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Sentiero alpinistico Percorso consigliato Sentiero alpinistico  · Dolomiti Bellunesi

Banche de le Caze Alte con traversata da Gena Bassa a La Muda

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Little Fish Trek
  • L’ultimo tratto in salita della Val Soffia in arrivo a Forcella Zana.
    L’ultimo tratto in salita della Val Soffia in arrivo a Forcella Zana.
    Foto: Mario Briotto, Little Fish Trek

Abbiamo selezionato alcune alternative per te

    Monti del Sole: risalita dalla Valle del Mis a Forcella Zana (o Forzèla de Iéna o Forzèla de l'Òn) per la Val Soffia, e traversata verso la Val Cordevole per la Val de la Costa del Casón, le Banche de le Caze Alte (Cenge delle Cacce Alte) e la Val Chegadór (o Val del Cargadór).

    difficile
    Distanza 15,9 km
    11:30 h
    1.685 m
    1.655 m
    1.797 m
    436 m

    Traversata dei Monti del Sole dalla Valle del Mis alla Val Cordevole percorrendo le Banche de le Caze Alte.

    Le Banche de le Caze Alte sono uno dei posti più solitari dei Monti del Sole, sono molto belle e “quasi semplici" da percorrere, in teoria adatte a qualsiasi escursionista non occasionale, ma hanno un accesso assai difficile e complicato da seguire.

    Alcuni autori di guide o relazioni lo considerano il percorso escursionistico più difficile dei Monti del Sole.

    Altri lo indicano come il percorso simbolo o comunque nella rosa ristretta dei più significativi.

    Sono giudizi determinati dal collegamento tra Forcella Zana e l’inizio ovest delle Banche de le Caze Alte.

    Paolo Bonetti nella sua guida citata tra i libri consigliati, riferendosi al gruppo di itinerari di questo livello, a pag. 9 scrive « … si differenziano dai precedenti non solo per la difficoltà, qualitativamente diversa, ma anche per una certa distanza psicologica».

    Ognuno può interpretare «distanza psicologica» a modo suo – ma, mentre si scende per la Val de la Costa del Casón e poi si risale verso le Banche de le Caze Alte, questa «distanza psicologica» si avverte.

    Poi, in discesa dall’uscita a est dalle banche, si rientra in una “comfort zone” mentale con vari segni CAI, ometti e pure una grande scritta bianca “CAI FELTRE” su roccia nera.

    Consiglio dell'autore

    Per gustare appieno il difficile itinerario sarebbe meglio andarci con qualcuno che già lo conosce evitando così problemi e ansie da orientamento.

    L’escursione è sicuramente lunga come tempi, e risparmiare sull’orientamento dà il modo di godere appieno l’ambiente unico e selvaggio.

    Pur non essendoci viste panoramiche o di gran lontananza, sono molti gli scorci unici e interessanti da osservare, fra cui il gran portale del Bus de le Néole che sta al lato opposto della Val Pegolèra rispetto alle Banche de le Caze Alte.

    Chi vuol visitare il Bus de le Néole può far riferimento agli itinerari:

    ******************************

    Per avere una panoramica completa degli itinerari percorsi e descritti sui Monti del Sole e Piz de Mezodì si può far riferimento al link → Monti del Sole e Piz de Mezodì (o Piz de Mezzodì).

    Difficoltà
    T6II difficile
    Difficoltà totale
    difficile

    Derivante dal livello di difficoltà tecnica e di preparazione fisica richiesti.

    Emozione
    Paesaggio
    Livello di rischio
    Punto più alto
    1.797 m
    Punto più basso
    Gena Bassa, 436 m
    Periodo consigliato
    gen
    feb
    mar
    apr
    mag
    giu
    lug
    ago
    set
    ott
    nov
    dic
    Orientamento cardinale
    NESO

    Tipo di strada

    Mostra il profilo altimetrico

    Punti di ristoro

    Bar alla Soffia
    San Martin ristoro & bar

    Indicazioni sulla sicurezza

    Evitare di accompagnare principianti.

    Evitare con neve, ghiaccio e piogge recenti: si troveranno comunque dei tratti umidi e non è il caso di aggiungere ulteriori complicazioni e pericoli.

    DA FARE SOLO CON METEO PERFETTO!

    Ho indicato Agosto e Settembre come periodo consigliato, ma si può certamente andare anche in Luglio se non c’è troppa neve residua lungo le Banche de le Caze Alte: eventualmente si può fare un’escursione preventiva in quota dall’altro lato della Val Pegolèra per osservare lo stato delle banche.

    **********

    Dopo le due calate in corda doppia da Forcella Zana, è quasi impossibile ritornar su in assetto escursionistico.

    È azzardatissimo tentare di risalire il roccione-placca umido e quasi verticale appena sceso con la prima calata, e il percorso alternativo descritto in uno dei libri consigliati è comunque assai complicato con tratti di II°/III° su terreno instabile.

    Se ci si blocca nella risalita in uscita dalla Val de la Costa del Casón, l’alternativa è scendere percorrendo tutta la valle-canalone fino in Val Pegolèra con almeno (stando sempre ai libri consigliati) una calata in corda doppia più lunga delle precedenti.

    Tutto questo per dire che se si è convinti di andare avanti e farcela, basta una corda da 40 metri, che non è sufficiente se poi si prende la decisione di deviare verso la Val Pegolèra.

    Io con me avevo una corda da 50 metri che è “esagerata” per le due calate sotto Forcella Zana, ma non saprei dire se una corda da 30 metri sia comoda per la prima delle due che è indicata di circa 15 metri di lunghezza.

    **********

    Rimanendo sulle due calate da Forcella Zana, sono il punto in cui serve di più il caschetto perché si tirano giù sassi nel recupero corda.

    Nella prima calata bisogna stare attenti a non incastrare la corda dove si aggira lo spigolo iniziale di roccia, che sta sotto il chiodo e prima della placca umida quasi verticale.

    **********

    Come spesso accade, lungo tutto il tratto veramente complicato dell’escursione il telefono cellulare non serve a nulla (9 Agosto 2019 con schede Tim e Vodafone).

    Se si dispone di un telefono satellitare o di un GPS con tecnologia “inReach”, questa è l’escursione giusta per portarli con sé.

    Direzioni da seguire

    PREMESSA

    Questo itinerario è stato percorso il giorno 9 agosto 2019, e tutte le osservazioni e considerazioni successive possono valere in pieno solo per quel giorno.

    DA GENA BASSA A FORCELLA ZANA (O FORZÈLA DE IÉNA O FORZÈLA DE L'ÒN)

    Subito prima del Bar alla Soffia si imbocca la stradina asfaltata chiusa al traffico che porta fino a Gena Alta: questa si può fare al buio per chi vuol partire molto presto.

    All’ingresso di Gena Alta si stacca il sentiero con indicazione Bivacco Valdo.

    Il sentiero parte bello tranquillo nel bosco, sorpassa la deviazione per Cógol de la Loreza e Zimón de Gena, e arriva a un salto di roccia attrezzato con scaletta e cavo metallico.

    Dopo il salto di roccia, il percorso si fa “più nervoso” e bisogna stare attenti a qualche passo esposto; di passaggio c’è un ulteriore saltino roccioso di un paio di metri abbastanza ben appigliato.

    Si arriva al fondo della Val Soffia che si attraversa da sinistra a destra direzione salita, e poi al bivio che a destra conduce al Bivacco Valdo.

    Ancora un po’ di salita su sentierino e ci si cala nell’impluvio della Val Soffia che si seguirà fino a Forcella Zana ben guidati dai segni rossi fra i salti di roccia su cui, a volte, bisogna usare le mani.

    C’è un difficile lastrone inclinato (spesso umido) che si sale con l’aiuto di alcune grappe metalliche che formano una scaletta.

    Le ultime decine di metri prima di Forcella Zana sono in un taglio di mughi abbastanza comodo.

    DA FORCELLA ZANA (O FORZÈLA DE IÉNA O FORZÈLA DE L'ÒN) ALLE BANCHE DE LE CAZE ALTE

    Questo è il tratto difficile dell’escursione, uno dei più difficili dei percorsi escursionistici dei Monti del Sole.

    Da Forcella Zana bisogna scendere verso nord la Val de la Costa del Casón per circa 200 metri di dislivello fino alla base di una paretina rocciosa da risalire (sulla destra canalone) fino a una piazzola sovrastante di erba e mughi.

    La parete di uscita è ben visibile già da Forcella Zana, ma nonostante si veda sempre bene non è facile capire a un primo colpo d’occhio la linea giusta da seguire per raggiungerla e minimizzare i rischi della discesa del gran canalone.

    Comunque, all’inizio da Forcella Zana si scende qualche metro su fondo scivoloso con ghiaino, costeggiando le rocce di destra finché si trova un chiodo con cordino per una prima calata in corda doppia.

    La calata è nei primi metri sempre su fondo non molto inclinato ma instabile, e poi gira su una placca rocciosa molto scivolosa e quasi verticale.

    Si finisce “sullo stretto” (quasi un intaglio) e si scende qualche metro su ghiaie e pietrisco ancora instabili fino a un altro chiodo con cordino (a destra) che permette la successiva calata su un salto di roccette lisce e umide.

    Dalla base della seconda calata, se si guarda in giù, sembra che ci siano dei saltini “abbordabili”, ma è tutto su terreno ancora instabile o, se compatto, liscio e umido.

    Un paio delle varie guide che ho consultato, a questo punto, indicano di spostarsi decisamente a sinistra e rientrare (vicino alla fascia rocciosa di destra del canalone) solo alla fine poco prima della paretina di uscita: e così ho fatto.

    Dal “punto di atterraggio” della seconda calata, sulla sinistra si nota una traccia (evidentemente di animali) che passa sotto una bassa e breve fascia rocciosa, e continua con tendenza discesa attraversando alcune costole che delimitano dei canalini secondari.

    Nei vari attraversamenti la traccia può scomparire fra il terreno friabile, ma si nota sempre il proseguimento poco dopo.

    Sono arrivato così all’ultimo canalino secondario delimitato da una costa sovrastata dai mughi; sono salito sulla costa e ho cominciato a scendere qualche metro a bordo mughi; poi ho trovato un saltino di un metro e mezzo circa che mi ha fatto scendere su una dorsale riportandomi sotto le rocce di destra del canale principale; da qui pochi metri ancora di discesa e si arriva alla base della paretina di uscita in corrispondenza di un altro gran canalone che proviene da destra.

    (Una delle guide scrive di scendere direttamente nel canalino secondario che anticipa la costa finale con mughi, ma l’ho visto troppo umido sulle rocce lisce della parte bassa, e ho cambiato linea.)

    Dalla base della “paretina-obiettivo”, finalmente e per fortuna, si capisce che la salita non è così verticale come sembra vista da Forcella Zana.

    Arrivando si nota una cengia a mezza altezza che taglia la parete in salita da destra a sinistra, e che porta fuori quasi sopra la piazzola di erba e mughi di riferimento: bisogna raggiungerla salendo sul I° grado un po’ verso destra, e poi si trova un ometto che indica la lista-camminamento giusta da seguire per infilarsi nella cengia che, chiaramente, è molto esposta ma sufficientemente larga da non dover mai procedere con il corpo di traverso.

    Arrivati verso lo spigolo di sinistra, si sale per qualche metro sempre su roccette (in compagnia di qualche mugo e arbusto) fino allo slargo erboso sotto roccia, che dà inizio a un’altra cengia che conduce in piano a un evidente ulteriore spigolo con piccolo gendarme.

    Dopo questo spigolo con piccolo gendarme c’è il tratto finale di salita verso le Banche de le Caze Alte, di cui si danno tre diverse soluzioni/possibilità nelle guide che ho consultato: io ho seguito quella … di cui mi sono accorto con più evidenza.

    La cengia di arrivo allo spigolo con gendarme continua quasi in piano e quasi subito passa accanto a una piccola grotta, e poi attraversa un primo canale; ancora avanti e arriva a un secondo canale indicato da una guida a circa 100 metri dallo spigolo precedente con gendarme: è un dato corretto perché il GPS mi indicava poco più di 70 metri di distanza “in linea d’aria” senza considerare le varie svolte per seguire il pendio tortuoso.

    Dal secondo canale si nota la cengia che prosegue in piano fino allo spigolo successivo ma, ATTENZIONE, si nota molto anche un ometto che sta qualche metro più in alto sul crinale originato dallo spigolo.

    Quindi si aggira lo spigolo e dopo pochi metri, quando la traccia di cengia scende decisa e muore poco dopo, si torna un po’ indietro in salita su altra traccia più esile ma riconoscibile, e si raggiunge l’ometto sul crinale: ora bisogna salire e basta.

    Da qui, in successione:

    • Si segue il crinale su traccia “stile viàz”, fra mughi e ripido erboso-roccette di difficoltà equivalente a un I° grado circa
    • Si esce dal tratto con mughi sotto un tratto di crinale libero e più verticale dove, a destra, si nota il canale attraversato più in basso che prosegue a “livello alpinistico”
    • A sinistra (sempre direzione salita) si nota, invece, un lungo intaglio stretto, scuro e umido che sale con pendenza accettabile: dopo alcuni metri c’è un ometto sulla destra (ma si vede solo avanzando)
    • La ristrettezza dell’intaglio e le buone basi di appoggio consentono di passare senza troppi problemi anche se è umido
    • Quando sembra manchi poco all’uscita sui terrazzamenti di mughi in alto che indicherebbe la fine delle difficoltà … l’intaglio precipita sul fondo di un successivo canalone impraticabile; però qui siamo sul punto più stretto e, salendo sul bordo sinistro esterno dell’intaglio, con un passo in leggera spaccata si può salire a destra su pochi metri non difficili che portano su altro “pendio mugoso” che è quello buono; tuttavia questo passo di attraversata dell’intaglio necessita di 2/3 movimenti successivi di un buon II° grado per tirarsi su
    • Raggiunti i mughi si prosegue per poco su qualche corridoio naturale non molto largo, e poi c’è da “ravanare” qualche metro cercando di spostarsi verso destra per trovare dove il solito canale attraversato in basso diventa, nell’origine della parte alta, un semplice canale superficiale che crea un comodissimo passaggio fra i mughi
    • Seguendo questo canale superficiale ho raggiunto sotto roccia l’inizio ovest delle Banche de le Caze Alte, con salita di circa 70/75 metri di dislivello e bastoncini alla mano che ora si possono tirar fuori dallo zaino e usare tranquillamente

    PERCORRENZA DELLE BANCHE DE LE CAZE ALTE FINO ALL’IMMISSIONE NEL SENTIERO CAI 871 SOPRA LA BUSA DE LE CAZE ALTE

    Le Banche de le Caze Alte sono descritte in qualsiasi guida come uno dei “luoghi solitari di eccellenza” dei Monti del Sole, e stanno sospese sopra la Val Pegolèra (che è pure ben poco frequentata) addossate alle pareti nord dei Ferùch.

    Si possono dividere in tre parti distinte: due larghi circhi su bancate libere per una gran fascia sotto roccia, e un terzo settore verso est fra tagli di mughi e vegetazione varia che si percorrono senza “ravanare” se si seguono bene le evidenti tracce vicino alla base rocciosa delle varie cime dei Ferùch.

    Lungo tutte le Banche de le Caze Alte, le tracce a terra possono momentaneamente sparire all’attraversamento di qualche lingua di ghiaia o di neve, ma sulla media distanza si vedono sempre, e direi che non c’è alcun problema di orientamento.

    Qualsiasi escursionista non occasionale potrebbe percorrere le Banche de le Caze Alte se avessero un accesso meno difficile.

    Alla fine verso est si arriva nel canale che sale dalla Busa de le Caze Alte: se si attraversa si imbocca il sentiero CAI 871 in direzione della Forcella delle Coraie; se si scende qualche metro si imbocca il CAI 871 verso la discesa a La Muda che chiude la traversata.

    Chi volesse – a partire da questo punto – indicazioni per salire alla Forcella delle Coraie e completare il “Giro dei Ferùch”, può far riferimento all’itinerario → Forzèla de le Coraie e Forzèla dei Pón da La Muda a Gena Bassa.

    DISCESA A LA MUDA DALLA BUSA DE LE CAZE ALTE LUNGO IL SENTIERO CAI 871

    Dalla fine est delle Banche de le Caze Alte, si scende il canale per circa 45 metri di dislivello seguendo segnavia CAI e ometti vari.

    Poi si esce verso destra dentro il boschetto denominato “Al Boscon” e lo si attraversa seguendo sempre i numerosi segnavia e ometti (la traccia a terra non è sempre molto visibile, ma ci sono molti segnavia).

    Dal Boscon si esce in discesa ripidina, dopo un po’ c’è breve tratto in un “fosso roccioso”, fino a un sentiero-cengia che dopo un tornante a destra conduce fino al fondo in testata della Val Chegadór o Val del Cargadór (qui, a parte che il GPS non riceve bene e la linea registrata sarebbe comunque imprecisa, ho abbandonato i segnavia CAI per andare a rinfrescarmi nelle pozze d’acqua sotto la cascata di fondo valle).

    Attraversato l’accidentato fondo valle verso la destra orografica, si imbocca una cengia che presenta anche un segmento molto esposto con cavo in acciaio di aiuto (e qui, oltre a uno dei vari cóvoli di questo itinerario utili come riparo di emergenza, c’è una gran scritta bianca “CAI FELTRE” su roccia scura).

    Proseguendo in breve si arriva alla dorsale boschiva della Costa dei Faghèr che bisogna scendere per oltre 300 metri di dislivello fino ad incontrare il sentiero della destra Val Pegolèra: svolta a destra per La Muda.

    Subito all’inizio c’è un grande albero schiantato da aggirare e si prosegue per lungo tratto libero fino a una serie di altri schianti in corrispondenza di alcuni tornantini ravvicinati: qui la traccia GPS non rispetta il sentiero perché ho tagliato il pendio (che non è troppo ripido in quel punto) per evitare del tutto i fastidiosi scavalcamenti/aggiramenti – il taglio è di circa 40 metri di dislivello e ho saltato 5 tornantini, 3 a destra e 2 a sinistra.

    Poi avanti senza altri problemi fino all’immissione nella stradetta di valle della Via degli Ospizi e per questa, verso sinistra, al ponte sul Torrente Cordevole e al parcheggio di La Muda.

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    Bar alla Soffia
    San Martin ristoro & bar

    Come arrivare

    PARTENZA DELL’ESCURSIONE

    Lungo la Strada Provinciale 2 della Val del Mis imboccabile dall’area comunale di Sospirolo (da sud) e da Forcella Franche (da nord): al ponte che attraversa a nord il Lago del Mis si devia brevemente fino al Bar alla Soffia.

    Il Bar alla Soffia è compreso nei punti di interesse di Google Maps per chi usa questo navigatore.

    ARRIVO DELL’ESCURSIONE

    La località La Muda si trova sulla Strada Regionale 203 Agordina, e bisogna avanzare fino a metà tra il km 18-IV e 18-V dove si trova l’imbocco della stradina per il parcheggio.

    Chi utilizza il navigatore “Google Maps” può far riferimento al punto di interesse “Parcheggio La Muda”.

    Dove parcheggiare

    PARTENZA DELL’ESCURSIONE

    Nei pressi del Bar alla Soffia ci sono delle piazzole segnalate al di fuori dell’area di pertinenza del bar.

    ARRIVO DELL’ESCURSIONE

    Ampio parcheggio al ponte pedonale sul Torrente Cordevole.

    Il parcheggio è un po’ sotto il piano stradale della SR 203 Agordina, e non si nota molto la stradina di imbocco.

    Bisogna far riferimento al Bar San Martin, e pochi metri più a sud si dovrebbe facilmente individuare la stradina.

    Coordinate

    DD
    46.186102, 12.045114
    DMS
    46°11'10.0"N 12°02'42.4"E
    UTM
    33T 271968 5118969
    w3w 
    ///gratto.badate.festosa
    Come arrivare in treno, in auto, a piedi o in bici.

    Titoli consigliati

    “Monti del Sole e Piz de Mezodì”

    Antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi

    Fondazione Giovanni Angelini Centro Studi sulla Montagna

    Da questa “Bibbia” dei Monti del Sole ho fotocopiato la maggior parte delle descrizioni che ho consultato lungo il percorso.

    Non è utilizzabile per il tratto iniziale di discesa da Forcella Zana nella Val de la Costa del Casón perché questo tratto è descritto in senso contrario, compresa la difficile alternativa (che non ho mai provato) che evita il tratto delle due calate in corda doppia.

    È l’unica guida che spiega il percorso di uscita anticipata con discesa diretta in Val Pegolèra.

    **********

    “Dolomiti Bellunesi Cinquanta itinerari nel Parco Nazionale”

    di Paolo Bonetti

    CASA EDITRICE PANORAMA

    Qui c’è una descrizione delle Banche de la Caze Alte in versione traversata come in questa registrazione GPS.

    **********

    “IL LIBRO DELLE CENGE – 56 vie orizzontali nelle Dolomiti”

    di Vittorino Mason

    CASA EDITRICE PANORAMA

    Qui c’è una descrizione delle Banche de la Caze Alte che prevede una chiusura ad anello ritornando per la Forzèla de le Coraie (o Forcella delle Coraie) e la Forzèla dei Pón (o Forcella dei Pom): manca quindi il tratto di discesa verso La Muda.

    È una versione veramente “hard” che consiglio solo a chi conosce già perfettamente metro per metro cosa si trova dopo la fine est delle Banche de la Caze Alte.

    Chi volesse indicazioni per completare questa variante proposta da Mason, può far riferimento all’itinerario → Forzèla de le Coraie e Forzèla dei Pón da La Muda a Gena Bassa.

    Mappe consigliate

    Casa editrice TABACCO numero 024 "Prealpi e Dolomiti Bellunesi" 1:25.000

    Ben tratteggiati in rosso i sentieri CAI dalla partenza fino a Forcella Zana, e poi dalla fine est delle Banche de le Caze Alte per tutta la discesa fino a La Muda.

    Non c’è alcun tratteggio di collegamento tra i due tratti CAI.

    Guide consigliate in questa regione:

    Visualizza di più

    Attrezzatura

    Normale dotazione escursionistica più tutto il necessario per due calate in corda doppia con la prima niente affatto semplice.

    Caschetto OBBLIGATORIO: questo proprio non può mancare!


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    11:30 h
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    1.685 m
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    1.655 m
    Punto più alto
    1.797 m
    Punto più basso
    436 m
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