Sentiero turistico
· Provincia di Nuoro
Attraverso la Catena del Marghine fino a Punta Palai • 1200 m - Interessante itinerario ad anello ai margini delle scarpate che digradano verso la pianura del Tirso
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Difficoltà
media
Il Parco Regionale del Marghine e della Planargia si estende dal margine settentrionale della pianura del Tirso fino alle catene collinari che si ergono ripide. In estate è una meta molto apprezzata da chi, afflitto dal caldo, proviene dalle città costiere da Sassari a Oristano. Inoltre è scarsamente popolato: in questo ambiente ricco di boschi si trovano solo poche case sparse. La zona offre però numerose attrazioni interessanti. Ad esempio, l’antico sito nuragico di Ortachis si trova proprio lungo il percorso, così come la cascata di Mularza Noa. Ma ciò che colpisce di più sono senza dubbio le affascinanti vedute in profondità che possiamo ammirare nella prima metà dell’escursione dal Belvedere e da Punta Palai.Come arrivare da ovest: lasciamo la SS 131 al km 155,4 e seguiamo le indicazioni per Bolotana sulla SP 17, una strada ben asfaltata, per circa 13 km. Dopo un leggero tratto in discesa, al km 41 raggiungiamo l’ingresso sul lato sinistro del Parco Pabude e parcheggiamo di fronte, cioè a destra, nel piccolo parcheggio. Da est: da Bolotana prendiamo la SP 17, che ci porta su per la montagna con diversi tornanti. A poco meno di 9 km dal paese, a un incrocio, proseguiamo dritti. Circa 3 km dopo, sulla destra si trova l’ingresso del Parco Pabude e parcheggiamo di fronte. ▶ Dal parcheggio del Parco Pabude 01 ci immettiamo sulla strada e percorriamo 30 m verso sinistra (verso sud-ovest). Qui vediamo sulla sinistra un cancello attraverso il quale accediamo a una strada forestale che, superando alcune aree picnic, ci conduce in leggera salita verso destra attraverso il fitto bosco di querce. Rimaniamo su questa strada carrozzabile e ignoriamo tutte le piccole deviazioni. Dopo circa 15 minuti dalla partenza raggiungiamo un abbeveratoio. Qui teniamo leggermente la sinistra per un breve tratto, per poi salire dopo pochi metri su uno stretto sentiero verso destra. Arrivati un po’ più in alto, incontriamo un sentiero ben tracciato, che seguiamo verso destra. Qui il bosco è notevolmente più rado e luminoso. Il nostro sentiero si appiattisce rapidamente e presto attraversa alcune lastre di pietra. Rimanendo sempre sul sentiero principale, raggiungiamo ben presto una strada forestale, sulla quale svoltiamo a sinistra non lontano da un’altra abbeveratoio per il bestiame. Il percorso prosegue sinuoso attraverso il bosco, dal terreno soffice e ricoperto di felci e more. Pochi minuti dopo, la strada forestale termina su una strada asfaltata, che seguiamo ora verso destra. Ci troviamo ora leggermente a ovest della Punta Oruvera (1128 m), che però rimane invisibile a causa della fitta vegetazione. Dopo 300 m lasciamo la strada svoltando a sinistra attraverso due pilastri verdi su una strada carraia ricoperta d’erba. Ci attende ora un tratto piuttosto lungo e piacevolmente pianeggiante lungo il sentiero forestale, comodamente ampio. Descriviamo una lunga curva a sinistra attorno alla collina e ci avviciniamo sempre più alle ripide scarpate che scendono a valle. Di tanto in tanto si intravede già una prima vista in profondità attraverso gli alberi. Dopo un quarto d’ora su questa strada carraia arriviamo a un cancello verde. Ora ci attende la parte più impegnativa dell’escursione, ma non preoccupatevi: la fatica dura solo pochi minuti. Saliremo prima (!) del cancello verde, costeggiando la recinzione su un sentiero da camosci. Il sentiero si allontana presto dalla recinzione e, subito dopo, dovremo tenerci il più possibile a sinistra. Un sentiero estremamente ripido e stretto ci conduce verso l’alto su un terreno piuttosto terroso, tra le rocce solcate da piccole cavità. Per qualche passo dovremo aiutarci con le mani. Dopo 10 minuti dal cancello verde ce l’abbiamo fatta! Attraverso un passaggio raggiungiamo una collinetta, da cui, dopo pochi metri verso sinistra, arriviamo al Belvedere 02. Una ringhiera bassa ci protegge dalla caduta. La fantastica vista panoramica ripaga davvero delle nostre fatiche: Bolotana e la pianura del Tirso si estendono in profondità sotto di noi, mentre le alte montagne del Gennargentu a sud sembrano così vicine da poterle toccare. Dal Belvedere proseguiamo in direzione ovest. Un sentiero escursionistico, fiancheggiato in gran parte da parapetti abbattuti, ci conduce in leggera discesa verso una sella, che raggiungiamo rapidamente seguendo per un breve tratto la strada sterrata e poi la strada asfaltata che sale a sinistra. Proprio in corrispondenza della sella svoltiamo a destra in salita su una strada sterrata che, dopo un breve tratto in salita, ci conduce in pochi minuti alla vetta della Punta Palai 03.La vetta stessa è dominata da un edificio chiuso a chiave, costruito qui a scopo antincendio. Qualche metro prima, però, possiamo salire lungo il muro di pietra e goderci anche qui la vista mozzafiato. Proprio accanto alla casetta in vetta si trovano diverse panchine da picnic, sulle quali possiamo fare una sosta. Il tratto successivo si snoda senza sentieri attraverso un terreno in parte ricoperto dalla vegetazione. Chi non ha un buon senso dell’orientamento farebbe meglio a tornare all’ultima altura e da lì seguire la strada asfaltata verso sinistra in discesa. Dopo circa 10 minuti, questa si dirama nuovamente a sinistra e prosegue sempre dritto fino al punto di riferimento SP 17 04. Noi, invece, dopo le panchine da picnic saliamo verso ovest scavalcando la recinzione su un prato, dove cerchiamo di mantenere la direzione più diritta possibile lungo uno dei sentieri selvaggi. In questo modo ci ritroviamo presto a camminare leggermente a destra di una cresta rocciosa. Nel tratto successivo seguiamo il sentiero migliore nella direzione di marcia. Singoli nastri blu sugli alberi fungono da punti di riferimento, ma sono difficilmente individuabili. Qui il supporto del GPS è molto utile. Ci facciamo strada fino a una capanna di pastori. Davanti ad essa scendiamo verso sinistra, sempre sul sentiero migliore possibile, e a tutti i bivi successivi teniamo sempre leggermente la destra, finché non raggiungiamo una strada sterrata, sulla quale proseguiamo verso destra. Laddove la strada inizia a scendere lungo il crinale della montagna e vira nettamente a destra, la lasciamo per andare a sinistra, ovvero proseguendo dritto. Superando una roccia sulla destra, inizia la discesa senza sentiero. Lungo il percorso, alla nostra sinistra, ci accompagna un muro di pietra. Il sentiero è in parte prativo, in parte boschivo e conduce di tanto in tanto su lastre di pietra. Sempre vicino al muro, possiamo ora orientarci anche grazie a nastri di plastica arancioni appesi agli alberi. Laddove, più in basso, il muro finalmente devia a sinistra, proseguiamo dritti e poco dopo raggiungiamo un cancello, attraverso il quale accediamo a una strada carraia. La seguiamo brevemente verso destra, per poi incamminarci sulla strada asfaltata verso sinistra attraverso prati aperti fino alla SP 17 04.Qui giriamo brevemente a destra, ma prima della curva, attraversando la recinzione del pascolo, deviamo a sinistra su una strada forestale. (Se invece proseguissimo dritto, dopo la curva arriveremmo al sito archeologico di Ortachis, dove si possono vedere scarsi resti nuragici e alcune capanne di pastori.) La strada forestale ci conduce subito in un prato, sul lato destro del quale spicca un grande albero con un segno bianco. Subito dietro al bellissimo albero, un sentiero escursionistico scende a destra nel bosco. Percorrendolo, entriamo inizialmente nel bosco attraverso un tratto di sentiero incassato. Poi il sentiero gira leggermente a sinistra e scende sempre più, finché non raggiungiamo un prato dove crescono tantissime felci alte fino alla vita. Proseguiamo ancora per un breve tratto dritto, poi teniamo la sinistra ai margini del bosco e dopo 50 m attraversiamo il torrente su un ponte di legno diroccato. Sulla sponda opposta proseguiamo lungo la strada sabbiosa verso sinistra. Questa ci conduce lungo il lato destro del torrente, descrivendo belle curve sulla pianura. Ignoriamo tutte le deviazioni finché non raggiungiamo un cartello escursionistico e una pietra ben visibile. Da qui, in pochi passi a sinistra e superando la recinzione del pascolo tramite una scala, possiamo raggiungere la cascata Mularza Noa 05. Il Rio Biralotta precipita qui in modo spettacolare verso il basso in diverse cascate. Attraverso un passaggio è possibile scendere su un gradino intermedio. Tornati sulla strada carrozzabile, proseguiamo verso sinistra e dopo circa 10 minuti raggiungiamo il Parco Pabude 01 e il nostro parcheggio.