Piz de Mezodì Ovest e Nord per Forzèla de l'Agre da Stua a Forcella Franche
Little Fish Trek
Gruppo del Piz de Mezodì o Mezzodì: da Stua a Forcella Franche per Val de Festa (Val di Feste), Val Bósch Négher, Forzèla de l’Agre, Pale dei Catórn, Pale de Mezodì, Piz de Mezodì Ovest e Nord (Zima de la Crós - Piz de Meodì - Pizzón).
Salita alternativa, e in traversata, al Piz de Mezodì Ovest e Nord.
La guida di riferimento è sempre “Monti del Sole e Piz de Mezodì” - Antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi.
La guida così inquadra l’itinerario: «Percorso di grande impegno fisico (soprattutto per raggiungere Forzèla de l’Agre), molto interessante e vario dal punto di vista ambientale; spesso su tracce incerte e non segnalate. In abbinamento con la discesa a Forcella Franche, si compie una classica traversata da Sud a Nord del massiccio principale.»
Tutto vero: è un itinerario di resistenza (pochi km ma tanto dislivello), tecnica e orientamento.
Va da sé che serve meteo sicuro con ottima visibilità.
Personalmente – non conoscendo quasi nulla – qualche giorno prima di questa uscita avevo fatto una ricognizione in andata-ritorno a Forzèla de l’Agre, nella parte dove è fondamentale essere sicuri come orientamento per non perdere troppo tempo.
Consiglio dell'autore
Alcune foto sono in formato verticale o panoramico e non si visualizzano bene nelle anteprime: passare alla visualizzazione in formato intero per avere un’idea più completa dell’ambiente dell’escursione.
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Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti sui Monti del Sole e Piz de Mezodì si può far riferimento al link → Monti del Sole e Piz de Mezodì (o Piz de Mezzodì).
Derivante dal livello di difficoltà tecnica e di preparazione fisica richiesti.
Tipo di strada
Indicazioni sulla sicurezza
Evitare con il bagnato, neve o gelo.
Programmare solo con meteo sicuro e ottima visibilità.
Consigli e raccomandazioni aggiuntive
Forcella Franche è il punto di inizio-fine nord dell’Alta Via dei Monti del Sole.
Chi vuol provare questa alta via può far riferimento all’itinerario → Alta Via dei Monti del Sole da Le Rosse Alte a Forcella Franche.
Direzioni da seguire
Premessa
Questo itinerario è stato percorso il giorno 28 giugno 2025, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.
Nella relazione che segue con il termine «guida» mi riferisco a «Monti del Sole e Piz de Mezodì» – antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi.
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Dal parcheggio presso i ruderi della vecchia «Osteria alla Stua» a Forzèla de l’Agre
Dal parcheggio ci si infila tra i ruderi e, senza arrivare in fondo alla traccia che continua in piano sopra un fossato cementato, si prende un sentierino che sale sulla sinistra.
Su camminamento evidente si arriva sotto il gran rudere di Stua Alta a un bivio con traccia più labile: non bisogna continuare a sinistra sulla traccia forse migliore ma ci si deve alzare qualche metro a destra seguendo i rami tagliati per passare a sinistra del rudere dopo il quale il sentiero torna evidente (c’è anche un bollo rosso all’angolo di arrivo al rudere).
Con una diagonale si arriva al canale della Val Bussolói e si tralascia la traccia che lo attraversa per continuare sul fianco destro direzione salita o sinistra idrografica (se per sbaglio si attraversa si incontreranno quasi subito vari ruderi).
Si continua con varie svolte senza problemi fino ad arrivare sotto una spettacolare altissima fascia rocciosa, con muretti di sassi che delimitano delle sporgenze (sotto una di queste c’è il Cógol de Stèfen).
Dal punto di arrivo si segue la fascia rocciosa a sinistra per pochi metri, e poi si traversa il piatto canale (ancora Val Bussolói) sempre verso sinistra, e si continua per poco nella boscaglia con ometti su tracce meno evidenti per ritrovare il buon sentiero.
Il sentiero poi prosegue facile fino a una cengetta che contorna uno spigolo dove ho trovato degli isolati schianti non difficili da saltare.
Si continua senza particolari problemi fino a poco prima dell’attraversamento del torrentello della Val de Festa (o Val di Feste secondo la denominazione CTR Veneto).
Qui si abbandona il sentiero che si sta seguendo e che prosegue verso il Col de Pinón (vedi itinerario → Da Stua a Forcella Franche per Cima Bassa, Col Bel e Piz de la Lasta).
Ci sono due tracce che salgono verso monte e vanno bene: una pochi metri prima del torrentello della Val de Festa (e che inizialmente torna indietro come direzione) e l’altra circa 150 metri prima con uno sbiaditissimo bollo rosso su tronco d’albero all’imbocco: ho scelto quella dei 150 metri prima.
Si inizia quindi a destra direzione salita del canale di fondo della Val de Festa, passando ben presto a sinistra dove ci si riunisce con la traccia dell’altra variante.
Poi in breve ho trovato un’area con erba più ricresciuta dove era difficile vedere il camminamento e – vista la facilità del pendio boschivo – sono salito a occhio sul costone che in guida è nominato come Costa de Val de Fèsta.
Basta tenere una direzione generale a nord-est per intercettare il crinale sud-est del Col de Val de Fèsta (nelle cartine Tabacco e IGM è quello quotato 1351, mentre nella CTR Veneto è 1347): di passaggio ho rivisto qualche breve spezzone di sentierino e, del tutto casualmente, un paio di rami tagliati.
Arrivati sul crinale (che di fronte precipiterebbe sulla Val Bósch Négher) si piega a sinistra trovando più rami tagliati e ometti che conducono al cucuzzolo di vetta boschivo.
Con qualche gradone ripido si scende dall’altro lato a una forcellina.
Da qui si piega a destra su sentierino di varia evidenza e, con altri segnavia come i precedenti in discreto numero, si scende al fondo della Val Bósch Négher: ometti ravvicinati in arrivo con uno molto evidente dentro l’alveo di valle.
Ora c’è una lunga e non difficile risalita dell’alveo dove, a una diramazione, bisogna prendere il ramo di destra direzione salita verso un’evidente grotta e salti con stillicidio.
Non è necessario raggiungere la grotta che sta poco sulla destra della linea ottimizzata di salita, ma è una deviazione brevissima e ne vale la pena (c’è una piccola targhetta metallica del Catasto delle Grotte del Veneto con un numero ma non il nome).
A sinistra della grotta si sale su placche appoggiate con discreto grip se asciutte, e quasi subito si arriva sotto una fascia rocciosa bagnata dove a sinistra inizia una cengia.
Si “salta sopra” la cengia con qualche breve movimento di I° grado esposto orizzontale su appoggi in parte ben bagnati: tuttavia ci sono i punti giusti da sfruttare in sicurezza.
Dopo la cengia si sale in diagonale dentro un taglio di mughi che continua molto ripido (qualche buon … I° grado vegetale) su una costa fino a un larice rinsecchito.
Dal larice il taglio di mughi traversa di poco sulla destra dentro un valloncello-canaletto erboso quasi rettilineo e sempre in pendenza sostenuta.
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Ora serve attenzione per non finire fuori linea proseguendo su un altro itinerario segnato, vale a dire il 7b della guida mentre questo è il 7a.
La guida scrive «Raggiunto un larice rinsecchito, si scende in un canale erboso che, in alto, porta all’intaglio a monte di un caratteristico pinnacolo».
Manca un pezzo in mezzo a questa descrizione, perché il canale non porta direttamente verso il pinnacolo, ma porta direttamente verso l’altro itinerario.
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Si sale il canale per qualche decina di metri di dislivello senza arrivare sotto la fascia rocciosa in alto, ma fermandosi poco prima in corrispondenza di un albero isolato cresciuto “bello dritto” proprio in mezzo alla svasatura del canale (credo sia un maggiociondolo, visto che oggi erano usciti i primi 7-8 tipici fiori gialli).
Se si continua dopo l’albero si troveranno subito ometti e rami tagliati in serie del sopracitato itinerario 7b.
Salendo, se si butta l’occhio sulla destra sopra i mughi, poco prima del maggiociondolo si nota la punta bianca del pinnacolo di riferimento da raggiungere che dovrebbe stare più o meno 20 metri fuori dal canale.
Inizialmente non c’è un passaggio aperto verso il pinnacolo e, poco sopra un mini ramo tagliato (veramente mini), ho allargato con le braccia i mughi per circa 3 metri trovando il corridoio libero che mi ha portato sul forcellino delimitato all’esterno dal pinnacolo (ramo tagliato sopra il forcellino).
Si scende dall’altro lato con un saltino ben appigliato di quasi II° grado (disturbato da un mugo) e si traversa su esile traccia esposta sopra la testata di un canale roccioso affluente della Val Bósch Négher.
Poi la traccia si alza in diagonale tra i mughi diventando molto ripida prima di un paio di metri finali dove ho dovuto spostare con le mani i mughi che avevano quasi chiuso il camminamento.
Si entra così in un altro vallone-canale secondario per lo più a fondo erboso (ho visto all’ingresso su un mugo il nodo di un nastro da cantiere senza le bande libere).
Qui non si risale il canale che sembra continuare a lungo libero da impedimenti: la guida scrive «… si riprende a salire obliquamente a destra fino a due alberi di larice (utili quale riferimento per la discesa)».
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Confermo la super-utilità dei due larici come riferimento per la discesa altrimenti ben difficile da capire: l’ho provata nella mia precedente ricognizione.
Tuttavia la coppia di larici «non è l’unica coppia» in quell’area ristretta, e se non si sa come sono conformati non è facile arrivando dall’alto (senza conoscenze pregresse) andare verso i larici giusti.
In caso di andata-ritorno a Forzèla de l’Agre consiglierei di piazzare un bel paio di nastri da cantiere sul larice più in alto.
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La risalita ai due larici è breve ma è ripidissima, al limite per l’utilizzo dei ramponcini.
Ora, sostanzialmente, si è fuori e spostati a destra del tappeto infinito di fitti mughi che sta sotto Forzèla de l’Agre.
Si sale un tratto su larghe schiarite prative più o meno in direzione sud e poi est o sud-est, per cambiare direzione a nord-est dove si incontra una traccia che passa in mezzo a mughi ed altri arbusti più fitti – la traccia inizia alla base di una bassa fascia di roccette e per la prima parte va verso destra.
Il camminamento è strettino ma si segue bene e ho visto un paio di rami tagliati (non escludo che ce ne siano altri).
Si arriva così a sud dell’avancorpo roccioso della Pala Alta con la Forzèla de l’Agre che sta sul lato nord.
Con traverso verso nord si arriva pochi metri sotto la forcella che si raggiunge su un largo corridoio erboso.
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Da Forzèla de l’Agre al Piz de Mezodì Ovest
Prima considerazione: sono stato qui due volte nel giro di una settimana e … per due volte ho incontrato una vipera nei primi metri dopo la forcella❗
Dalla forcella bisogna risalire il largo pendio mugoso delle Pale dei Catórn che sta in direzione nord-est.
La guida scrive di puntare «… all’ampio canale erboso relativamente sgombro di mughi …»: è intuitivo a prima vista che è l’unica possibilità.
Si inizia trovando un ramo tagliato in una piccola isola di mughi e poi si sale su pendio erboso verso il canale: per aggirare gli ultimi mughi ci si porta a fianco di una lunga pietraia spostata di poco a destra.
Pochi metri dopo l’inizio del canale c’è l’unico salto veramente difficilino dove servirebbe un po’ di tecnica arrampicatoria.
Tuttavia a sinistra c’è una traccia di camoscio che si imbosca nei mughi, e sfruttandola con «mini-ravanamento finale» si riesce ad aggirare il salto.
Poi si segue semplicemente l’andamento del fondo del canale con qualche altra roccetta non difficile: ho visto un solo ramo tagliato ma non escludo che siano di più.
Ora la guida scrive: «In alto si aggira a destra la quota di cresta 2126.5 CTR e si sale a un aereo pulpito 2130 m circa sotto le rocce dell’estremità occidentale 2237.5 m CTR della cresta del Piz de Mezodì.»
Non mi sono ritrovato in questa descrizione ed ho avuto qualche incertezza, ma poi nel finale ho trovato numerosi «segnali» ed ho seguito quelli senza problemi.
Intanto mi ero precaricato nel terminale GPS il punto esatto della quota di cresta 2126.5 CTR, e non bisogna aggirarla a destra, ma bisogna salirci proprio sopra.
Dunque, verso la fine del canale si arriva sotto un ultimo salto roccioso più difficilino, dove mi è sembrato più logico affrontarlo a destra ma la linea era sporca di terra e confusa dai mughi.
Sono salito da sinistra su una linea più facile e appoggiata, con successivi 4-5 metri di ravanamento nei mughi verso destra dove ho trovato una traccia di sentiero larghetta e con molti rami tagliati.
Questa traccia mi ha portato al culmine della quota di cresta 2126.5 CTR, con prima bella vista sul finale per il Piz de Mezodì Ovest.
Seguendo altri tagli verso destra in pochi metri si scende sopra un saltino verticale di 4-5 metri con appoggi comodissimi: direi I° grado vista la generosità degli appoggi.
Poi si traversa seguendo l’evidente traccia fino ad entrare nel gran pendio erboso svasato delle Pale de Mezodì.
Qui la guida scrive «… Traversata a destra la testata di un vasto pendio prativo (Pale de Mezodì), si trovano ottime cenge che traversano a lungo sotto cresta, tra salti di roccia, a incontrare il sentiero segnalato diretto alla Zima de la Crós. In alternativa, dalle cenge sopra dette si può agevolmente raggiungere la vetta occidentale …».
Dunque, sembra che in ogni caso convenga imboccare, almeno per un tratto, le cenge.
Io ho provato a salire direttamente le Pale de Mezodì puntando ad un’uscita tra la vetta ovest quotata 2240.2 e l’altra elevazione secondaria quotata 2235.4 in CTR.
Dal punto di arrivo nelle pale erbose si nota tutta la fascia di roccette che sostiene la cresta di vetta, e ho notato due canali a prima vista non troppo difficili: uno tutto a sinistra e uno più o meno al centro rispetto al punto di arrivo.
Ho scelto quello al centro … senza un vero perché, in fondo mi sembravano equivalenti.
Risalito il canale per lo più erboso sono arrivato alle ultimissime roccette, dove bastavano due passi di secondo grado per uscire sopra.
Però erano sporchi di terra e con appoggi per le scarpe un po’ lisciati.
Dunque, come si nota dalla traccia GPS, ho traversato verso destra sotto la fascia di roccette (si passa bene tra roccette e mughi) fino ad un’altra spaccatura con appigli, appoggi e roccia ottimi.
Due passi di II°, poi dentro un piccolo intaglio con roccia incastrata e un altro passo di II°: finalmente in cresta tra il Piz de Mezodì Ovest e la panoramica elevazione secondaria quotata 2235.4 in CTR.
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Dal Piz de Mezodì Ovest al Piz de Mezodì Nord (Zima de la Crós - Piz de Meodì - Pizzón)
Dal Piz de Mezodì Ovest si scende un primo ripido tratto, in parte scivoloso, con più linee possibili ma con ometti che aiutano nella scelta migliore.
Poi ci si abbassa ancora un po’ per attraversare su traccia un pendio erboso ben inclinato a destra della fascia di cresta.
Si ritorna su «tracce dure» seguendo gli ometti su più rientranze e piccole coste, affrontando anche un mini passo del gatto sotto una sporgenza.
Si arriva così sopra il ripido che cala sulla forcella dove ci si riunisce con il percorso dell’Alta Via dei Monti del Sole.
Un paio di ometti indicano l’inizio della via erbosa di discesa che è una “zeta” con un primo traverso ben esposto da destra a sinistra.
Poi seguendo i segnali si continua fino alla diramazione per la discesa della Cresta della Mussaia dove iniziano i segnavia in vernice del CAI 875 e in breve si arriva al Piz de Mezodì Nord (Zima de la Crós - Piz de Meodì - Pizzón).
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Discesa dal Piz de Mezodì Nord (Zima de la Crós - Piz de Meodì - Pizzón) a Forcella Franche per il CAI 875
Ora si rientra al bivio di discesa a Forcella Franche e giù per la Cresta della Mussaia.
Questa è una cresta di “stampo” diverso dalla precedente tra le due vette del Piz de Mezodì, forse non facile per un principiante ma facile per chi è arrivato fino a qui: è un vero percorso CAI ben segnato.
Si arriva a una forcella dove si gira a sinistra.
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Girando a destra, con percorso complicato e diverso da come tracciato nella cartina Tabacco, si arriverebbe allo sbocco superiore del Bus de le Neole: molto bello, ma … è un’altra escursione – eventualmente vedi itinerario → Forcella Bus de le Néole - Piz de Mezodì Cima Nord e Ovest.
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Il tratto di sinistra per Forcella Franche, invece, è un pendio ripido e molto sporco e scivoloso che fa scendere nel Van o Busa del Contrón de Fòra.
Ci sono evidenti segni CAI bianco rossi che guidano per la linea migliore, ma serve attenzione: anche una semplice “scivolatina” da fermo può provocare danni.
Subito una dolce risalita porta a un valico (Col dei Camòrz o Forzèla del Contrón) dove si entra nella Van o Busa del Contrón de Inte per cui si scende in ambiente dolomitico.
Poi il finale inizia con un lungo tratto in larghi tagli tra i mughi: base di camminamento sempre ben larga e segnata CAI, ma “disturbata” dalle radici di mughi – non difficile ma non si può andar veloci.
Infine bosco su terreno vario, dal facile-facile a qualche strappetto in trattenuta.
Una menzione speciale … alla fontanella di Forcella Franche che ho ben sfruttato prima di saltare sulla mia mountain bike che mi ha riportato al parcheggio di partenza.
Osteria alla Soffia
Forcella Franche
Come arrivare
Partenza dell’escursione
Lungo la Strada Provinciale 2 della Val del Mis imboccabile dall’area comunale di Sospirolo (da sud) e da Forcella Franche (da nord): percorrere la provinciale fino alla località Stua.
La località Stua (che si trova esattamente al km 17-II della SP 2) è a monte del Ponte San Remedio che attraversa il lato nord finale del Lago del Mis, ed è riconoscibile come gruppetto di vecchi fabbricati diroccati – a poca distanza dai fabbricati diroccati c’è un’area pic-nic.
Chi usa il navigatore Google Maps può impostare il punto di interesse «Area Picnic alla Stua» (aggiornamento Giugno 2025).
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Arrivo dell’escursione
Seguire le indicazioni stradali dai tre punti possibili di arrivo: la Valle del Mis (però la strada è chiusa nel periodo invernale), dalla zona di Gosaldo oppure da Rivamonte Agordino con indicazioni poco a sud di Agordo.
Dove parcheggiare
Partenza dell’escursione
Nello spiazzo di fronte ai ruderi dell'ex «Osteria alla Stua».
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Arrivo dell’escursione
Parcheggio molto ampio a Forcella Franche.
Coordinate
Titoli consigliati
“Monti del Sole e Piz de Mezodì”
Antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi
Fondazione Giovanni Angelini Centro Studi sulla Montagna
Mappe consigliate
Casa editrice TABACCO numero 022 "Pale di San Martino" 1:25.000
Casa editrice TABACCO numero 024 "Prealpi e Dolomiti Bellunesi" 1:25.000
LagirAlpina numero 5 “MONTI DEL SOLE” 1:25.000
Guide consigliate in questa regione:
Attrezzatura
Normale dotazione escursionistica.
Potrebbero essere utili i ramponcini da prato in qualche breve tratto se non perfettamente asciutto.
Derivante dal livello di difficoltà tecnica e di preparazione fisica richiesti.

Domande degli utenti