Anello delle Sette Picche dalla Val Alba (versione con cinque punti vetta)
Little Fish Trek
L’area è quella delle Crete di Gleris con l’Alta Via CAI Moggio cha fa da «spina dorsale di base» per la traversata in quota, e sono possibili partenze sia dalla Val Alba che dalla Val Gleris.
Io ho seguito la proposta del bel libro-guida «Oltre il sentiero» di Omar Gubeila, Ilario Morettin, Stefano Piussi e Daniele Puntel.
In questo caso si sale dalla Val Alba e si percorre un itinerario segnato – più alto dell’Alta Via CAI Moggio – che tocca i cinque punti vetta di Cima della Pecora, Cima del Muini, Cima di Mezzo, Cima Alta di Gleris e Monte Chiavals.
È un percorso che si può definire «sentiero alpinistico» con difficoltà che rimangono entro il II° grado.
Con buona visibilità non ci sono problemi di orientamento, anche se la guida segnala che allo stato attuale buona parte dei segnavia di vernice sono alquanto sbiaditi.
A szerző tippje
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nella Provincia di Udine, si può far riferimento al link → Escursioni e sentieri alpinistici dalla Provincia di Udine.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
Úttípusok
Biztonsági előírások
Da fare solo con meteo super-sicuro e ottima visibilità prevista per tutto il giorno e a tutte le quote.
Útleírás
Questo itinerario è stato percorso il giorno 2 ottobre 2025, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nella relazione che segue con il termine “guida” mi riferisco a «Oltre il sentiero» di Omar Gubeila, Ilario Morettin, Stefano Piussi e Daniele Puntel.
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Dal parcheggio finale in Val Alba a Forcella della Pecora
Dal parcheggio finale in Val Alba bisogna salire all’Alta Via CAI Moggio seguendo il CAI 425 fino a un tornante sinistro della stradetta dove, un po’ all’interno, ci sono i resti di un ex ricovero militare della Grande Guerra.
Per arrivare qui ho fatto una breve deviazione iniziale dalla stradetta per passare al Rifugio Vualt, ed un’altra segnata CAI che va più diretta all’ex ricovero militare.
Circa 50-60 metri dopo la traccia di deviazione per l’ex ricovero militare bisogna abbandonare la stradetta per un sentierino che sale nel bosco di destra: oggi non ho visto segnavia ed il sentierino inizia dietro un manufatto di cemento (tipo pozzo) che copre un tubo di scolo che convoglia l’acqua sotto la stradetta per non danneggiarla in caso di forti piogge.
Il sentiero sale comodamente nel bosco fino a traversare alla base di un largo e ripido canale-vallone.
Si risale il canale-vallone con occhio agli ometti che guidano al meglio su qualche tratto sporco di ghiaie ma mai particolarmente fastidioso.
Si arriva così all’immissione nell’Alta Via CAI Moggio a poca distanza da un ex fortino militare che sta a sinistra rispetto al punto di arrivo: però per questa escursione si svolta a destra.
Si prosegue con un bel traverso (oggi un po’ meno bello per le nubi basse) fino a una serie di tornantini ravvicinati che alzano il livello più o meno alla quota di Forcella della Pecora – l’ultimo tornantino incrocia una traccia che traversa, l’alta via continua a destra e Forcella della Pecora è a pochi passi sulla sinistra, con l’appuntita piramide di Cima della Pecora ben in evidenza.
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Salita a Cima della Pecora da Forcella della Pecora
Dalla forcella si avanza qualche metro lato Val Gleris fino a una nicchia nella roccia con Crocifisso, seguita da un segnavia rosso sopra una cengetta rocciosa molto esposta sotto un tratto di parete leggermente strapiombante.
Per stare in piedi bisogna tenersi con attenzione sui vari appigli perché la schiena è sbilanciata all’indietro.
Secondo la guida, e anche a mio giudizio, è un II° grado pieno (orizzontale).
È possibile anche «gattonare», sempre con attenzione perché la cornicetta di pochi metri è stretta e … ne manca un pezzettino: ho provato tutti e due i metodi tra andata e ritorno.
Poi segue un canale-vallone dal fondo non tutto solido fino a una freccia rossa che manda a sinistra dentro un breve taglio di mughi, dopo i quali c’è qualche metro solido su facile cresta in campo aperto prima di spostarsi di nuovo a sinistra dentro un altro taglio di mughi.
Si entra così nel fianco finale a sinistra della linea di cresta, su ripida diagonale gradinata con attenzione alle ghiaie che sporcano vari appoggi.
Resta il passaggio più caratteristico: uno stretto e storto intaglio che bisogna affrontare senza bastoncini appesi allo zaino e comunque con zaino piccolo se non lo si è lasciato giù alla Forcella della Pecora (io ho lasciato i bastoncini in forcella).
Ci sono vari appigli-appoggi per superare l’intaglio (10 metri secondo la guida) con passi che non arrivano al II° grado, e si può salire fin dall’inizio o camminarci dentro (zaino piccolo) e salire più dall’interno.
Dalla testata dell’intaglio ancora qualche ripido gradone per arrivare alla piccola Croce di vetta che sta … su un piccolo punto vetta.
Il punto vetta è veramente aereo e se non si va da soli bisogna stare molto attenti a come ci si scambia le posizioni.
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Da Forcella della Pecora a Cima del Muini
Rientrati a Forcella della Pecora si inizia a risalire il versante opposto a Cima della Pecora seguendo bolli rossi e ometti tra i primi balzi non difficili.
Poi si incontrano una serie di roccette max I° grado, un traverso a destra e un tratto erboso che porta sotto una spaccatura su un balzo di roccia con un paio di passi inziali di II° grado ben appigliati.
A seguire si rimane sul «ben ripido continuo» con altri isolati solidi passi di I° e I°+, fino ad arrivare sotto la fascia rocciosa del filo di cresta con scritte in vernice rossa per «Cima d Muini» a sinistra e «Forc. d Muini» a destra.
In breve si va a Cima del Muini dove si può pure proseguire un po’ oltre in leggera discesa su cresta per avere viste diverse.
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Da Cima del Muini a Cima di Mezzo
Tornati alle scritte in vernice di cui sopra, si continua su «traverso quasi cengia» fino a un ripido canalino con «masso appoggiato a mo’ di cappello» sulla testata.
Bisogna risalirlo con solidi I° grado e un II° ben appigliato in uscita.
Poi si scende in «diagonale delicata» dove si appoggiano sempre le scarpe per intero, ma vari passi sono da valutare per ghiaie sugli appoggi e qualche punto un po’ friabile di base.
Si arriva alla Forcella del Muini con scritte (… molto sintetiche) in vernice rossa «C. M.I» che rimanda alla direzione di provenienza di Cima del Muini, e «C. M.Z» che indirizza verso la prosecuzione per Cima di Mezzo.
Dalla Forcella del Muini si risale un canale roccioso più agevole di quanto sembra da sotto fino a un masso incastrato finale.
Per superare il masso servono un paio di movimenti di II° grado pieno perché bisogna far forza con le braccia non bastando l’equilibrio di gambe per andar su: però gli appigli sono da mano intera.
A seguire qualche metro di erbe fin dentro un altro canaletto non difficile che va sotto l’articolata parete finale per Cima di Mezzo.
Qui serve veramente attenzione ai bolli e frecce rossi per mantenere la giusta linea.
In un punto in cui si potrebbe ancora proseguire nel canale c’è una freccia rossa che manda a sinistra su una diagonale che va dentro un arco nella roccia.
Ben prima dell’arco, però, un altro segnavia angolato fa invertire direzione a destra su una breve lista-cengetta che porta sotto le roccette continue finali ben segnate da bolli rossi.
Qui la guida scrive: «Questo tratto risulta il più esposto della via ed è costituito da una parete di trenta metri, che si risale su roccia sempre compatta ed articolata».
Tutto vero: si rimane nel I° e qualche isolato I°+, su base solida e con il vuoto che aumenta alle spalle.
Arrivati sul filo di cresta Cima di Mezzo è a pochi metri sulla sinistra.
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Da Cima di Mezzo a Cima Alta di Gleris
Tornati da Cima di Mezzo al punto di uscita sul filo di cresta si va avanti pochi metri fino alla testata di un ripido articolato canale che cala alla forcella successiva: Forcella di Gleris secondo la guida e Forcella del Forame su qualche mappa.
Sempre secondo la guida sono 200 metri di discesa, e secondo il mio GPS sono 100 metri o poco più lineari di camminata e un po’ più di 50 metri di dislivello.
L’inizio discesa è «ripido e sporco» con qualche passo di I°+ agevolato da una corda, poi il canale rimane di attenzione ancora un tratto per finire più dolcemente in forcella (con presenza di grande ometto e cippo).
Si riprende a salire dall’altro lato della forcella quasi di fronte al punto di arrivo, e dopo un paio di svolte i segnavia indirizzano su una costa frastagliata e passaggi solidi che forse non arrivano al I° pieno.
In alto i segnavia fanno piegare dalla costa frastagliata dentro un canale con masso incastrato in testata, e si esce a destra del masso con un paio di passi di I° o I°+ e appigli generosi e solidi.
Poi si piega a sinistra e, sul largo, tra erbe e roccette isolate si punta alla fascia rocciosa sommitale che sostiene Cima Alta di Gleris.
Seguendo i segnavia si finisce sotto lo spigolo di sinistra direzione salita dove c’è una forcelletta che dà su un profondo e dirupato (in basso) canale in versante nord.
C’è un grande ometto appoggiato sulla forcelletta, e i segnavia rossi fanno proprio cambiare versante per una discesa nel canale di una quindicina circa di metri di dislivello (ripidi e un po’ scivolosi, ma gestibili).
Ci si sposta a destra per uscire dal canale in corrispondenza di uno spigoletto con segnavia e traccia a terra, si traversa qualche metro e si trova la salita finale diretta su roccia.
L’attacco è di II° «non proprio lineare e neanche pulito», ma è agevolato da una corda che ho usato all’inizio – poi si continua con altri passi di I°+ incontrando una seconda corda alla fine della prima.
Dopo i primi passi «non lineari e non puliti» però ho trovato tutto solido e non mi sono più servito delle due corde.
Dalla fine delle corde si procede quasi tranquillamente (comunque sempre esposto) fino in vetta, con ometto e contenitore del libro delle firme … in formato «scatola per freezer».
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Dalla Cima Alta di Gleris al Monte Chiavals o Cjavals
La guida scrive «Questo è il tratto più spettacolare e remunerativo dell’intero itinerario, svolgendosi lungo aeree creste, mai particolarmente esposte e spesso su belle placche rocciose ed ampie. Piccoli saliscendi si alternano a tratti dove la cresta si affila, facilmente aggirabili in caso di necessità verso sinistra.»
Non c’è niente da aggiungere: c’è solo da divertirsi❗😊
E per fortuna che almeno qui oggi è arrivato il Sole 🌞 rendendo godibile al 100% la percorrenza di cresta.
In vetta al Monte Chiavals oggi 2 Ottobre c’era una galaverna di ghiaccio sulla rudimentale Croce in legno.
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Chiusura anello dal Monte Chiavals o Cjavals
La chiusura anello inizia con discesa diretta per il sentiero a sud verso il Bivacco Bianchi, con qualche tratto ripido ma mai difficile: qui ho ripreso in mano i bastoncini che avevo appeso allo zaino fin dalla ripartenza da Forcella della Pecora in direzione Cima del Muini.
Poi dal Bivacco Bianchi solo relax lungo i comodissimi CAI 428 e poi 428a, con lungo finale in bell’ambiente boschivo.
Zuc del Bor
Megközelítés
Si prosegue fino al divieto di transito – prima del Rifugio Vualt – dove si trovano i due parcheggi.
Parkolás
Koordináták
A szerző által ajánlott kiadványok:
di Omar Gubeila, Ilario Morettin, Stefano Piussi e Daniele Puntel
editrice CO.EL.
A szerző által javasolt térképek:
Felszerelés
Eventualmente uno spezzone di corda e quant’altro per assicurazioni nei passaggi più difficili.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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