Ti diamo il benvenuto in Valsugana!
Un verde angolo di Trentino a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, stretto tra i versanti delle catene montuose del Lagorai e Cima XII-Ortigara, una terra di passaggio che nasconde angoli ancora autentici e una natura lussureggiante e selvaggia.
La Valsugana è diventata nel 2019 la prima destinazione italiana ad essere certificata sostenibile secondo i criteri del GSTC (Global Sustainable Tourism Council).
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Natursteinbrücke in der Valsugana
La catena del Lagorai
Ad abbracciare la Valsugana lungo il suo intero versante settentrionale c’è la Catena del Lagorai: un massiccio montuoso lungo più di 70 chilometri (tra i più estesi del Trentino) che parte dal Monte Panarotta e termina a Passo Rolle, presso l’area dolomitica delle Pale di San Martino. Questa catena montuosa non presenta cime particolarmente alte – eccezion fatta per la zona di Cima d’Asta, un massiccio granitico dalla singolare storia geologica, la cui vetta si trova a 2.847 m) –, ma si distingue, ed è particolarmente apprezzata dagli escursionisti, per la sua natura estremamente selvaggia. L’intera catena è infatti ancora molto poco antropizzata e, anche nei mesi di alta stagione, è facile trovare percorsi lungo i quali camminare per ore senza incontrare nessuno.
È proprio la mancanza di presenza umana – i rifugi gestiti in quota sono pochi e la maggior parte apre solamente nei mesi estivi – che rende il Lagorai una meta amata da chi vuole concedersi una piccola avventura lontano dal trambusto del fondovalle o delle zone più turistiche.
L’esperienza migliore - anche se riservata solo ai più esperti e allenati - per vivere appieno la montagna è certamente quella di un’escursione di più giorni. La scelta può quindi ricadere sulla Lagorai Panorama, anello di tre giorni per un totale di 40 chilometri e oltre 2000 m di dislivello, l’Alta Via del Granito, poco meno di 30 chilometri per 2.300 m di dislivello, o addirittura la lunga e impegnativa Translagorai. Quest’ultima prevede quattro o cinque giorni di cammino (a seconda del punto di partenza scelto) da un estremo all’altro della catena, con pernottamento in rifugio o in bivacco. Una vera impresa!
Storia e montagna: la Prima guerra mondiale in alta quota
Camminando tra cime e pascoli è facile incappare in testimonianze di una storia passata non troppo lontana: l’intero Lagorai – ma anche la catena Cima XII-Ortigara, sul lato meridionale della Valsugana – sono stati teatro di sanguinose battaglie durante la Prima guerra mondiale, in quanto rappresentavano proprio la linea di confine tra l’Impero Austro-Ungarico e il Regno d’Italia. Quindi ci si ritrova facilmente a passeggiare lungo vecchie trincee e tra i rifugi scavati dai soldati nella roccia per proteggersi durante i rigidi inverni. Non è raro trovare addirittura bossoli, caschi e addirittura pezzi di armi da fuoco della guerra del 1915-1918.
Negli ultimi anni, alcuni luoghi particolarmente significativi sono stati valorizzati, come le fortificazioni militari Forte Colle delle Benne, Forte di Tenna e Forte Busa Granda. A Cima Socede, in Val Campelle, è stato recuperato un percorso - chiamato, non a caso, Sentiero della Memoria - che passa proprio per alcuni vecchi trinceramenti riqualificati, lungo i quali sono state ricostruite baracche e scene di vita al fronte. Molti reperti risalenti alla Grande Guerra sono ora conservati presso nella Mostra Permanente dedicata a Borgo Valsugana.
Tanta montagna... e tanti laghi in Valsugana!
Foto: Federico Modica, CC BY-SA, APT Valsugana Lagorai
Particolarmente suggestivo è il Giro del Lago di Levico, un percorso pedonale di 10 chilometri che inizia con la Strada dei Pescatori e costeggia per intero lo smeraldino Lago di Levico. Mentre si cammina è possibile scoprire di più sulla variegata fauna lacustre, ma anche semplicemente godere dei giochi di luce sulla superficie dell’acqua.
La miglior vista panoramica su entrambi i laghi si ha invece dal Pizzo di Levico (o Cima Vezzena), montagna che domina la Valsugana occidentale e che offre quindi uno splendido colpo d’occhio anche sui due grandi laghi. A riprova del forte collegamento tra natura e storia, sul Pizzo di Levico è presente un vecchio forte austro-ungarico, utilizzato specialmente come punto di osservazione sulla vallata sottostante e sulla zona dell’Altopiano di Asiago. Oggi la fortificazione è stata ristrutturata ed è stata installata una spettacolare terrazza panoramica.
Tutto il Lagorai è in realtà punteggiato di laghetti di montagna, alcuni effimeri e presenti solamente alcuni mesi l’anno, altri invece permanenti e meta di piacevoli passeggiate. Tra questi sono particolarmente degni di nota il Laghetto delle Prese, il Lago di Erdemolo, con la sua peculiare forma a cuore, il Lago Grande e il Laghetto di Cima d’Asta.
Naturalmente... sostenibile
La Valsugana è zona da sempre attenta ai temi della sostenibilità e della responsabilità nei confronti del proprio territorio, tanto da voler formalizzare definitivamente questo impegno nel 2019, diventando la prima destinazione italiana certificata per il turismo sostenibile secondo i criteri del GSTC (Global Sustainable Tourism Council).
Il percorso che ha portato a ricevere questa certificazione ha implicato un’approfondita analisi del territorio e dei suoi bisogni, nonché delle misure pratiche già messe in atto dalle comunità locali per ridurre il più possibile l’impatto negativo dell’attività umana sul territorio. I criteri GSTC sono strettamente legati ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU 2030.
Foto: Stefano Slompo, CC BY-SA, APT Valsugana Lagorai
Così come il resto del Trentino, anche la Valsugana si affida per la produzione della propria energia elettrica principalmente a centrali idroelettriche, sfruttando così la forza dell’acqua per creare energia rinnovabile.
Dall’acqua dei fiumi all’acqua dei laghi, i laghi di Levico e Caldonazzo possono entrambi vantare ormai da anni la “Bandiera Blu d’Europa”, un riconoscimento che certifica la qualità dell’acqua ma anche la buona gestione dei rifiuti e delle risorse che gravitano attorno a località balneari e lacustri. In termini di mobilità sostenibile, il treno della Valsugana gioca sicuramente un ruolo importante nel ridurre il traffico su gomma e favorire quindi gli spostamenti senz’auto di studenti, lavoratori e turisti.
Sfrecciando su due ruote
E se camminare tra i verdi boschi della Valsugana non è abbastanza, perché non inforcare la bicicletta? La prima scelta per gli appassionati delle due ruote, ma anche per famiglie che vogliono passare un pomeriggio facendo un po’ di movimento, è certamente la Ciclabile della Valsugana: 80 chilometri pressoché totalmente pianeggiati lungo il corso del fiume Brenta, dalla sua sorgente presso i laghi di Levico e Caldonazzo fino al centro della bella cittadina medievale di Bassano del Grappa.
La pista ciclopedonale della Valsugana, insieme a quella della Valle dell’Adige, è l’unica vera “ciclabile” del Trentino. Infatti si ...
Certo, bella la ciclabile ma… un po’di adrenalina? Nessun problema: dall’Altopiano del Tesino, al circuito 3TBike alla zona di Passo Vezzena, l’offerta in termini di percorsi MTB è ampia e varia, con percorsi adatti a biker di tutti i livelli.
Infine, una piccola chicca per gli appassionati del Giro d’Italia: spesso negli anni la Carovana Rosa a pedalato in questa valle e quindi perché non cimentarsi sui percorsi dei campioni ed emulare le loro gesta su alcune delle salite da mito del Giro? Le salite al Passo Manghen,al Menador e al Vetriolo (Monte Panarotta) sono solo le più emozionanti.
Arte Sella: arte e natura
Il connubio perfetto tra arte e natura, un mix inaspettato che coglie di sorpresa e affascina anche chi non è normalmente frequentatore di musei ed esposizioni. Visitare Arte Sella vuol dire proprio questo, lasciare da parte il classico concetto di “museo” e immergersi in un mondo fatto di materiali naturali e di suoni della natura, utilizzando tutti i sensi.
Questo area nascosta nei boschi della Val di Sella ha iniziato ad accogliere fin dagli anni ’80 opere di artisti italiani e internazionali create con materiali naturali come legno, pietre, piante, opere pensate per durare il tempo della natura e quindi deteriorarsi con il passare degli anni e infine tornare alla terra. Grandi nomi come Ettore Sottsass, Michelangelo Pistoletto, Ian Ritchie, Kengo Kuma, Will Beckers, Edoardo Tresoldi e Giuliano Mauri, per nominarne alcuni. La Cattedrale Vegetale creata proprio da quest’ultimo è diventata uno dei simboli di Arte Sella, ma anche una suggestiva location per concerti e spettacoli teatrali.
''Guat kemmen in Bersntol!''
Foto: Sara Orsingher, Outdooractive Editors
Che la Valle dei Mocheni sia una vallata speciale lo si capisce appena la si imbocca e ci si trova davanti a un cartello che recita “Guat kemmen in Bersntol – Benvenuti in Val dei Mocheni”.
Questa piccola laterale della Valsugana è infatti una terra dove si respira un’aria diversa, un’aria forse più antica e, per un attimo, ci si trova fuori dal tempo.
In questa zona, infatti, le tradizioni sono ancora molto forti e la cultura locale viene vissuta in prima persona tutti i giorni dagli abitanti, anche grazie al mantenimento della lingua locale, il mochéno.
La Valle dei Mocheni è infatti un’isola linguistica dove si continua a parlare – seppur in forma minore rispetto al passato – un antico dialetto tedesco, portato dai lavoratori tedeschi chiamati qui a lavorare la terra attorno al 1200.



