Vecchio Sentiero dei Cacciatori-Prati del Pievidùr-Pala del Ciso
Little Fish Trek
Via di accesso alla gran conca prativa del Pievidur che va inquadrata nel territorio assieme all’itinerario «Val Canzoi → Val Scura per Val delle Vacche e Creste del Pievidùr».
Mettendo insieme queste coppie di vie di accesso e uscita ai Prati del Pievidur si possono programmare varie escursioni molto impegnative e selvagge.
Ho mantenuto la denominazione «sentiero» data dalla guida citata nei libri consigliati, anche se in questo caso «sentiero» non rende bene l’idea: è un vero “Viàz” con la “V” maiuscola.
Oppure, se per i cacciatori di una volta questo era un «sentiero» … erano veramente dei gran cacciatori!
Rispetto alla proposta della guida ho aggiunto la salita alla Pala del Ciso sulla via del rientro verso il Passo Forca.
Per Pala del Ciso intendo la cima più alta di quota 2068 della serie di tre pale, che è quella più vicina al Passo Forca.
Lo specifico perché la toponomastica di quest’area è assai controversa.
Su alcune cartine – tra cui la Tabacco – Pala del Ciso è la seconda cima come quota, e quella di 2068 è senza nome.
Per la LagirAlpina quella di 2068 è addirittura il Pievidur, ma questa tesi direi che è da escludere.
Poi c’è una guida di scialpinismo che fissa la Pala del Ciso chiaramente a quota 2068 … e avanti ancora con altre interpretazioni.
Io ho chiarito la mia non perché sia sicuramente la più corretta, ma solo per far capire dove si è svolta questa escursione.
A szerző tippje
Alcune foto sono in formato verticale o panoramico e non si visualizzano bene nelle anteprime: passare alla visualizzazione in formato intero per avere un’idea più completa dell’ambiente dell’escursione.
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All’interno delle strette valli di questa escursione, il GPS soffre di rimbalzi di segnale in vari punti.
Pertanto, la traccia registrata non è da seguire acriticamente come compare a terminale, ma è da integrare con le osservazioni di giornata sul territorio.
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti nell’area del Gruppo del Cimónega, Destra Mis, Monte Pizzocco e Monte Tre Pietre si può far riferimento al link → Gruppo del Cimonega – Destra Mis – Monte Pizzocco e Tre Pietre.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.
Úttípusok
Szintprofil megjelenítéseBiztonsági előírások
Evitare con bagnato, neve o gelo.
È comunque probabile trovare umidità e/o bagnato in qualche tratto di attenzione dove potrebbe essere necessario assicurarsi.
Portare l’attrezzatura necessaria.
Hasznos linkek és ötletek
Útleírás
Premessa
Questo itinerario è stato percorso il 24 ottobre 2021, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nella relazione che segue, con il termine «guida» mi riferisco sempre a “Sentieri e Viaz Riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis” (di Aldo de Zordi, Paolo Lovat, Ivan de Zordi e Renato Sperandio).
Non descrivo il sentiero CAI 852 perché, seppur non banale, è molto noto e molto ben segnato – ed è anche interamente mappato su OpenStreetMap e derivati.
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Avvicinamento all’inizio del Vecchio Sentiero dei Cacciatori
Il Vecchio Sentiero dei Cacciatori si stacca dal sentiero CAI 852 che sale al Passo Forca.
La guida indica il punto di uscita a quota 1680 e il mio altimetro ha segnato 1670: quindi va benissimo considerando gli “scarti fisiologici” che ci sono con gli altimetri.
Per dare un altro riferimento, l’uscita è appena prima della curva secca a destra del sentiero CAI 852 che anticipa di pochi metri il ben noto saltino roccioso che rappresenta l’unico passaggio veramente tecnico di salita al Passo Forca.
Se si arriva al saltino roccioso basta tornare indietro di pochi metri.
Appena prima di questa curva secca a destra, si nota una traccia più esile in leggera discesa verso sinistra ed è quella buona.
Già da poco prima e fino a poco oltre il bivio si nota chiaramente un gran covolo sulla parete della montagna: è il primo obiettivo da raggiungere dopo l’uscita dal CAI 852.
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Percorrenza del Vecchio Sentiero dei Cacciatori dall’uscita dal CAI 852 fino ai Prati del Pievidur
Appena entrati nel sentierino giusto, si incontrano dei rami tagliati a terra e poi uno sbiadito bollino rosso sulle rocce di destra.
Si scende a fianco delle rocce su tracce sporche di ghiaie e si traversa fino al grande covolo che sta in una conca ben delimitata.
Si esce dalla conca per un canale-scivolo che sta a sinistra del covolo rispetto alla direzione di marcia.
La guida indica 50 metri di canale, ma probabilmente intende come percorrenza lineare perché dovrebbe essere di 25 o 30 metri di dislivello, a seconda del punto di uscita.
Comunque, è un misto di erba e roccette con qualche riga di ghiaia a dar fastidio, ma una buona linea tra qualche I° grado e quasi II° si trova se il fondo è asciutto.
A mio giudizio, se si fa questo senza grossi problemi poi si può fare anche tutto il resto dal punto di vista tecnico.
Si scavalca la costa di sinistra e si scende, a fianco di una placca rocciosa molto liscia, sull’erba vicino ai mughi.
Qui si punta alla base di una costola rocciosa che delimita l’ingresso in un altro canale, e dove c’è un evidentissimo bollo rosso … che è il secondo e ultimo di tutto il viàz.
Aggirata la costola rocciosa del bollo rosso, si risale il nuovo canale: anche questo probabilmente è sui 25 metri di dislivello, ed inizia su base pietrosa non difficile per finire su ripide loppe al punto di uscita sempre verso sinistra – il punto di uscita è identificabile da un evidente ometto.
Ora la guida indica una discesetta delicata con chiodo in loco per assicurarsi, e poi l’attraversamento di placche rocciose con altri tre chiodi utili in caso di bagnato.
Il saltino di discesa è su base instabile ma oggi asciuttissima e non ho guardato dove fosse il chiodo perché era fattibile lo stesso.
Le successive placche non sono molto inclinate, ma sicuramente molto infide se bagnate.
Oggi c’era qualche rigagnolo d’acqua (immagino acqua sorgente visto il periodo asciutto da vari giorni) ma facilmente evitabile.
Attraversando ho visto un chiodo con anello ma non ho usato la corda per autoassicurarmi: il mio consiglio però è di portarla sempre in questo viàz.
Fatta questa traversata, c’è un breve tratto in leggero saliscendi su traccia molto esile tra roccette a monte e mughi a valle: attenzione perché è esposto e i mughi non mi sembrano in grado di contenere un’eventuale scivolata.
Dopo questi pochi metri si entra in un’articolata salita su canaletti vari.
All’inizio è un largo vallone, e bisogna puntare semplicemente alla fascia rocciosa cha sta sopra.
Qui sono salito a occhio preferendo stare in campo libero sulle loppe e non nella vegetazione di sinistra.
Pochi metri prima di arrivare alla base della fascia rocciosa si nota un canale ben delimitato che la aggira verso sinistra, e portandosi con traverso alla sua base di inizio si incontra un grosso ramo tagliato, che più esattamente è un piccolo abete “segato a metà”.
Il canale di aggiramento è facile fino all’ingresso in una fascia di mughi dove qualche rametto tagliato guida negli stretti passaggi dove bisogna spostare alcuni rami con le mani.
Si arriva sotto un salto roccioso spaccato in due da un intaglio, con ometto alla base segnalato dalla guida: l’ho trovato semi-abbattuto e l’ho ricostruito.
Dall’inizio del primo vallone all’ometto dovrebbero essere circa 60 metri di dislivello.
Dall’ometto si piega a destra su un vero taglio di mughi per non più di 10/15 metri, fino alla base di una paretina che in guida è definita di “8-9 metri con passaggi di II° e III°”.
La parete NON è continua ma sono piccoli salti su roccia ottima tra liste di loppe, e non mi sembra che arrivino al III°: si esce verso destra con l’aiuto dei mughi su un saltino terroso.
Poi qualche rametto tagliato guida in stretti passaggi tra i mughi per pochi metri, e compare un altro vero e comodo taglio di mughi verso sinistra che conduce velocemente sopra una selletta che dà accesso a una gran conca.
Qui la guida scrive semplicemente di scendere per 40 metri e risalire la sponda opposta della conca.
La discesa è a vista su loppe a tratti MOLTO RIPIDE: se non fosse perfettamente asciutto o fosse troppo secco, qui sarebbe opportuno calzare i ramponcini da prato.
All’inizio verso sinistra c’è qualche mugo dove ho visto un ultimo ramo tagliato.
Comunque io ho perso circa 50/55 metri per andare alla base del punto che mi sembrava più logico come inizio risalita dell’altra sponda, dove si vedevano già dalla sella iniziale un paio di corridoi tra i mughi di quel lato.
Dopo la breve risalita si continua traversando vicino all’alta fascia rocciosa e si entra nell’ennesimo canale da risalire giusto sopra dei salti impraticabili in assetto escursionistico.
Il “benvenuto nel canale” è un breve I° grado sporco di ghiaia, poi un buon tratto facile e un altro su roccette dove bisogna usare le mani con qualche altro isolato I° grado o I°+.
Finite le roccette si scavalca la costa di destra per entrare in un canale parallelo che in breve si risale senza difficoltà tecniche fino all’ingresso nei Prati del Pievidur, ingresso possibile in più punti nel finale scavalcando verso sinistra.
Quest’ultima salita (tra i due canali alla fine paralleli) è di circa 120/130 metri di dislivello in tutto, ma dipende da dove si sceglie di uscire in alto.
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Uscita dai Prati del Pievidur verso la Forcella Sass de Bottiglia
Qui, prima di dirigersi verso l’uscita, la guida consiglia una visita al ben noto Covolo di Severino Pagnussat con un percorso di andata-ritorno ai bordi della gran conca prativa del Pievidur.
Non l’ho fatto perché volevo salire alla Pala del Ciso mantenendo un po’ di margine di tempo per chiudere la giornata.
Dal punto di “ingresso variabile” nella conca prativa, si procede per tracce e per non più di 100 metri in linea d’aria fino alla base di un canale tra due fasce di roccia molto alte.
L’inizio del canale è stretto e con vari saltini su buona roccia: in questa parte sono veramente belle le viste (alle spalle) verso il Monte Tre Pietre “incorniciate” dalle alte pareti del canale.
Poi si apre una specie di circo tra erbe, ghiaie e radi mughi: qui bisogna puntare a un canale-strettoia che continua la salita alla sinistra del circo – io ho eseguito un arco verso destra prima di entrare nella strettoia, ma è un tratto libero molto interpretabile.
Dal punto di allargamento della strettoia bisogna tenere d’occhio il lato destro dove in testata c’è un taglio di mughi.
Qui si scavalca il crinale (ho visto un paio di piccoli rametti tagliati), si traversa brevemente sotto da quel lato, e si riscavalca per entrare sopra un largo canale-conca a base rocciosa: sulla mini-sella di quest’ultimo scavalcamento ho visto l’ultimo evidente gruppetto di rami tagliati a terra.
Dall’uscita dai Prati del Pievidur a qui (secondo il GPS) sono circa 180 metri di dislivello.
Dalla mini-sella con i rami tagliati si nota una diagonale di salita (e si nota … che è sporca di ghiaie) che aggira la sponda opposta.
Bisogna scendere con passi e balzi ripidi e in parte instabili (la guida qui utilizza il termine “parete”) fino ad attraversare l’impluvio sotto la diagonale di salita: sicuramente questa discesetta è assimilabile a un I°+.
Fatta la diagonale “sporca ma con appoggi abbastanza larghi”, ci si porta alla base della fascia rocciosa e con un ultimo breve traverso di attenzione si entra nel canale di uscita.
Questo non crea problemi e porta direttamente a quella che in guida è denominata Forcella Sass de Bottiglia: 40 metri di dislivello o poco meno dalla base.
Vista spettacolare verso nord, sia perché è bella di suo e anche “per contrasto” con le tante ore passate in spazi molto ristretti.
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Dalla Forcella Sass de Bottiglia al Passo Forca salendo la Pala del Ciso
Dalla Forcella Sass de Bottiglia si scende per pochi metri ripidini e poi si inizia a traversare verso la base della seconda cima più alta delle Pale del Ciso, quella di quota 2052.
Il fondo è duro con qualche erba e ho cercato una linea alta sopra i mughi.
Arrivando sotto la cima di quota 2052 si entra su pietraia in puro stile dolomitico, e ho cercato di sfruttare qualche esile linea di “camminamento compattato”: con attenzione funziona e si fatica poco nella continua leggera discesa.
Si arriva sotto la cima di quota 2068 e nella seconda parte di aggiramento c’è una discesa più ripida ma non difficile.
Fatta questa si gira in direzione est e qui ho cercato, sempre tra i “camminamenti compattati”, di mantenere la quota per avere poi meno dislivello di salita in vetta una volta arrivato sul fianco nord-est della via normale che sale dal Passo Forca.
La via normale si dovrebbe riconoscere perché – fino alla fascia finale di roccette – segue una sinuosa valletta-fossato poco scavata dove dovrebbero esserci degli ometti.
Io ne ho visto solo uno vicino a un isolato larice rinsecchito poco prima delle roccette finali, però non c’era molta visibilità perché all’ora del mio arrivo ero in un vero cono d’ombra.
Dopo il larice ho affrontato le roccette a occhio entrando anche per un tratto in un canalino, da cui sono uscito quasi subito quando ho visto che di fianco era più semplice.
Per farla breve, si va su anche qui solo con qualche I° grado se si sta attenti; però è chiaro che se la salita è continua senza tratti piani intermedi aumenta l’esposizione dietro le spalle.
Negli ultimi metri si entra in un breve corridoio di mughi che porta sotto il grande ometto di vetta: panorama SUPERBO!
In discesa la larga parte finale di roccette si inquadra meglio che in salita, ed in effetti ho tenuto delle linee abbastanza diverse.
Poi, dal larice isolato incontrato in salita, ho puntato verso il Passo Forca con linea più diretta possibile senza badare a qualche piccolo e non difficile saltino: non è la miglior linea da seguire per chi vuol salire, ma la Pala del Ciso – nella categoria “salite fuori pista” – se affrontata con calma non è un problema per chi ha esperienza di roccette.
Passo Forca
Megközelítés
Arrivati a San Gregorio nelle Alpi, seguire le indicazioni per “Roncoi” e “Rifugio Casera Ere”.
Poco dopo il piccolo centro abitato si svolta a sinistra (Via Monte Pizzocco) con indicazione anche per la Chiesa di San Felice.
Si avanza per circa 1 km, e c’è un’altra svolta a sinistra (con cartello bianco dei numeri civici di Roncoi di Dentro) e nuovamente indicazioni per la Chiesa di San Felice e il Rifugio Casera Ere.
A questo punto si prosegue fino alla curva sinistra della stradetta asfaltata dove, sulla destra, inizia il sentiero CAI 851.
Infine si avanza ancora fino alla località Staolèt: circa 300 metri per la prima possibilità di parcheggio e circa 450 metri per la seconda.
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Chi utilizza il navigatore Google Maps può impostare il luogo di interesse «Casetta» che si trova poche centinaia di metri prima dei parcheggi possibili (aggiornamento Luglio 2026).
Parkolás
Ci sono varie altre possibilità di parcheggio prima di arrivare a Staolèt in auto, ma così si allunga l’itinerario a piedi.
Koordináták
A szerző által ajánlott kiadványok:
“Sentieri e Viaz riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis - 61 itinerari”
di Aldo de Zordi – Paolo Lovat – Ivan De Zordi – Renato Sperandio
EDIZIONI DBS
Qui è descritto l’itinerario di questa escursione meno la salita in vetta alla Pala del Ciso.
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“SULLE TRACCE DI PIONIERI E CAMOSCI – Vie normali nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi”
di Vittorino Mason
EDIZIONI VERSANTE SUD
Qui c’è la descrizione di salita alle varie cime delle Pale del Ciso: però Mason si riferisce alla vetta più alta di questa escursione con il toponimo «Pievidur».
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“Passeggiate in Val Belluna – Alla scoperta di oltre cento antiche chiesette”
di Flavio Faoro
Ediciclo Editore
In questo libro – itinerario num. 15 – si trovano interessanti notizie storiche sulla Chiesa di San Felice in Monte che si trova a inizio escursione.
A szerző által javasolt térképek:
Casa editrice TABACCO numero 023 "Alpi Feltrine Le Vette - Cimònega" 1:25.000
Relativamente a questa escursione nella cartina è indicato solo il sentiero CAI 852.
Poi si può far riferimento ai toponimi per capire la zona interessata.
A régióról szóló kiadványok:
Felszerelés
Normale dotazione escursionistica.
Corda e quant’altro per assicurarsi in alcuni passaggi esposti che potrebbero risultare molto scivolosi.
In certe condizioni sono consigliabili anche i ramponcini forestali o ramponcini da prato o “Fer da tac”.
Nella scheda “DIREZIONI DA SEGUIRE” sono indicati i punti più a rischio.
A technikai nehézségből és az állóképességi követelményekből ered.

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