Szintprofil megjelenítése

    Pihenőpontok

    Escursione al rifugio Scotter
    Baita Ciastel

    Biztonsági előírások

    Evitare con neve, ghiaccio e piogge recenti.

    Da fare solo con meteo super-sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.

    Non forzare, senza corda propria, l’attraversamento della frana del Canalone di Cancia nel caso non fosse presente il cordino di aiuto: in ogni caso è da valutare per bene di volta in volta ed è a proprio rischio e pericolo.

    Hasznos linkek és ötletek

    Come periodo consigliato ho indicato Luglio e Agosto tenendo conto delle ore di luce necessarie per fare, come in questo caso, l’intera escursione in giornata.

    Giugno può essere condizionato ancora dalla presenza di neve residua: le condizioni sono da verificare di anno in anno.

    I tempi sono comunque ristretti e, per avere un po’ di margine di sicurezza, bisogna partire con il buio e puntare ad arrivare al Rifugio Galassi con le prime luci.

    Se si spezza l’escursione in più tappe si può andare anche oltre questi termini verificando i periodi di apertura dei rifugi lungo e/o a margine del percorso.

    Se si prova in giornata unica è bene prepararsi dei finali alternativi con chiusura al Rifugio Antelao, Vinigo e Borca di Cadore.

    Útleírás

    Premessa

    Questo itinerario è stato percorso il giorno 30 luglio 2026, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.

    ↓

    Prima parte del Giro Orario dell'Antelao fino all’inizio est del Sentiero Bortolo De Lorenzo

    Dal parcheggio di San Vito di Cadore si sale super comodamente fino al Rifugio Scotter Palatini e poi si continua sul CAI 227 per Forcella Piccola e il Rifugio Galassi.

    Dal Rifugio Galassi bisogna seguire il CAI 250 per raggiungere la Forcella del Ghiacciaio, che sarà il punto più alto dell’escursione, seguendo le frecce per Forcella del Ghiacciaio, Ferrata Ghiacciaio e Rifugio Antelao.

    Il CAI 250 sale senza grosse difficoltà fin sotto la verticale della forcella ma non affronta il canalone per raggiungerla direttamente.

    Per l’ultima parte si sale la gran lastronata, a pendenza quasi costante, che sta a sinistra direzione salita o est, e che è agevolata dalle attrezzature della Ferrata Ghiacciaio.

    La roccia è solidissima e con buoni appigli e poche ghiaie, le attrezzature (allo stato attuale) sono praticamente perfette e si arriva pochi metri di quota sopra la Forcella del Ghiacciaio sul crinale che sale dalla forcella verso nord-est.

    Questa parte di via ferrata non è difficile nella sua categoria, ma è chiaro che c’è sempre una bella esposizione.

    Il sentiero continua per poco, sopra il crinale, quasi pianeggiante con tendenza discesa verso la forcella e, senza raggiungerla, svolta per scendere nel grande e spettacolare vallone del Ghiacciaio Superiore.

    Per uscire dal vallone si affronta un salto verticale in discesa dove c’è un secondo tratto di via ferrata più breve ma più impegnativo del primo.

    Qui ci sono dei passaggi dove, pur cercando i migliori appoggi per i piedi, bisogna tenersi per bene.

    Attrezzature ottime, sia cavi che grappe metalliche tipo scaletta.

    Si continua in discesa, prima su ghiaie e poi su camminamenti nel verde, sempre rimanendo sul sentiero CAI 250 fino a una dolce risalita che conduce alla tabella «Valon Cianpestrin 1919 m».

    Ancora poche decine di metri e c’è un bivio con indicazioni per Forcella Piria.

    Per rimanere su sentieri CAI si potrebbe continuare verso Forcella Piria per svoltare a destra nel CAI 230, ma ho seguito un altro sentierino indicato nelle mappe e non segnato sul terreno tranne una freccia iniziale in legno senza alcuna scritta.

    Questo sentierino è poco visibile nei primi metri, poi ha un tratto ben individuabile e quasi sparisce nel facile finale: alla fine, comunque, fa risparmiare un po’ di percorrenza rispetto alla soluzione CAI.

    Si risale così, attraversando i bei Piani de Campestrìn, fino alla piccola Forcella Cadìn da dove, con meno di 300 metri di camminata, si scende all’inizio est del Sentiero Bortolo De Lorenzo.

    L’inizio è subito dopo un bel antro-grotta con Madonnina alla tabella «Sotto Forc. Cadin 2010 m».

    ↓

    Percorrenza del Sentiero Bortolo De Lorenzo in direzione est→ovest fino alla postazione dell’ex Bivacco Brunetta

    I miei riferimenti bibliografici per questo sentiero-viàz-cengia sono stati:

    • «Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI» di Fabio Cammelli
    • «DOLOMITI Il grande libro dei sentieri selvaggi» di Paolo Bonetti e Paolo Lazzarin

    In tasca avevo le fotocopie del libro di Fabio Cammelli, più recente e più dettagliato.

    Tutti e due i libri propongono il Sentiero Bortolo De Lorenzo in versione traversata iniziando dal Rifugio Antelao.

    Chi vuole spezzare in due giorni il lungo anello di questa escursione può far tappa al Rifugio Antelao.

    Per chi vuole fare un anello in giornata dedicato al Sentiero Bortolo De Lorenzo probabilmente la miglior partenza è da Vinigo.

    ******************************

    Dalla tabella «Sotto Forc. Cadin 2010 m» si abbandona il CAI 230 (che scende con indicazioni per Venàs, Borca e San Vito) e si tira diritti a fianco della fascia rocciosa seguendo un buon sentierino.

    Si contorna tutta la prima conca e si scavalca la costa di uscita passando sotto un gran torrione squadrato.

    La più larga conca successiva è chiusa da una allungata costa quasi orizzontale ricoperta di fitti mughi.

    Si arriva a una colata detritica poco prima della costa e ci sono due ometti che “consigliano” di risalire al margine della colata detritica.

    Dopo una trentina di metri di dislivello un altro ometto fa svoltare a sinistra dentro un corridoio tra i mughi per raggiungere la base della fascia rocciosa.

    Risalendo sotto la fascia rocciosa fino allo scavalcamento della costa ho visto i primi bolli rossi e una freccia metallica abbattuta con l’indicazione per il Bivacco Brunetta, a suo tempo spazzato via da una valanga.

    Fino a qui si può dire che sono normali sentieri e da qui si cambia modalità di progressione su tutto un susseguirsi di discese al fondo di canali-colatoi e risalite delle coste successive.

    È inutile descrivere nel dettaglio ogni discesa e risalita perché, a mio giudizio, basta seguire i segni rossi e gli ometti che, mi sembra e per fortuna, ora siano di più di quanto lasciano intendere i libri-guida.

    Comunque si inizia scendendo nel profondo solco del canalone del Ru de Rugnàn, e prima di risalire bisogna scendere ancora qualche metro tra le roccette del canale.

    Si arriva poi a una selletta con bella vista sul Pelmo dopo la quale c’è una discesa in una colata detritica tra i mughi dove ho visto anche un paio di segni rossi brillanti più recenti degli altri.

    Dopo aver perso una cinquantina di metri di quota ci si infila in un taglio di mughi che porta a una discesa su roccette con appoggi di mani e un altro taglio di mughi, da dove si esce su breve traverso esposto e friabile.

    Poi si continua in modo vario nell’area indicata nelle mappe come “Cengia de Mèz” o “Zengia di Medo” fino ad arrivare al fondo di un canale da risalire per poter entrare nel Valón de l’Antelao.

    Sono circa 120 metri di dislivello, prima nel facile fondo del canale, poi nei tagli di mughi e infine su pendio erboso: sempre attenzione a segnavia, ometti e rami tagliati per salire sulle linee più comode.

    Dopo una selletta con larice («Cavalìn de le Taiòle» secondo il libro-guida di Fabio Cammelli) si continua a traversare in testata del Valón de l’Antelao fino a una freccia dipinta che indica l’inizio discesa.

    Da quel punto, come senso generale, bisogna attraversare in discesa con tendenza ripida diagonale tutto il vallone fino alla destra idrografica, dopo il canalino con portata d’acqua.

    Questa discesa non è e non può essere tutta segnata nel dettaglio anche perché le situazioni e le linee di dettaglio possono cambiare dopo ogni stagione invernale.

    Ci sono dei segnavia distanziati che è bene individuare per avere un’idea di dove puntare, ma poi si va a occhio per i passaggi di dettaglio.

    Piano-piano si fa, e si raggiunge il ruscello dove ho fatto il pieno alle borracce.

    Poi ci sono subito un paio di segni rossi che indirizzano verso una piccola costa franosa e successivamente nel taglio di mughi di prosecuzione.

    Questo, a mio giudizio, è stato il tratto più fastidioso del Sentiero Bortolo De Lorenzo, direi “poco controllabile” con certezza.

    Ho visto un paio di linee per passare tra i ripidi franamenti che seguono i segnavia, ho seguito quella più alta ma, alla fine, non so dire se era la migliore.

    Il GPS qui non è di nessun aiuto per mancanza di precisione nella ristrettezza degli spazi e, soprattutto, perché il fondo non è stabile e ogni anno, come evidenza dei migliori (per modo di dire migliori) punti di passaggio, si riparte quasi da zero dopo la stagione invernale.

    Posso solo dire che ho visto, qua e là, “qualche scarponata” non continua di qualcuno che era passato prima di me in stagione: non sono ammesse scivolate.

    Fatto questo si riprende in modalità “solo divertimento con attenzione” fino a una scenografica salita sotto una fascia rocciosa aggettante con passaggio in uscita di I°+ su presa solidissima.

    Poco più avanti c’è un passaggio esposto con cavo di aiuto e a seguire tutta una serie di ondulazioni su coste e sellette fino alla base del canale finale da risalire per raggiungere la postazione dell’ex Bivacco Giovanni e Giulio Brunetta.

    I numerosi segnavia fanno stare sulla sinistra direzione salita del canale con qualche presa di I° nel finale.

    In totale, secondo il mio GPS, sono poco più di 70 metri di dislivello.

    Sopra la sella di arrivo, che introduce sulla Busa de la Ciaudiéra, non è rimasto nulla del bivacco: solo qualche paletto/fittone, più un cartello freccia metallico del CAI Padova con indicazione per il Rifugio Antelao (… che è ben distante da qui come tempi).

    ↓

    Rientro a San Vito di Cadore dalla fine ovest del Sentiero Bortolo De Lorenzo

    Ora si ritorna su tracciati segnati CAI, e si inizia scendendo per il CAI 232.

    La prima parte ripidina è un po’ sporca di ghiaie e bisogna andare piano, ma poi nel bosco più in basso si riesce a camminare in modo regolare.

    Dopo aver perso oltre 700 metri di quota si incrocia il CAI 230, dove c’è un avviso CAI di una frana nel Canalone di Cancia che ha reso inagibile il sentiero originale e chi passa lo fa a proprio rischio e pericolo.

    Non sapevo di questo problema, ma ho continuato con l’idea di tornare indietro e scendere a Borca di Cadore in caso di problemi insormontabili.

    Poco dopo l’immissione nel CAI 230 inizia una dolce risalita che, dopo 4 tornanti, porta al margine del Canalone di Cancia.

    La situazione attuale è questa: 1) la frana è impressionante per larghezza e profondità; 2) ci sono dei lavori in corso (segnalati anche nell’avviso) con una telecamera puntata nella direzione dei lavori, probabilmente e giustamente per controllare che qualcuno non tenti di attraversare approfittando di cavi ed altro messi in loco per i lavori; 3) la sponda di sinistra idrografica lato arrivo di oggi non si può scendere senza l’aiuto di una corda perché è troppo inclinata, profonda e franosa; 4) la sponda di destra idrografica, invece, mostra dei “punti relativamente deboli”.

    Poco sopra l’area dei lavori in corso è stato piazzato un cordino (di quelli “professionali” per attrezzare passaggi) in diagonale per scendere nel fondo della frana.

    Senza quello forse sarei dovuto tornare indietro perché oggi (per risparmiare peso vista la lunghezza dell’escursione) non avevo portato la corda – l’alternativa era risalire faticosamente in mezzo ai mughi sperando di trovare un punto migliore di discesa meno ostico: tempi lunghi ed esito incerto.

    Sono sceso al fondo della frana con l’aiuto del cordino e ho risalito un tratto su facili passaggi fino ad arrivare all’altezza di una traccia di sentiero di cui si notava la continuazione dall’altro lato.

    Trovato un punto per rimontare la sponda di destra idrografica (non banale ma decisamente meglio di quello fastidioso sopracitato nel Valón de l’Antelao) ho raggiunto il sentierino e ho continuato fino a un bivio con tornante a destra dove c’erano rami tagliati dentro tutte e due le possibili prosecuzioni.

    Qui bisogna prendere a destra per il tornante e, dopo il successivo tornante a sinistra, si ritroveranno anche i segnavia di vernice del CAI 230 ad affiancare ometti e rami tagliati.

    Ora si continua facilmente nel bosco fino ad uscire in campo aperto su una zona di roccette-pietraia poco inclinata e ricoperta di mughi: è l’area indicata come Crepe del Bosco Nuovo nella cartina Tabacco.

    Per non incasinarsi tra i mughi serve molta attenzione agli ometti e ai rami tagliati nelle prime strette svolte poco visibili in ambiente un po’ confuso di base.

    “L’ansia da orientamento” dura poco e poi i passaggi sono molto larghi e super segnalati da ometti.

    La lunga discesa esce dai mughi per entrare in pendii con arbusti vari, sempre con tanti ometti che è bene non perdere di vista.

    È tutta una discesa dove non si può andare veloci, e si cammina in trattenuta costante.

    Il CAI 230 rientra nel bosco a nord di Col Festinel più o meno tra i 1130 e i 1140 metri di quota (poco prima ho trovato una piccola sorgente per un altro rifornimento d’acqua).

    All’ingresso nel bosco c’è un ometto che indica un sentiero ben visibile che continua diritto rispetto alla linea di arrivo, ma ce ne sono altri due più nascosti tra gli arbusti che indicano un altro sentiero che piega a destra in salita: bisogna prendere quello di destra.

    Dopo la breve salita si scende a una diramazione con la stessa situazione di prima: sentiero più evidente che va diritto e meno evidente che piega a destra: anche qui si va a destra seguendo i rami tagliati.

    In breve si arriva ai manufatti della Sorgente Festinel (dove ho avuto modo di rinfrescarmi per bene faccia e braccia) e ci si immette nella comoda stradetta forestale che porta a San Vito di Cadore.

    Qualche minuto di asfalto con risalitina finale e si ritorna al parcheggio di partenza.

    ↓

    Nota finale

    Come da cartellonistica in loco, ripeto che chiunque tenti di attraversare la frana del Canalone di Cancia lo fa a proprio rischio e pericolo.

    Non c’è alcuna garanzia di ritrovare il cordino di aiuto in discesa che ho trovato in questa uscita.

    Allo stato attuale, senza il cordino fisso di aiuto sarebbe ben difficile e pericoloso scendere al fondo del canalone senza corda propria.

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    Ma {low} -tól {high} -ig és {precipitation} {precipitation_type}
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    Videó
    Parco NeveSole
    Baita Sun Bar
    Parkplatz Baita Sun Bar
    Rifugio Scotter-Palatini
    Escursione al rifugio Scotter
    Rifugio Galassi
    Escursione al rifugio Galassi
    Baita Ciastel
    Rifugio Antelao
    Rifugio Antelao
    IAT San Vito di Cadore Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica

    Tömegközlekedéssel

    Tömegközlekedéssel elérhető

    San Vito di Cadore è molto ben collegata con mezzi pubblici con fermate a distanze compatibili con l’inizio dell’escursione.

    Tuttavia bisogna prevedere un pernottamento e partire direttamente dalla struttura ricettiva, perché gli orari dei mezzi pubblici non possono coprire le necessità di questa escursione.

    Megközelítés

    Bisogna andare a San Vito di Cadore e svoltare per Via Belvedere in direzione degli impianti di risalita; poi si prosegue fino all’ultimo parcheggio.

    Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Parcheggio Brasolas»; da notare che Google Maps indica «Brasolas» mentre nella cartellonistica in loco il parcheggio è denominato «P1 Brosolas» (aggiornamento Agosto 2026).

    Parkolás

    Parcheggio «P1 Brosolas» a San Vito di Cadore con 200 posti auto.

    Koordináták

    DD
    46.462091, 12.216945
    DMS
    46°27'43.5"N 12°13'01.0"E
    UTM
    33T 286306 5149154
    w3w 
    ///chalks.chosen.magnified
    Navigáció Google Térképpel

    A szerző által ajánlott kiadványok:

    “Guida alle vie ferrate e ai percorsi in cengia di CORTINA D’AMPEZZO E DINTORNI”

    di Fabio Cammelli

    CASA EDITRICE PANORAMA

    ******************************

    “DOLOMITI Il grande libro dei sentieri selvaggi”

    di Paolo Bonetti – Paolo Lazzarin

    Zanichelli

    A szerző által javasolt térképek:

    Casa editrice TABACCO numero 016 "Dolomiti del Centro Cadore" 1:25.000

    A régióról szóló kiadványok:

    Mutass többet!

    Javasolt térképek erre a régióra:

    Mutass többet!

    Felszerelés

    Normale dotazione escursionistica più caschetto.

    Eventualmente corda e quant’altro per attraversare la frana del Canalone di Cancia nel caso non fosse presente il cordino di aiuto.


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    Hossz
    24,8 km
    Időtartam
    15:00 óra
    Szintemelkedés
    2 710 m
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    2 710 m
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