Sentiero turistico
· Italia
Marostica, le colline di S.Benedetto
Dal parcheggio di via Rubbi arriviamo alla porta vicentina della cittadina (14000 dati 2014). Ci si para innanzi subito la meravigliosa piazza con la scacchiera, Piazza Castello, semicoperta però da una pista di pattinaggio attiva durante le feste. Porto i miei compagni di viaggio in un piccolo giro per le stradine ed i portici della cittadina, dove entriamo nel chiostro della chiesa di S.Antonio abate (Si hanno notizie di questa chiesa dal 1383 ed è quindi un edificio religioso risalente all’età del dominio scaligero (1311-1387). L’edificazione è avvenuta su un sito ove, forse, sorgeva un ospizio per pellegrini.Alle origini la chiesa presentava una struttura modesta e dal 1440 le fonti documentarie attestano l’esistenza di un piccolo convento di frati francescani, adiacente la chiesa stessa. I frati vi rimasero fino al 1656, quando il convento venne soppresso, perché troppo povero e privo di rendite. Nel Seicento la chiesa e il convento passarono sotto la direzione della Confraternita del Carmine.Nel 1730-1740 la chiesa venne ristrutturata ed ampliata, come attesta l’iscrizione sulla facciata, assumendo le dimensioni attuali. Successivamente e fino alla sua erezione in chiesa parrocchiale (1930) fu “chiesa succursale” dipendente dalla chiesa arcipretale di Santa Maria. Il campanile richiama nella sua struttura la forma di una torre, con cella campanaria dotata di bifore a sesto acuto e completata da una cuspide conica, di notevole interesse architettonico). Partiamo poi finalmente per raggiungere Via del Beato Lorenzino, dove troviamo anche la chiesa di S.Gottardo (Il complesso monastico di San Gottardo risale al 1470. La chiesa e il monastero vennero retti per secoli dalle monache agostiniane fino alla soppressione dell’ordine in età napoleonica e precisamente nel 1810. Le attuali testimonianze del complesso monastico collocate nel borgo in via Beato Lorenzino non sono visitabili e consistono in alcune vestigia: del monastero, si notano alcune tracce che consistono in una modesta porzione di edificio (ora abitazione privata) e l’adiacente chiesetta (ora studio professionale). Proseguendo per la suddetta via, che segue anche il Cammino del Beato Claudio, incrociamo ed imbocchiamo sulla destra l'umida ed erta salita che ci porta ai primi metri di dislivello della giornata, verso le colline di San Benedetto. Usciti dal sentiero si prosegue su ghiaia e asfalto tra le viti ed i coltivi fino al colle laterale che ospita la chiesa delle Sante Agata ed Apollonia, solitamente nominata solo con il primo nominativo. Edificata intorno all’XI-XII secolo, ha un impianto di tipo romanico ad unica navata, in tempi successivi arricchito dal campanile e da una casa-romito che accolse il custode della Chiesetta fino al 1960. La struttura architettonica è caratterizzata dalla facciata a capanna e dal massiccio campanile. All’interno la navata è divisa dal coro dall’arco trionfale, la copertura è a capriate. Tra le visite pastorali più importanti si ricordano quelle del cardinale San Gregorio Barbarigo (1666) e del vescovo Nicolò Antonio Giustiniani (1774), che appose la propria firma in calce ad una attestazione di autenticità delle reliquie delle due Sante conservate all’interno della Chiesetta.Dal 1969 è dedicata ai caduti di tutte le guerre, dedica che viene ricordata il 25 aprile di ogni anno con concorso grafico pittorico cui partecipano i ragazzi delle scuole medie. Torniamo sui nostri passi per qualche decina di metri, sbagliando strada però a causa di una barriera in metallo. Costretti a tornare indietro per qualche decina di metri, bypassiamo l'ostacolo attraversando un prato ed imboccando il sentiero che il navigatore indicava in precedenza. Scendiamo di qualche metro in una piana che ci introduce alla Contrada Gaggion bassa di San Michele, già comune di Bassano del Grappa, dove ci prendiamo una soddisfazione gastronomica al ristorante Al Veliero, mangiando tutti pesce, specialità della casa. Dopo la gastronomia dobbiamo però riprendere a salire fino a Pianezzola per ridiscendere fino a San Floriano, anch'esso piccolo borgo con una bella chiesa di cui però non ho trovato menzione nel web. Accattivante però il nome del sentiero "Fare pace con l'ambiente, che accomuna due temi in questo periodo molto dibattuti. Costeggiando la strada, evitando l'asfalto ove possibile, torniamo in breve a Marostica dove ci aspetta la salita al Castello Superiore, ultimo arduo baluardo da far superare ai nostri piedi stanchi. Innalzato sulla sommità del colle Pausolino, il Castello Superiore dialoga con il Castello Inferiore e domina la città murata. Edificato su una precedente torre, di cui si ha notizia in documenti duecenteschi, risale con ogni probabilità alla Signoria di Cangrande II (1352-1359), grande costruttore di opere difensive scaligere. Questo manufatto alle origini aveva una struttura poderosa, ora in gran parte diroccata, con quattro torri angolari ed un alto mastio, del quale ci rimangono alcuni lacerti murari, così come per buona parte del recinto sul lato sud. Lo stemma lapideo con la raffigurazione della “scala”, incastonato sulla facciata del rivellino della porta d’ingresso al castello vero e proprio prospiciente la pianura, testimonia nei secoli la paternità scaligera della fortezza.Grazie al restauro intervenuto negli anni 1934-36 il Castello ha recuperato la bertesca, sovrastante il rivellino d’ingresso, sulla facciata che guarda la Piazza. Ora ospita un Bed & Breakfast, Su al castello, appunto. Ormai paghi di bellezza ed essendosi fatta una certa scendiamo per le ripide e scivolose scale selciate verso la città. Si scende nel cuore verde, tra cespugli e alberi, del colle Pausolino arrivando nelle immediate adiacenze della chiesa dei Carmini in pieno centro storico. Il lavoro di recupero, sistemazione (pietra dopo pietra) di questo sentiero si deve alla Compagnia delle Mura di Marostica e comportò un’attività intensa e assidua di diversi anni (anni Ottanta del secolo scorso) e venne inaugurato il 28 maggio 1989. La maestosa Chiesa dei Carmini venne edificata per volere della comunità tra l’agosto 1618 e l’agosto 1619, in seguito, sembra, alle esortazioni di padre Giuseppe Da Faenza, venuto a predicare a Marostica nel 1617. La costruzione fu resa possibile grazie alle offerte dei fedeli e alle donazioni di alcuni zelanti e operosi cittadini di Marostica. È ubicata nella zona che i Marosticani chiamano Le strade alte, espressione con la quale si intende evidenziare una posizione elevata rispetto alla Piazza che costituisce il cuore della città. Presenta una facciata in stile barocco. È ad aula unica a forma quadrata e gli affreschi del soffitto si devono a Giuseppe Graziani (1699 - dopo 1760). Notevole interesse artistico rivestono i due paliotti in legno intagliato e scagliola (seconda metà del XVII secolo) dei due altari di destra e sinistra.Il campanile ha pianta quadrata e termina con una cella campanaria con quattro monofore ai lati e cuspide ottagonale. La scalinata invece è la “nostra rustica Trinità dei monti…, come dicono i marostegani con le parole di Mario Consolaro. È stata realizzata nel XVII secolo per ottenere, in relazione alla Chiesa dei Carmini, un efficace effetto scenografico per chi entra da Porta Vicenza. entriamo anche alla chiesa citata sopra di S.Antonio e raggiungiamo nuovamente la piazza, ora molto più affollata che al mattino. Torniamo quindi in breve alla macchina. Dati Tecnici-Lunghezza 22,5 km/ Dislivello 451 m./ Tempo impiegato, soste comprese 7,00 h./ Valutazione E/MF, percorso lungo e nervoso con tre tratti ardui di salita e discesa che nel nostro caso era bagnata e fangosa.