Sentiero turistico
· Alta Corsica
Da Vivario a Venaco - Escursione variegata ai margini del Parco Regionale
PremiumContenuto Premium
Difficoltà
difficile
Un percorso escursionistico variegato si snoda attraverso un paesaggio sì verdeggiante, ma piegato come un drappo, sul versante orientale della catena montuosa centrale tra Corte e il valico presso Vizzavona. Il percorso segue una variante del sentiero escursionistico a lunga percorrenza «Mare a Mare Nord», motivo per cui in alcuni tratti siamo accompagnati da segnaletica arancione. Il grazioso paesino di Vivario, situato proprio lungo la N 193 e la linea ferroviaria Ponte Leccia–Ajaccio, si adagia nel paesaggio ondulato sul versante orientale della catena montuosa centrale e lascia che la torre della chiesa di Saint-Pierre spunti dalla fascia verde delle colline boscose. In primavera i pendii privi di alberi si tingono del giallo del ginestrone come di un manto dorato, mentre l’aria è pervasa dal profumo degli oli essenziali. Questa escursione è una delle poche in cui possiamo utilizzare la ferrovia come mezzo di trasporto, poiché il percorso inizia e termina presso una stazione della «Micheline». Oggi circolano moderni automotrici e, dopo la revisione generale dell’impianto ferroviario, la frequenza dei treni è stata notevolmente aumentata. In escursioni di questo tipo è sempre consigliabile effettuare prima il viaggio in treno e poi tornare a piedi alla propria auto: ciò riduce lo stress ed evita che l’orario diventi un fattore di pressione durante l’escursione. In questo modo si possono apprezzare meglio le bellezze dell’itinerario. Partiamo da Vivario dalla stazione 01, situata leggermente a nord del paese, e camminiamo inizialmente lungo la strada del paese in direzione sud, con vista sul campanile alle nostre spalle. Chi viaggia in auto non conoscerà il paese in sé, ma piuttosto l’ampio ponte stradale poco più a nord, che attraversa il Vecchiu, un torrente dal letto profondamente incassato, con il viadotto ferroviario sullo sfondo. Seguiamo il percorso tortuoso della strada attraverso il paese e, dopo una stretta curva a sinistra, svoltiamo a sinistra in una strada secondaria. Questa, dopo una curva a destra, ci porta fuori dal paese verso i verdi pendii, inizialmente ricoperti di macchia mediterranea. Segue presto l’attraversamento della linea ferroviaria, che segue il tracciato della valle del torrente Forcaticcio e compie una cosiddetta curva a gomito per superare il dislivello. Per questo motivo, dopo poche centinaia di metri, incontriamo nuovamente i binari, che ora scendono leggermente più in basso lungo il fondovalle. Di fronte, il nostro sentiero entra nel bosco ombroso di querce e faggi e si dirige verso il fondovalle 02 con i due rami del torrente Santa Maria. Dopo l’attraversamento seguiamo il sentiero incassato che, con numerose piccole curve a gomito, introduce il primo tratto in salita. Il percorso ci conduce alla cappella di Santa Maria d’Arca 03; poco dopo, a un bivio, svoltiamo bruscamente a sinistra e seguiamo il sentiero in direzione nord. Presto superiamo la frazione di Arca, abbandonata e in stato di degrado. Successivamente il sentiero si addentra in un terreno privo di alberi e si dirige verso il passo panoramico Bocca Murella 04 (824 m), che costituisce anche il punto più alto di questo itinerario. Da qui si apre la vista sulle montagne più alte dell’isola, che si ergono a ovest e fanno da sfondo al paesaggio più dolce delle Prealpi. Sui versanti orientali della Pointe d’Occhio Vario si scende vivacemente attraverso la macchia mediterranea in direzione di Noceta. Dopo aver attraversato una striscia di bosco, proseguiamo attraverso l’antico paesaggio coltivato sempre in direzione nord. Dopo circa 45 minuti, a un bivio, prendiamo il sentiero di sinistra, che taglia una curva della strada. Al bivio successivo, svoltiamo a destra sulla strada carrozzabile che porta a Noceta 05 (520 m). In questo paese isolato vivono poco più di 60 corsi; l’unica attrazione è la fontana con lo stemma corso, realizzata con ciottoli rotondi.Attraversiamo il paese parallelamente alla strada principale. Incrociamo la D 43 e, dopo alcune centinaia di metri, ai margini occidentali del paese, incontriamo una casa con una cassetta postale. In corrispondenza di questa, un sentiero stretto e in parte ricoperto dalla vegetazione si dirama verso destra e scende nella valle del Cardiglione. Camminando parallelamente al fiume, ai piedi di una catena montuosa, proseguiamo in direzione nord attraverso un bosco di faggi verso il Pont de Noceta. Prima di arrivare lì, la strada sterrata sbocca presso un cancello di legno sulla D 43, che seguiamo verso destra e attraversiamo il Vecchiu passando per il Pont de Noceta 06. Il fiume, che scava profondamente nella roccia granitica, ha formato qui delle splendide pozze rocciose, molto frequentate anche dalla gente del posto per fare il bagno. Seguendo ancora per un breve tratto la D 43, raggiungiamo l’incrocio sul versante nord della valle fluviale, dove imbocchiamo la D 143 che prosegue verso sinistra. Poco dopo, il percorso segnalato in arancione si allontana dalla strada verso sinistra per attraversare, sopra il Vecchiu, prima un bosco e poi antichi terreni coltivati. Dopo una curva a destra, appare per la prima volta Venaco, la nostra meta, situata sui pendii ai piedi del Monte Cardo. Mancano ancora poco più di 2 chilometri, lungo i quali il sentiero, ora in parte ombreggiato, scende verso il torrente Piobico 07. Dopo averlo attraversato, segue l’ultima salita verso Venaco. All’altezza di un cartello di legno con la scritta «Pont de Noceta» raggiungiamo la D 43 ai margini inferiori del paese. Dopo pochi metri svoltiamo a destra in un vicolo in salita che, passando accanto a vecchie case in pietra, ci porta su nel paese. Non ci accorgiamo che la linea ferroviaria attraversa il paese passando sotto di esso attraverso un tunnel. La strada in cemento conduce a destra verso l’accesso alla stazione di Venaco 08 (650 m), che raggiungiamo svoltando nuovamente a destra dopo aver superato una curva a S.